Il Principio Epsilon

Il Pianeta appariva verde, rigoglioso, pieno di vita animale, ma senza nemmeno l’ombra di agglomerati urbani o segni di civiltà. La sua massa era poco più di quella della Terra, eppure il suo campo gravitazionale era così anomalo ed intenso da tenerli inchiodati a 35.000 miglia di distanza da ormai 15 giorni.
Ian Hawklins aveva compiuto i 700 anni da poco e anche se ad un occhio umano poteva sembrare un tecnico di mezza età in buona forma fisica, lui non era dello stesso parere.
I Phelnoriani vivono molto a lungo se lasciati sul loro pianeta natale, anche 2000 anni, ma Ian era stato prelevato dalla Federazione appena si era dimostrato in grado di utilizzare le capacità innate della sua razza. Da allora aveva navigato in lungo e in largo, fatto un sacco di amicizie, salvato la Terra e Phelnor una decina di volte.
Ora tutti i terrestri che conosceva e che aveva imparato ad apprezzare erano morti da diversi secoli e lui era rimasto da solo, incapace di aprirsi di nuovo ad altre menti così bizzarre.
Si trovava sulla “Extreme” solo perché avevano mandato a chiamarlo un bis, bis, bis nipote di Richard Baites che assomigliava al suo antenato a tal punto da indurre Ian a pretendere un controllo genetico, giusto per essere sicuro di non parlare con un clone.
Quei bastardi lo sapevano che non avrebbe detto di no ad un Baites, e così eccolo lì, alla sua veneranda età, ad imprecare sopra ai condotti d’idrogeno intasati dagli accumuli di densità e i nano-circuiti che si disattivano da soli.

L’ufficiale si era avvicinato con grande cautela, ma Ian aveva ricevuto notizia del suo arrivo dai sensori della sala macchine cinque minuti prima che varcasse la soglia.
Nonostante questo non ritenne opportuno darsi una ripulita.
Che diavolo, erano due settimane che lo facevano lavorare come uno schiavo, che subissero almeno un pò di sana sporcizia.
- Come procedono i lavori Sig. Hawklins ?? –
Ian si decise ad estrarre la testa dal pannello di controllo dei nano-circuiti.
- Buongiorno anche a Lei Tenente, o forse dovrei dire buonasera ? Da quando avete staccato il sistema ausiliario di simulazione ambientale ho perso il conto delle ore... -
- Sig. Hawklins... -
- Va bene, qualcosa mi dice che non le interessa un po’ di umana conversazione, così le fornirò le sue preziose informazioni. Ho riparato tutti i danni alle strutture, sia interne che esterne; diluito gli accumuli d’idrogeno, stabilizzato i convertitori di energia, ma i nano-circuiti... –
Ian sospirò sconsolato.
- Credo sia la prima volta in vita mia che non capisco i sintomi di un difetto in un’intelligenza artificiale. Non riesco a comunicare con loro, oppure quando ci riesco dicono cose incomprensibili. Il nocciolo della questione è che non so cosa li fa comportare così e finchè non individuo la causa del male non posso nemmeno tentare una cura. –
Il tenente rimase in silenzio per un pò.
- Lei ha fatto un lavoro immane da solo e capisco che non possiamo chiederle di più. D’altronde la situazione è ormai critica. Siamo in ritardo di dieci giorni sulla consegna del siero alle colonie di Teta 2, con le comunicazioni in avaria non possiamo sapere come sia la situazione ora, ma sicuramente senza siero ci saranno molti decessi.
Se non riusciremo a tirarci fuori dall’anomalia gravitazionale entro 24 ore da adesso, il comandante ha dato ordine di contravvenire alle leggi sulla Preservazione della Vita e di distruggere il pianeta stesso. –
Ian era inorridito.
- E’ un crimine orrendo e costerà al comandante molto più che il grado e la carriera, lo sbatteranno in qualche remoto avamposto penitenziario e cancelleranno il suo nome dall’elenco dei cittadini della federazione! –
Il tenente annuì.
- Né è consapevole, ma lo posso capire. –
- Lo può capire ?
- Ci sono sua moglie e le sue figlie su Teta 2.

