Il mostro aldilà del vetro

Racconto per il concorso "Horror T-Shirt", 2008 - edizione 4

Da bambina lo chiamava il mostro aldilà del vetro. Ne vedeva il riflesso ogni volta che era davanti allo specchio: un vegliardo dai lunghi capelli bianchi, magro come la morte, con dita sottilissime ed unghie affilate. Le accarezzava i capelli in silenzio. Grazie ad uno psicologo ne aveva dimenticato l’esistenza.

Ora, mentre quell’uomo la violentava nel bagno della stazione, guardò nello specchio: era lì. Le sorrise, poi trafisse la gola del maniaco con le unghie. Sarah rimase stesa con gli occhi chiusi. Sentiva solo il peso del cadavere, il calore del suo sangue e dita che le accarezzavano i capelli.

Angelo Frascella