Il Ben MacDhui

Oggi è il gran giorno. La gita al Ben MacDhui, tra le valli della Scozia, sta per avere inizio. Certo, ci hai messo parecchio a trovare i soldi e le indicazioni giuste ma sicuramente ne varrà la pena.
La mattina presto lasci il villaggio di Aviemore con tutta la tua attrezzatura da fotografo; rullini, filtri, macchina digitale e alcune mappe. Il picco del Ben MacDhui, alto circa milleduecento metri, non presenta grandi problemi per quanto riguarda la scalata quindi non dovresti avere problemi.
Alcuni pastori della zona parlano con paura della montagna; leggende e storielle per bambini! Folletti, magie e un orco! Pfui, sbotti dentro di te, l'unica magia presente in questa montagna è la natura, nient'altro che la natura stessa.
Osservi con fervore ed eccitazione la montagna: essa è tutta ricoperta di alberi e vegetazione, e solo nelle zone più alte il colore scuro delle roccie affiora tra il verde cupo degli alberi.
Procedi canticchiando e controllando il tuo equippaggiamento. Entri tra la vegetazione e vieni colpito dal forte profumo di terra umida, foglie ed erbe. "Aria pura" pensi.
Sali lungo un pendio circondato da alberi bassi e cespugli di bacche trotterellando per circa un'oretta, quando un lieve banco di nebbia cala sul sentiero. Effettivamente non cala gradualmente, ma all'improvviso. Ti fermi, sorpreso. Riprendi a camminare lentamente fino a quando in preda al timore, acceleri bruscamente. "Timore?"- pensi -"Timore di che cosa?".
Il sentiero scende dolcemente verso la vallata. Tutto intorno gli alberi, i quali protendono verso di te i loro rami rigogliosi, i cespugli, e la terra stessa sono silenziosi. Osservi ogni angolo tra le foglie e l'erba alla ricerca di un qualcosa che nemmeno tu sai. Cerchi un particolare che ti dia conforto, come una specie di amuleto. Scivoli appena sulle foglie umide e afferri un ramo sporgente per non cadere; per un attimo rimani in tensione, come se qualcuno ti stesse osservando. Ridi dentro te prendendoti in giro. E' solo questa calma, le nuvole basse che ricoprono d'ombra gran parte del sentiero o il fatto che non hai incontrato nessun animale che ti spinge a pensare che ci sia qualcosa di strano. In realtà è tutto naturale!

