Lettera dopo lettera

In una casa isolata su tre piani un uomo non smetteva di gridare.
«Magda! Magdaaa!»
Continuò a chiamarla per alcuni minuti fin quasi a sgolarsi. Magda però, era morta da un paio di mesi.
Era furente ma nello stesso tempo non capiva bene il perché. Guardò le medicine sul comodino. Prese le scatole, i blister e lanciò tutto contro il muro.
Gli avevano intimato di assumere quelle pillole ogni giorno seguendo la posologia corretta, non doveva interrompere la terapia.
Si alzò dal letto, indossò la vestaglia e uscì dalla camera. Scese lentamente le scale. Gli dolevano le ossa. Era vecchio, molto vecchio.
Magda fu la sua governante per molti anni. Si era pentito di avere dissanguato anche lei, aveva bisogno di essere accudito da qualcuno.
Forse sarebbe stato meglio chiedere a Omar un'altra badante... oppure no?
Entrò in cucina, era affamato.
Ora di colazione sì, ma cosa doveva mangiare la mattina?
«Magdaaa...» ah già! Era morta.
Si voltò verso la credenza poi verso il lavabo, lo fece ancora un paio di volte senza un apparente motivo. Andò in panico e cominciò a girarsi e rigirarsi vorticosamente nella stanza come fosse una trottola impazzita. Si fermò all'improvviso stanco e ansimante. Cercò di reggersi su una sedia. Non stava affatto bene. Si sentì smarrito, cosa era successo?
Mentre tentava di riprendersi notò sul tavolo una busta chiusa. Chi ce l'aveva portata? La prese in mano. Nessun mittente e nessun destinatario.
Aprì la busta. La lettera era accompagnata da un orecchio mozzato:
"Caro maledetto,
so chi sei.
So quello che fate.
Sei a capo di una congrega di esseri immondi.
Qui con me ho una persona che ti è molto cara. Ho deciso di rimandartela un pezzo alla volta se non farai quello che chiederò:
MOSTRATEVI AL MONDO!

