Basta piangere!

Una settimana di perfezione doveva essere sembrata troppo al Destino.
Nessuna notizia ai Tg, nessun articolo sui giornali, niente ronde, niente forze dell'ordine. L’accordo era stato raggiunto immediatamente e il riscatto sarebbe stato pagato quel giorno. Tutto andava per il meglio.
Fu facile preparare ed eseguire il colpo. Madre tanto distratta quanto ricca e nonno tanto imbecille e ancora più ricco.
Nessuna protesta riguardo il denaro da sborsare. Aveva richiesto una somma “onesta” e ragionevole, per così dire. Nulla di esorbitante.
Un'altra verità fu che decise di coinvolgere anche sua moglie e suo cognato. Ma qual era il problema? Tutti e due si potevano considerare individui facilmente manipolabili.
Allora perché dopo una tale combinazione di fortunate vicissitudini quel dannato moccioso aveva incominciato a piangere?
Mezzora senza sosta! Non c’era stato verso di farlo smettere. Eppure, da quando stava con loro, non si era mai azzardato. Non versò una lacrima nemmeno quando venne portato via dalle braccia della madre.
Anzi, sembrava che si divertisse molto con i suoi nuovi "amici".
«Adesso gli sparo in bocca a quel piccolo bastardo» disse il cognato ormai sull’orlo dell’esasperazione.
«Sta’ zitto, idiota» si affrettò a rispondergli.
Anche lui, comunque, stava cominciando a indispettirsi. Fece un cenno alla moglie ordinandole di calmare il pargolo. Lei lo tirò su e se lo portò al petto.
Dondolava, dondolava, dondolava e il bambino piangeva, piangeva, piangeva.
Non era stata la fame né la stanchezza, né fastidi o dolori a scatenare quella crisi di pianto. Dava l'impressione che avesse paura, sembrava terrorizzato.

Dentro alla baita si stava bene, fuori nevicava.
Al tavolo si cercava di pianificare gli ultimi dettagli per la riscossione dei soldi ma quel continuo frignare li distraeva alquanto.
Il cognato, tuttavia, sembrava seguire il piano molto scrupolosamente benché non fosse propriamente un’aquila e sebbene le urla del piccolo risuonassero per tutta la stanza. Quando in ballo vi sono molte banconote si assiste quasi sempre a qualcosa di miracoloso.
Ciononostante, questo impegno servì a poco.
Con un suono sordo la porta del caseggiato si spalancò d’improvviso. Entrò la neve sporcando di bianco il parquet, seguì un tizio sorridente. Nella mano destra stringeva una doppietta con il calcio segato e le canne accorciate.
Come un fulmine lo sconosciuto si avvicinò all’uomo che aveva di fronte e senza togliersi il sorriso dalla faccia esplose un colpo. Il cognato volò all’indietro per un metro e non fece in tempo a toccare terra che si beccò un’altra fucilata in pieno petto. Il killer, quindi, lanciò via l'arma ormai scarica, si toccò nei pressi della cintola ed estrasse una pistola. Poggiò la rivoltella sulla fronte della donna. Con la mano libera le strappò il bambino portandoselo alla spalla dopodiché sparò.

 

Aveva visto il cognato e la moglie massacrati davanti ai suoi occhi ma non mosse un dito. Solo una domanda in quei pochi secondi di concitazione gli balenava nel cervello: "Ma che cazzo stava succedendo?"
L’ultima cosa che riuscì a intercettare prima di morire furono un sorriso e quattro piccoli bagliori in rapida successione. Fine della storia.

 

Anche se aveva solo due anni, il piccolino, aveva cercato in tutti i modi di avvisare quei signori.
Quella mattina, alla finestra, aveva visto il volto familiare di una persona. Una persona che conosceva. Una persona cattiva... molto cattiva.
Era stato capace solamente di piangere per trasmettere la sua paura e far sì che loro si accorgessero di qualcosa che non andava.
Non sapeva comunicare in altro modo. Purtroppo nessuno riuscì a interpretare i suoi messaggi e adesso erano tutti morti.
In braccio a quel mostro credeva ora che il pianto non potesse più bastare. Voleva strillare a squarciagola, voleva dimenarsi, scendere e scappare via ma tutto ciò non avvenne. Si ammutolì di colpo dopo quasi un’ora di piagnistei.
Venne paralizzato dal terrore appena quelle parole minacciose gli perforarono le orecchie. L’uomo maleficamente sorridente infatti disse: «Papà è arrivato! Basta piangere!»

Domenico Maiolo