Continui a scendere lungo la strada fino a quando raggiungi una piccola radura composta da alberi contorti dai grossi tronchi e cespugli bassi e spinosi. Alla tua destra riesci a vedere, attraverso i rami, un torrente che rumoreggia e questo, non sai perchè, ti conforta. Sulla sinistra gli alberi si fanno sempre più radi fino a sparire del tutto in corrispondenza di un ripido muro roccioso. Sopra quest'ultimo, ad intervalli irregolari, spuntano erbacce e appigli appuntiti. Guardi dietro di te solo per vedere il sentiero che sparisce tra il folto del bosco che ti sei appena lasciato dietro; ti sforzi di scorgere qualche particolare ma ben presto rinunci.
Fischiettando basso ti avii verso il torrente zigzagando tra gli alberi e osservando ogni piccolo dettaglio. Dopo qualche minuto arrivi sulla sponda del torrente; sarà largo sì e no cinque o sei metri e profondo poco più di un braccio. L'acqua spumeggiante bianca e trasparente vortica producendo un suono simile ai muggiti di tori lontani. Ti siedi, posi la tua attrezzatura e scruti lentamente; oltre la sponda davanti a te si estende un bosco talmente fitto che i rami si incrociano l'un con l'altro formando un'intricatissima ragnatela. Senza perdere un attimo tiri fuori la macchina fotografica e scatti. Valeva veramente la pena farsi questa scarpinata per gustarsi un paesaggio simile. Dimentichi anche la sensazione di paura che hai provato poco tempo fa. Immergi la mano nell'acqua del torrente ritraendola velocemente per il freddo. Acqua purissima e trasparente! Fai un'altra foto e riponi la macchina; è ora di fare uno spuntino.
Dopo una quindicina di minuti ritieni giusto cercare altri luoghi da fotografare e riprendi il cammino.
...
E' da quasi mezz'ora che stai percorrendo questo sentiero, immerso tra i rami e cespugli bassi, che tra l'altro ti stanno graffiando le gambe, quando senti distintamente il rumore di passi dietro di te. Ti volti ma non vedi nessuno oltre le piante e le roccie sparse. Cerchi di non pensare al battito del tuo cuore che ti martella e tendi le orecchie... Niente. Forse ti sei immaginato tutto. La tensione che stai provando è alta. Non vedi l'ora di tornare a casa e sdraiarti nel letto, per dimenticare questa, seppur eccitante, giornata.
Riprendi a camminare e scendi verso la valle. Il sentiero è tutto in discesa, costeggiato dalle pareti rocciose del Ben MacDhui. Le piante sembrano non finire mai, e si intrecciano in strani forme.
Ad un tratto senti di nuovo il rumore di passi dietro di te ma probabilmente, pensi, è solo l'eco. Per dimostrare, a te stesso, questa teoria acceleri il passo ma man mano che i tuoi passi aumentano di ritmo, l'"eco" non sembra fare altrettanto; continui a sentire i lenti e pesanti passi dietro di te.
Inizi a correre senza voltarti indietro, a destra e a sinistra, per timore di vedere l'eventuale fonte dei rumori. Il sentiero in discesa ti agevola la corsa ma per alcuni tratti rischi di cadere più volte. Nelle tue orecchie continui a sentire il terribile rumore, passi lenti e pesanti.
Preso dalla paura svolti a sinistra, tra gli alberi. Ansimi e corri senza badare ai rami che ti graffiano la faccia, mentre dietro i lenti passo ti seguono. Vorresti urlare ma non ti esce neanche una parola.
Urti qualcosa con il piede e ti ritrovi a ruzzolare per terra per parecchi metri. Il terreno morbido attutisce la caduta e puoi rialzarti senza problemi. Ti scuoti i vestiti e frettolosamente guardi dove hai inciampato. I tuoi occhi si sgranano e ti manca il respiro: una testa umana decomposta! Non osservi altri particolari e corri via, pregando e imprecando.
Inizi a pensare alle leggende che circolano attorno al Ben MacDhui; storie di presenze invisibili, zone di terrore opprimente e sparizioni misteriose. Hai riso di tutte le paure che le leggende e le storie incutevano a stupidi vecchi e pastori di questa zona; ora stai provando il loro stesso, inspiegabile, terrore.
Ti fermi dopo aver corso, forse, per più di un'ora; hai perso l'orientamento e non sai dove sei capitato. Ci sono alberi ovunque e cespugli spinosi. Non senti più i passi dietro di te, ma provi un'angoscia attanagliante. Con la mano cerchi la tasca dove sta il tuo cellulare ma, maledici te stesso e la tua sbadataggine, lo hai perso correndo.
Qualche lacrima si fa strada sulle tue guancie. Disperazione. Rassegnazione.
Istintivamente guardi a sinistra, conscio del fatto che la misteriosa presenza che ti seguiva abbia, ora, preso forma materiale. Non riesci a muoverti, a parlare, a connettere logicamente i tuoi pensieri accavallati. Tra i tronchi marrone scuro distingui una forma umana, alta forse 2 metri, grossa e avvolta nell'ombra. Percepisci un odio intenso, che ti stringe il petto e ti fa tremare. La creatura è ancora là, che ti guarda senza fare il minimo movimento. La fissi per alcuni minuti, mentre la sensazione di odio ti cresce dentro aplificato dal terrore. La creatura fa un piccolo movimento laterale e scorgi, solo per un attimo, il colore della sua pelle; sembra coperta di pelo grigio scuro o forse è solo una tua impressione. Essa alza le braccia robuste al cielo e un suono monotono, quasi un "ommm" ti entra nel cervello. Ti copri le orecchie, senza togliere lo sguardo dallo strano essere, ma hai l'impressione che il suono ti nasca direttamente dentro.
Respiri con affanno e sudi copiosamente. La vista ti si annebbia e cadi all'indietro, perdendo conoscienza. La morte sopraggiunge quasi istantaneamente; il tuo cuore ha smesso di battere. Tutto intorno gli uccelli riprendono il loro canto e la montagna, destata dalla presenza umana, torna a dormire.

Fabrizio Serra