La tua setta deve sparire. Non possiamo più tollerare la vostra presenza."
Nient'altro. L'orecchio probabilmente apparteneva a un uomo.
Mentre leggeva, il suo viso si contorse in preda alla collera. Dischiuse la bocca mostrando i canini appuntiti e strappò la lettera in mille pezzettini.
Chi aveva osato? Chi si era permesso di minacciare lui, Ernesto Ludovisi, Re dei Re, Gran Maestro di centinaia di uomini e di donne della notte? Quale topo di fogna era venuto a conoscenza della sua "famiglia"?
E poi? Qualcuno a lui molto caro? Ma a chi diavolo si stava riferendo? Max? Omar? Il proprio figlio Alessandro? Non aveva a cuore nulla... la risposta fu: Nessuno. Non gli importava a chi potesse appartenere quell'orecchio, era di gran lunga più importante scoprire la vera identità di quel bastardo, avrebbe pagato amaramente la sua insolenza.
La segreta associazione dei "Figli", dedicata al culto del vampirismo, venne fondata quaranta anni prima. Ludovisi ne fu il leader incontrastato per molto tempo. Ogni membro era affascinato dalla sua figura e seguiva ciecamente qualunque cosa dicesse o ordinasse. Tutte le vittime erano rapite e dissanguate. Durante le sacre cerimonie il sangue ricavato veniva versato nei calici benedetti dal Gran Maestro e diviso tra gli adepti. I Figli erano convinti che il rosso fluido fosse un nettare divino capace di avvicinarli all'immortalità. Credevano di essere degli eletti. Non erano ammessi traditori o dubbiosi. Quei pochi venivano a loro volta uccisi e "bevuti". Negli anni a venire le persone scomparse in città aumentarono e le strade furono per tutti meno sicure.
Aprì il frigo in cerca di sangue. Trovò una scorta di almeno trenta flaconi, ne bevve un paio. Un rigurgito ferroso gli riempì la bocca. Pensava di essersi ripreso, di essere tornato in forze ma era solo una falsa sensazione.
Telefonò a Omar.
Omar ormai fungeva quasi da suo segretario personale.
«Omar?»
«Sì, mi dica Maestro»
«Magda non c'è più»
«Sì, lo so»
«Riesco a fare ben poco da solo, mandami qualcun altro»
«Sì, va bene. Se vuole le posso...»
«Non mi interessa. Mandami qualcuno e basta»
interruppe la comunicazione.
Aveva voglia di uscire, di carpire una nuova vittima e di ritualizzarla come lui sapeva ma era debole e non era in grado di farlo. Rimase qualche ora in soggiorno. Ombre nere gli passarono davanti agli occhi, lo insultarono e poi scomparirono. Fece finta di niente e dopo un po' tornò a letto.
Il giorno seguente fu svegliato dal telefono.
«Pronto?»
«Maestro sono Omar. Questo pomeriggio verrà da lei Diana, la sua nuova governante»
«Chi?»
«Diana. Vedrà, le piacerà...»
«Io non ho chiesto nessuno. Non vi azzardate a mandarmi qualcuno, a meno che non vogliate che mi diverta un po'»
«Ma... Maestro...»
«Che vuoi? E tu chi cazzo sei? Non far venire nessuno a casa mia. Sei avvertito»
Ludovisi agganciò la cornetta.
La luce del mattino filtrava dalle persiane, infastidito si mise una mano davanti agli occhi. Alzatosi, scese le scale e si avviò in cucina. Incredulo, rimase fermo sulla soglia della porta per almeno due minuti.
Un'altra busta sul tavolo!
"Allora? Cosa vuoi fare?
Svelatevi al mondo! I Figli devono morire!
Un altro pezzo per te!"
Stavolta all'interno della missiva trovò un occhio.
Battè un pugno sul muro. Doveva avvertire qualcuno? Doveva chiamare quello lì? Come si chiamava? Omero? Mario? Odiava i suoi vuoti di memoria.
Aveva bisogno di bere del sangue. Aprì il frigo e si scolò un flacone. Bene! Adesso tutto sembrava più chiaro: se la sarebbe sbrigata da solo. Avrebbe acciuffato quella serpe, l'avrebbe ammazzata e fatta a pezzi.
In qualche modo riusciva ad entrare in casa sua e a lasciare quelle dannate lettere. Perché non lo affrontava? Perché scappava via? Ma certo... quel codardo aveva paura! Sapeva di non poter far molto al cospetto del Gran Maestro Ludovisi.
Probabilmente, quella notte sarebbe tornato. Decise allora di attenderlo.
Nascosto dietro due mobili rimase sveglio e attento pronto ad assalire l'eventuale ospite indesiderato.
Era tutto buio ma il tavolo era abbastanza illuminato grazie alla finestra che riusciva a proiettare in cucina la luce della luna.
Per molte ore non distolse mai lo sguardo. Nonostante l'età le orecchie erano rimaste molto sensibili. Era pronto a reagire a qualsiasi rumore e movimento.
Giunse l'alba. Non venne nessuno e non successe niente.
Il Gran Maestro era sbigottito, non volle quasi crederci. Una terza busta era adagiata sul tavolo. Conteneva un anulare e un mignolo.
Chi portava quelle lettere in casa sua?
Come faceva ad entrare?
Come aveva fatto a non accorgersene? Eppure era rimasto sveglio tutto il tempo.
Forse non era un essere umano. Un vero vampiro? No, impossibile!
"Il tempo passa. Così non va affatto bene"
Voleva piangere, la frustrazione era troppo grande.
La stanchezza cominciava a farsi sentire, lasciò tutto e andò a riposarsi.
Si ridestò poco dopo in preda agli incubi. Aveva un'emicrania fortissima, si premette le tempie per cercare un po' di sollievo.
La lettera!
Era convinto che al piano di sotto ne avrebbe trovata un'altra.
Non fu deluso.
Una nuova busta, la quarta, era già pronta.
Scivolarono fuori un pene e due testicoli.
Il foglio era bianco, niente di scritto.
Da solo non ne veniva a capo e poi iniziò anche ad aver paura. Chiamò nuovamente Omar. Non lo fece nemmeno rispondere.
«Omar? Vieni qui, abbiamo un problema. Dobbiamo parlarne»
Omar guardò il cellulare indeciso se richiamare. Intervenne Diana che stava vicino a lui.
«Che succede? Brutte notizie?»
«Non lo so. Il vecchio vuole che vada lì da lui»
«Forse ha bisogno di una mano per qualcosa. Dicevi che ormai non riesce più a far niente»
«Non credo. Mi è sembrato strano»
«Andiamo. Vengo con te»
Omar e Diana giunsero alla casa del capo. Suonarono un paio di volte ma non ebbero risposta. Trascorse qualche minuto, Omar cercò di controllare la situazione attraverso le finestre poi decise di sfondare la porta.
Entrarono.
«Maestro! Maestro! Siamo io e Diana. Dove si trova? Maestro!»
Trovò il suo ex-leader in soggiorno seduto su una poltrona con una pozza di sangue raccolta ai piedi. Gli mancavano un orecchio, un occhio e due dita. Notarono anche un'estesa macchia rossa in mezzo alle gambe. Quell'ultima amputazione gli aveva causato la morte.
Omar conosceva i problemi di schizofrenia del vecchio e quando scoprì le lettere e le scatole di psicofarmaci ancora sigillate, ebbe tutto chiaro.

Domenico Maiolo