Respirare

Racconto per il concorso "300 Parole Per Un Incubo", 2013 - edizione 12

Luigi soffoca ogni notte. Testa sotto le coperte e naso conficcato nel collo del pigiama a inalare solo fibre di tessuto. Esplode in un boccone d’aria e tenta di addormentarsi prima di sentirlo ancora.
Ora le vacanze in montagna sembrano così remote, appaiono nei suoi sogni in quell’alone, impasto di luci lievi e voci distanti. Poi arriva l’incidente, l’errore fatale di suo padre e l’unico ricordo torna a essere quell’odore: il vecchio sedile impregnato di urina.
Luigi è un sopravvissuto ma quel fetore non lo abbandona mai, come l’avida compagna che da quel momento cammina con lui e attende.

I giorni, le settimane, i mesi. Il tempo si amalgama vaporoso con la nebbia autunnale che sempre porta quel sapore di terra, di rovi bruciati, di sottili gocce di freddo che si attaccano alle narici. Il trucco che il bambino ha imparato è quello di stringere bene la sciarpa permettendo al fiato di strisciare nel naso, a inumidire la lana. Il mentolo invece è troppo pungente, il rimedio migliore è spalmare un po’ di miele proprio sopra il labbro, ma quando si scioglie col calore del tè del pomeriggio, lei è ancora lì, nella stanza.
L’olfatto è il senso più vicino alla memoria, questo Luigi lo sa bene. L’inverno scorre, legato alla brama di un respiro profondo, un attimo fresco e perfetto che non potrà più avere perché a ogni passo lei gli è stretta e si trascina col suo vestito di stracci grondanti piscio e paura. Aspetta da quell’ultima estate di portarlo con sé, di interrompere quella fuga casuale, alitando al suo fianco come una madre maligna, un animale morboso.
Ma Luigi ha già deciso: questa sera farà il bagno, un lungo, lunghissimo bagno. Sorride e non sa che, accanto a lui, qualcuno ghigna nascosto.

Alessandra Parise