 

II
Il Principio Alpha si destò dal suo sonno, felice di ritrovare attorno la quieta intimità del pianeta. Sondò con la mente e subito trovò il Principio Gamma ancora addormentato. Beta invece era ben sveglio e gli fece sentire la sua felicità nel rivederlo pronto a dargli il cambio.
Alpha chiese cosa avesse fatto Beta durante il suo Eon di turno.
Beta mutò colore, passando da una tenue acquamarina ad un acceso vermiglio, creando nella mente della prima entità le immagini di nebulose e galassie, creature grandi come pianeti, regole e principi.
Alpha allungò un rosa acceso sul terzo pianeta di un piccolo sistema periferico ed aleggiò per poco oltre l’orbita dell’unico satellite.
Beta scrollò in verde, era un esperimento ancora giovane, dai suoi calcoli l’Equazione Armonica di Vita che vi aveva impiantato era ancora ad uno stadio larvale.
Alpha si ripromise di prestare attenzione alle armoniche di Beta.
Anche se non aveva guardato a fondo gli sembrava che le note della 108° quartina non promettessero niente di così statico e innocuo come sosteneva.
Beta divenne blu scuro, emise un ultimo sbuffo di giallo e s’ibernò nella quiete del nero.
Alpha aprì la mente e cominciò il suo Eon, c’era un sacco di lavoro da fare nell’universo.

 

III
Ian percepì, più che vedere, il brivido dei nano-circuiti. Come un’onda di marea l’enorme scarica elettromagnetica aveva investito l’astronave da babordo, attraversato gli scudi come se non esistessero e impattato contro ogni singola parte che il mainframe possedeva.
Il risultato erano stati cinque minuti di puro terrore in cui nemmeno i sistemi di supporto vitale avevano dato il minimo segnale.
Questa volta l’ufficiale aveva attraversato la distanza tra il ponte comandi e la sala macchine in così poco tempo, che Ian era appena riuscito ad estrarre interamente la sua notevole corporatura dal pozzo degli stabilizzatori di navigazione.
- Sig. Hawklins !!! –
Ian scosse il capo.
- Non c’è niente da fare Tenente, fino a che subiamo interferenze di questa portata il massimo che posso fare è impedire all’Extreme di andare in pezzi. –
Il Tenente era pallido e le nocche delle mani erano così bianche da sembrare piccole palline di neve.
- Crede di poter tenere il sistema armamenti stabile per almeno un minuto ? –
Ian lo fissò a lungo, cercando di ricordare a se stesso che quest’individuo apparteneva alla stessa razza dei suoi amici scomparsi da secoli, s’immaginò come sarebbe stata la sua vita senza i terrestri e decise che questo sarebbe stato il peso che avrebbe equilibrato la bilancia.
Niente più senso di gratitudine, niente più rimpianti, niente di niente.
Sarebbe tornato a Phelnor a passare gli ultimi secoli della sua vita nel modo più consono a quelli della sua razza, o almeno il più lontano possibile da avventura e violenza.
- Avrà il suo minuto Tenente, ma questa è l’ultima cosa che faccio per la federazione.
L’ultima.
Una volta giunti a Teta 2 desidero essere sbarcato. Penserò io a come rientrare a Phelnor. –
Il Tenente chinò il capo.
- Come desidera Sig. Hawklins...-
Poco dopo il comandante ebbe di nuovo il controllo degli armamenti e ordinò di fare fuoco sul pianeta ricco di vita che creava l’anomalia gravitazionale.
E fu il nulla.

IV
Epsilon si svegliò dopo 5 Eon, sfavillando di madreperla.
Si guardò attorno sconsolata nel vedere che in ogni luogo e in ogni tempo non era rimasto che il vuoto.
Sbuffò con una nota di giallo sulfureo.
Ah questi maschi !
Prese a girare su se stessa, preparandosi allo sforzo.
E fu (di nuovo) la luce…

Flavio Vascotto