IL PESCATORE
ra un uomo
come tanti che navigava sulle onde del mare. Quel giorno l'oceano era piatto, e lui
sonnecchiava in quella distesa di cielo e di acqua così rara e calma. Non sapeva bene che
ore fossero. Non sapeva neanche bene da quanto sonnecchiasse disteso sul fondo della
barca, a fissare quel gran cielo blu. La sua meta sarebbe stata di pescare, ma quel giorno
i pesci sembravano emigrati altrove. Così sonnecchiava immobile nell'ombra della barca,
ad ondeggiare sotto il sole, sotto il grande cielo conosciuto, più o meno vicino alla
riva, che però non era visibile da lì, oltre l'orizzonte blu.
Gli abissi disumani che si estendevano sotto di lui tra banchi di alghe non lo
interessavano, essendo riempiti di milioni di ettolitri d'acqua, con correnti e onde e
pesci. Le loro misteriose profondità erano estranee alla sua vita e al suo lavoro, ai
suoi pensieri e ai suoi progetti, alle sue speranze e ai suoi timori; ma quel giorno ci
pensava. Pensava a quelle tenebre profondissime in cui ogni tanto girava qualche
sommergibile d'avanguardia. I fari allora illuminavano il fondo e immortalavano mostri
impensabili. Si passò una mano sul volto liscio, sul mento sbarbato, e la fece ricadere
pigramente sul vestito di lana, mentre con l'altra si teneva il cappello bianco e duro.
Era un uomo, un semplice pescatore, e gli sembrava che la sua semplicità si specchiasse
in quel cielo piano e sereno, sgombro di nuvole. Pescava i pesci che raccoglieva dal
grande Mare in cui abitavano. La maggior parte usciva dall'acqua ancora cosciente; si
dimenavano incauti ma presto smettevano e tornavano tranquilli, rilassati... morti.
Chissà cosa facevano i pesci degli abissi, che sondavano il terreno, ciechi, sordi, che
percepivano le correnti, e svelti nuotavano in quella notte eterna.
Tranquilli in quegli assurdi ambienti, scivolavano silenziosi tra le pietre e afferravano
la preda.
Sentì come un'onda più forte che gli fece traballare la barca, e si alzò a sedere, ma
ora c'erano di nuovo le leggere, incostanti ondine del mare calmo. Si sporse dal bordo e
vide che sotto la barca c'era una macchia nera, come un grosso animale. Allora lo prese
una forte paura e apprensione. Forse un predatore fatale lo guatava sotto il pelo
dell'acqua. La misteriosa cosa nera era sempre lì, come in attesa, sotto il mare chiaro e
piatto. Con la mano trovò i remi, i remi per sfuggire da quella cosa, oscura come la
morte, li mise in acqua e diede la prima spinta.
Fu assalito, attonito, da enormi tentacoli viscidi. Avvolsero mollemente la barca,
risucchiarono tutto sotto il mare con qualche spruzzo di morbida schiuma esangue, e tornò
a galla un remo ancora intatto.
La cosa là sotto gorgogliò e si ritirò, e alla riva solitaria e bianca sotto il sole
solo il remo tornò. Il pezzo di legno si adagiò sul bagnasciuga, e le onde a mano a mano
lo allontanavano dal silenzioso indifferente mare. La morte aleggiava nell'aria. L'uomo
era perduto, come un pesce intrappolato nella rete da pesca.
Il vento cominciò a insabbiare il remo appena adagiato sulla spiaggia.
Yuri Bizzoni
Mi chiamo Yuri Bizzoni, sono uno studente di liceo classico e mi piace
scrivere e sperimentare generi diversi.
|