Gladiatori

Maledetto sia colui che uccise mio marito. Era alto e forte e tutti i duelli nell'arena vinse, tranne l'ultimo fasullo. Vedova e con tre figli impuberi devo sopravvivere.
(anonimo del III° secolo dopo Cristo).

 

L'affresco mostrava un gladiatore ai tempi dell'antica Roma, con maschera di ferro, elmo, corazza e il gladio stretto nella destra. Dietro l'armatura un'esistenza anonima.
La notte ebbi un incubo. L'anfiteatro pieno di gente urlante. Il convergere degli occhi su di me nell'arena. Sugli spalti non c'erano persone, ma un soggetto nuovo: la massa che levò un urlo atroce acclamante l'inizio delle ostilità. Ero io a lottare in un duello all'ultimo sangue.
L'imperatore si levò sul palco e fece cadere nell'arena il fazzoletto bianco. Ci fu un nuovo orrendo urlo animalesco e noi due gladiatori stringemmo i ferri pronti alla lotta estrema. Grazie alla possanza fisica avevo vinto sempre uccidendo i miei rivali. Però in quel duello, mi sentii fiacco. Forse il caldo, forse gli avversi dei. I primi colpi furono possenti, sia i miei che i suoi. Schivò il mio fendente. Il silenzio panico dell'anfiteatro riempito dai metallici fragori delle armi cozzate contro gli scudi. Lottava con un tridente in una mano e nell'altra una piccola ascia. Avevo solo la daga, l'unica arma di cui mi fidassi e di cui ero insuperabile.

Era un barbaro del nord e avrei dovuto aspettarmelo. In un attimo di distrazione, mentre il sudore mi colava sugli occhi, lanciò con un rapido guizzo l'ascia colpendomi alla fronte. Caddi in un tonfo. Non era ferita mortale perché il colpo era stato attutito dall'elmo, ma stavo a terra tramortito e con la faccia insanguinata. Con un balzo ferino mi si avventò contro e mi puntò al collo il tridente. Sotto la forca del vincitore udii di nuovo la massa. Un unico urlo acclamò la sua vittoria e la mia morte. L'urlo feroce fu assordante e sentii il tridente penetrarmi in petto. Gridai forte per la fitta lacerante e vomitai sangue. Il mio grido disperato assorbito dal clamore della folla. Negli estremi rantoli pensai a mia moglie ed ai tre figli lasciati soli ed inermi. Poi il silenzio ed il buio della morte.

 

AVE CAESAR MORITURI TE SALUTANT

 

Nel Limbo un'ombra mi disse: per sempre ci saranno spettatori sugli spalti e i gladiatori nella rena.

Giuseppe Costantino Budetta