Demoni

Racconto per il concorso "Premio Scheletri", 2012 - edizione 4

Il cielo di Venezia, un piombo fuso dalle sfumature nerastre, si fondeva con il grigiore dei canali e il lento putridume dell’acqua.
Derek, al centro del grande salone, intinse il pennello nella vernice rossa e tracciò con una mossa fluida l’ultimo tratto del Pentacolo. La sera scendeva rapida e le poche candele, poggiate sul pavimento umido, illuminavano a malapena l’ambiente. Lungo le pareti, rivestite di carta da parati logora e macchiata, erano accatastati vecchi mobili e divani coperti da drappi ammuffiti.
“Ho finito.” mormorò con un filo di voce, poggiando a terra il pennello.
Luca Manni, in ginocchio accanto al disegno, afferrò una tozza matita e scrisse sulla pietra due lettere, grovigli confusi di un alfabeto dimenticato. Emise un sospiro. “Anche io. Il rituale è compiuto.”
“Ora, dobbiamo solo attendere.”
Un lampo improvviso illuminò il cielo, seguito da un rombo lontano. Una pioggia fitta, sferzata dal vento, iniziò a colpire le grandi vetrate incorniciate di legno dorato. L’acqua scorreva in lunghi fili contorti. Di colpo, al centro della finestra, si formò una macchia opaca. Alcune gocce la evitarono con traiettorie innaturali, altre si infilarono dentro, vorticando. Disegnarono un volto. Gli occhi, acquosi, si spalancarono, come quelli di un bimbo appena nato, e la bocca si deformò in un pianto muto.
Derek lo studiò attentamente. “Un demone dell’acqua.” Scosse la testa, infastidito. “Debole e innocuo.”

Manni allungò un dito verso il volto intrappolato nel vetro. Il demone ringhiò in silenzio.
“Dobbiamo osare di più.” disse asciutto “Porta il gatto.”
L’altro arrivò con una gabbia. La aprì, afferrò un grosso micio nero e con un rapido gesto gli tagliò la gola. Un miagolio acuto, simile all’urlo di un bambino ferito, scosse l’aria putrida del vecchio salone, accompagnato da uno spruzzo di sangue. Si passò una mano sul viso, per pulirsi, poi gettò l’animale al centro del Pentacolo.
Rimasero un attimo in silenzio. Luca si chinò a terra. “Ora, le parole aggiuntive.” concluse soddisfatto, scarabocchiando le piastrelle corrose.
Trascorsero alcuni minuti, lunghi come ore. L’oscurità aveva inondando il palazzo, respinta dalle pozze di luce delle candele. Di colpo le fiammelle si mossero, inquiete, agitate da un vento inesistente. Una fiamma si accese al centro del Pentacolo e avvolse l’animale sgozzato, facendolo sussultare. Il gatto si rialzò, con un movimento sinuoso.
Manni sorrise. “Un demone animale. Feroce ma ubbidiente.”
Il felino si alzò sulle zampe posteriori, simile a un cavallo imbizzarrito. Iniziò a crescere con un crepitio di carne e ossa rotte, gonfiandosi, con i lunghi peli neri che si agitavano, sferzando l’aria. La massa informe aumentò sino a divenire grande come un essere umano.
In posizione eretta uscì dal Pentacolo. Aprì la bocca, rossa e con file di denti aguzzi, e biascicò con voce profonda e carica di rancore.
“Non si uccidono gli animali. Idioti.”
Manni svenne e Derek lo fissò, inorridito.
Qualcosa doveva essere andato storto.

Roberto Guarnieri