Postmortem 2: la rivelazione

I
Cristina è nuda davanti allo specchio, una luce tagliata e fredda le illumina il corpo pallido: i piedi grandi, le gambe lunghe e snelle, i fianchi arrotondati della sua femminilità, la vita stretta, i seni appena segnati, il volto ovale. Gli occhi grandi e liquidi non sono più umani. Il bulbo è un'unica sfera: la sclera, l'iride e la pupilla sembrano fusi in una massa scura, come se il corpo vitreo, nero e melmoso, avesse riempito tutta la cavità. Ha la bocca ed il mento sporchi di sangue rosso. E' bella Cristina, di una bellezza arcana e cerea.

 

Quattro cerchi d'oro: gli anelli ai pollici ed agli indici. Ha mani forti Cristina, dita lunghe ed agili. Accarezza il viso di Franco, gli infila le dita in bocca, lascia che lui le succhi piano.
"Sei bella come la notte." le sussurra lui abbracciandola "Bella come il suo vento. Quando lo sento sulla pelle persino io riesco a dimenticare cosa sono."
Cristina rabbrividisce, si lascia accarezzare.
Franco la solleva. Cristina si tiene alle spalle di lui ed afferra con le gambe il suo bacino, stringe con le cosce i fianchi. Franco la penetra, senza altri preliminari, regge il peso di lei con le braccia e la guida sul suo membro eretto.

 

II
La carrozzella elettrica si ferma con un sibilo. La donna che la occupa è elegante ed ha il volto di una bellezza antica.
"Mi chiamo Rowena." si è presentata chiedendole di incontrarla.
"Lascialo!" la ammonisce ora "Sei ancora in tempo."
"No!" risponde Cristina "E' gentile e mi vuole bene. E' la sola persona che si sia interessata a me nel mio abisso di solitudine."
"Ma non è umano!"
"Lo incontrerò ancora."
"Qualunque cosa incontrerai sarà un mostro. Una mente non più umana, ma ancora terribilmente legata alle cose ed alle passioni di questo mondo."
Cristina non ascolta più, ha lasciato il grande appartamento ed è scesa in strada, si perde tra la folla.
La donna resta sola, nessuno la vede guardare avanti a sé con un'espressione di profondo rammarico, poi abbassare la testa.
"Il seme della nuova razza è stato gettato." mormora piano.

 

La preda ha cessato di muoversi. Cristina affonda il viso nelle ferite, strappa la carne a morsi, mangia.
Sente il vento della notte sulla pelle. Ora il corpo dilaniato non la interessa più, sente la forza del sangue nero chiamarla ad altro. E' in piedi, alza le braccia, aperte, verso il cielo e grida nella notte.

 

III
"Non ricordo di averti dato il permesso di guardare "
"Chiedo perdono, padrona."
Ci sono due donne ed un uomo nella stanza. La donna che ha parlato ha la pelle scura e veste pesanti abiti di cuoio, stretti da cinghie. L'uomo è a petto nudo, indossa pantaloni di cuoio, aperti sull'inguine. La seconda donna è una giovane magra e pallida. E' nuda ad eccezione di un collare con un anello.
"Sei una piccola schiava impudente, sai di non poterci guardare senza il permesso." continua la dominatrice dalla pelle scura.
"Devi essere punita per la tua impudenza." interviene l'uomo, che le ha stretto le braccia e la costringe a sdraiarsi su di un cavalletto.
I loro corpi sono macchie di colore rosso che si muovono per la stanza.
La giovane si sdraia sul cavalletto ed apre le gambe, rivelando, da dietro, la fica sottile. Geme di dolore quando il primo colpo di frusta le segna la carne pallida.
"Conta!" le ordina la dominatrice dalla pelle scura.
"Uno,... due,... tre."
Cristina balza in mezzo a loro. L'uomo muore per primo: gli afferra la testa e la gira, spezza le vertebre. Con un calcio rovescia il cavalletto e spinge via la giovane schiava, poi si lancia sulla donna dalla pelle scura, le morde la gola. Sente il sangue zampillare in bocca, scendere in gola, affonda i denti nella carne. Con un balzo è sopra la giovane schiava, la sente piangere terrorizzata.
"Pietà, padrona, non uccidermi!" dice e le striscia ai piedi, bacia i suoi anfibi.
Cristina apre il cappotto di cuoio pesante: sotto è nuda. Lascia che la giovane risalga le gambe con la lingua, arrivi alla fica, la bagni di lacrime e saliva, poi le afferra la testa tra le mani e la solleva di peso.
Il corpo della giovane è una macchia di fuoco rosso che le brucia gli occhi e la pelle. Basterebbe una leggera pressione per sfondare il cranio ed ucciderla, invece le spinge il viso sul suo petto, porta la bocca ad aderire al suo seno, la sente ansimare semisoffocata. Poi succede: la giovane affonda i denti nella carne e le procura una piccola ferita. Una stilla di sangue nero passa dal suo corpo alla bocca dell'altra. Subito la sua aura cambia colore, diventa nera, come pervasa da un'ombra. Cristina chiude gli occhi ed ansima piano.
"Figlia mia, sangue del mio sangue." dice e le accarezza i capelli.

 

Il seme della nuova razza sta germogliando...

Magda L.