I mostriciattoli

Quando li vide comparire in fondo al corridoio, quattro figure in controluce, ombre o poco più, provò una paura fottuta. Eppure non si può proprio dire che Juana fosse una fifona. Perché, a neanche vent'anni, le sue "esperienze di vita" se le era fatte eccome, fuggendo, adolescente, dal nulla della Colombia e sbarcando in Irlanda, dove un lavoraccio era riuscita a trovarlo. E oltre a quello aveva trovato anche un marito, Roy.
Ma i guai erano appena cominciati, perché Roy aveva il cazzotto facile e per di più si divertiva a terrorizzarla coi racconti macabri della sua antica terra. Storie di streghe e di spettri che, a suo dire, la tenevano costantemente d'occhio, per sorprenderla nel momento in cui fosse venuta meno ai suoi doveri di moglie devota sempre obbediente al maritino. E punirla.
Non ebbe paura nel momento in cui decise che ancora una volta doveva mollare tutto e fuggir via, imbarcandosi per il continente. Un incidente capitatogli sul lavoro bloccava Roy a letto. Lei gli bruciò la macchina e, raccolte le sue quattro cose, scappò. Nonostante la gamba ingessata, quel satanasso cercò lo stesso di acciuffarla, strisciando fin oltre la soglia di casa e, tra rabbia e frustrazione, le urlò contro: - Tutta l'Irlanda ti maledice, puttana ispanica!
Era da una settimana in Italia e il lavoro che aveva trovato, in quell'edificio immenso, tutto illuminato dal neon e pieno di odori chimici, non le dispiaceva. Peccato che le avessero assegnato il turno di notte. Già, perché ogni notte quel grido folle tornava ad esploderle nella testa, come una ineluttabile condanna.
Immobile, Juana fissava la sua fine. L'avevano trovata. Forse sarebbe stata punita lì, in quel momento. O forse l'avrebbero riportata da Roy, perchè si occupasse di lei personalmente. Comunque, al momento, non aveva molta importanza. Erano quattro creature delle tenebre, piccole e scheletriche, e lentamente si stavano avvicinando, questo era il punto. Cominciava a distinguere qualche particolare. Uno doveva essere un Brownie, con le labbra violacee e pochissimi capelli, come se un ragno avesse teso la ragnatela proprio sul suo cranio.

Erano capaci di scherzi mortali, i Brownies, Roy glielo aveva più volte raccontato. Gli trottava accanto quello che probabilmente era un elfo dei boschi, appoggiato ad un bastone metallico più alto di lui, dalla cui sommità pendevano ampolle colme di misteriosi liquidi. Nessuna traccia di peluria sul viso, le gambe emergevano bianche e sottili dalla tunichetta che indossava. C'era anche una fata, pallida come un cadavere, sembrava una bambina, ma con una luce febbricitante negli occhi che la rendeva antichissima. Una bruja, pensò Juana con raccapriccio. Era lei a spingere attraverso il corridoio il trono su cui sprofondava Oberon, il re deforme, il quarto abominio, tanto grasso da non riuscire più a camminare, ma sempre spietato con chi avesse tradito.
Si riebbe dall'immobilità, ma passarono secondi interminabili prima che tornasse a controllare le sue membra, scossa com'era da brividi di terrore. Poi, finalmente, lasciò cadere sul pavimento bagnato lo spazzolone che ancora stringeva tra le mani e fuggì a gambe levate, urlando vecchi scongiuri colombiani contro la malasorte.

 

* * *

 

- Che le è preso alla donna delle pulizie? - chiese stupito quello che Juana aveva definito Brownie.
- L'abbiamo spaventata. D'altronde andarcene in giro alle prime ore del giorno per i corridoi deserti dell'ospedale non è una cosa tanto normale... - gli rispose l'Elfo con tono saggio.
- Allora adesso torniamo in reparto! - piagnucolò la ragazzina. - Sento che mi sta di nuovo salendo la febbre!
- Sì, andiamo, chè le mamme e le infermiere ci staranno cercando. Io ho anche sonno.
- Beato te, io non ho mai sonno! Con tutto il cortisone che prendo! - Stavolta a piagnucolare era Oberon.
- Niente sonno ma tanta fame! Il cortisone ti ha fatto diventare proprio un porcello, Gigi! - lo canzonò Dario, il Brownie.
- Va bene amici, - disse allora l'Elfo, che era un po' il capo di quella combriccola - per stanotte la nostra esplorazione è finita. Seguitemi e vi riporterò tutti nei vostri letti. - E si incamminò verso gli ascensori, trascinando accanto a sé la piantana che sorreggeva le flebo.
Maria lo seguì, e nonostante si sentisse molto debole si assunse anche il compito di spingere la sedia a rotelle con sopra Gigi.
Dario, che aveva sempre voglia di scherzare, la stuzzicò. - Sai che presto tutta la tua folta chioma sarà un ricordo? Diventerai pelata come lui! - disse indicando l'Elfo.
- Senti chi parla - gli rispose quello senza voltarsi.
- Be', sulla mia testa qualcosa resiste - ribattè Dario sfiorandosi i quattro capelli che la terapia non aveva ancora fatto cadere.
E così, ridendo e scherzando i quattro ragazzini raggiunsero la pediatria, dove per fortuna ancora nessuno si era accorto della loro assenza, e in silenzio si infilarono nei rispettivi letti. Fuori, la luce dell'alba cominciava ad illuminare il Polo Oncologico.

Alessio Castellani