Terra secca

Racconto per il concorso "300 Parole Per Un Incubo", 2008 - edizione 7

«Chi è il bambino vestito da fraticello?», domandò Nunzio indicando con la pistola la fotografia sulla credenza.
«Sono io - rispose Giuseppe. - I miei genitori mi fecero indossare un piccolo saio francescano per tredici mesi, per mettermi sotto la protezione di sant’Antonio. Avevano perso il primo figlio che non aveva che due settimane di vita...».
«E perché proprio tredici mesi?», domandò ancora.
«La festa del santo è il 13 giugno».
Sorrise.
«Come si chiamava tuo fratello?».
«Giuseppe».
«Come te. Porti il suo nome».
«I morti vanno onorati - rispose - specie i bambini che non hanno ricevuto il battesimo, perché diventano dei Monachicchi...».
«Un Monachè...?».
«Un Monachicchio, uno spiritello domestico. Sono innocui, basta regalargli qualcosa da mangiare ogni tanto, ma gli piace fare scherzi. Il loro preferito è quello di far scomparire le cose per farle riapparire magicamente da tutt’altra parte...».
Nunzio quasi scoppiava a ridere, ma qui si era in pieno Medioevo.
«Va bene, cambiamo discorso - disse - dove sono i soldi?».

«Là - rispose Giuseppe indicando un punto della stanza. - Basta sollevare qualche mattonella...».
«Me ne occupo io, tu mettiti seduto!». Appoggiò la pistola per terra e iniziò a lavorare alacremente con entrambe le mani. C’era tutto.
«Sono curioso, perché non sei scappato via col denaro? Avresti potuto. Perché aspettare che venissi a cercarti?».
«Per andarmene dove?», gli domandò Giuseppe.
Era senza speranza - si disse Nunzio - per lui il mondo finiva davvero ai confini di questa terra secca, abitata da contadini gozzuti, che non avrebbe mai abbandonato. Peggio per lui. Fece per riprendere la pistola, ma l’arma era sparita. Sollevò lo sguardo dal pavimento e vide Giuseppe che prendeva la mira.
«È impossibile...!», ebbe il tempo di dire prima che Giuseppe gli sparasse. Posò poi l’arma sul tavolo e si frugò nel giubbotto.
«Ti ho portato delle caramelle...», disse porgendo un sacchetto.

Michele Bolettieri