La santa di Raldon

Raldon: un piccolo paese sperduto fra le campagne e le paludi della pianura. Meno di mille abitanti, quasi tutti contadini. Nessuno si sarebbe mai interessato a questo paese e nessuno sarebbe andato a visitarlo se non fosse che...
Da alcuni mesi si va diffondendo la notizia che a Raldon abita una Santa. Una giovane ragazza che fa profezie e predice il futuro. Un vecchietto che è stato là, afferma di essere tornato guarito dai suoi malanni.
Ho deciso di andare anch’io dalla Santa, in estate; ma la curiosità mi spinge a partire in anticipo.
In una fredda mattina di sole, di febbraio, parto in bici verso Raldon. La strada attraversa campi di radicchi luccicanti di brina. Lungo i fossi e nelle paludi ristagna una nebbia bassa.
Quando entro in paese, in meno di un’ora, mi stupisco di vedere tante persone che arrivano qui da tutte le direzioni. Il paese, con le casette vecchie e decrepite dei contadini, appare insolitamente animato. A quest’ora del mattino, le vie sono affollate di persone, ed è una cosa insolita per una località priva di attrazioni.
Non ho neanche bisogno di chiedere informazioni. Per trovare la casa della Santa mi basta seguire la fila delle persone a piedi, in bici o sui carri che vanno verso una casetta di mattoni alla periferia nord del paese. Sul prato antistante c’è una piccola folla di poveracci, creduloni e affamati di miracoli. Dalle loro chiacchiere vengo a sapere che la Santa non mangia da mesi; ha visioni sovrannaturali; ha il dono di guarire e predire il futuro.
La porta della casetta si apre e appare un ometto magro e malvestito che fa entrare un gruppo di visitatori. Mi unisco anch’io ed entro in una cucina fuligginosa col focolare spento e pieno di cenere. Il padrone di casa ci guida su per una scaletta buia, incassata fra i muri. Di sopra percorriamo un corridoio col pavimento di legno pieno di buchi. Poi entriamo in una cameretta fredda e misera con una piccola finestra.
E allora, finalmente, vedo la Santa. È una ragazza ventenne magra e pallida sdraiata sul letto. Indossa una camicia da notte bianca, lunga fino ai piedi scalzi. Ha i capelli neri, lunghi e pochissimo seno. La Santa pare assorta e ha lo sguardo fisso nel vuoto.

I visitatori parlano sottovoce. Un uomo magro tocca il pomello arrugginito del letto. Una donna grassa si inginocchia e tocca la camicia della Santa.
Il padre della ragazza interviene. Con gesti rabbiosi manda indietro i visitatori gridando che non bisogna disturbare Annalisa.
Quando esco sul prato vedo che la folla è aumentata. Ci sono straccioni, malati, donne incinte; ragazze che hanno perso il fidanzato; contadini che hanno perduto il raccolto. C’è anche il venditore di lamette per barba, di pomate per i calli, di dolciumi...
Un uomo esce di casa e ci fa cenno di seguirlo. Dai discorsi della gente apprendo che è lo zio della Santa. Egli ci guida dietro alla casa, in un orto dove c’è una grossa buca. Qui preleva manciate di terra dalla buca e le mette in sacchetti di tela. Un vecchietto con un banchetto improvvisato, vende ai fedeli i sacchetti di terra miracolosa. Ne compro uno anch’io, poi verso mezzogiorno faccio ritorno a casa.

 

***

 

È arrivata l’estate e le chiacchiere riguardo la Santa sono cambiate, qui al mio paese. Ora ascolto, non più lodi, ma critiche e calunnie.
La fruttivendola dice che la Santa non vive a digiuno; il fabbro l’ha vista mentre mangiava pane e salame. Il barbiere del paese, che è sempre bene informato, racconta che la Santa aveva predetto data e ora di morte di una vecchia, ma si è sbagliata. Il vinaio spiega che i parenti della Santa hanno inventato questo imbroglio per sfruttare la credulità della gente e guadagnare denaro.
In settembre decido di tornare a Raldon per vedere cosa succede laggiù. Quando arrivo in tarda mattinata, vedo che è tutto cambiato qui. Le strade sono deserte, i turisti sono scomparsi. Raggiungo la casa di Annalisa, ma non c’è più nessuno sul prato. Vado a vedere l’orto sul retro. La buca c’è ancora, più grande e profonda, ma non c’è nessuno nemmeno qui.
Annalisa è stata una santa sfortunata. Ragazza illusa e in buonafede, è stata sfruttata dai parenti e solamente per caso è stata smascherata. Altri santi più fortunati non sono ancora stati smascherati, o non lo saranno mai.

Sergio Bissoli