Racconto psichico

"La pazzia non è
nè il primo, nè l'ultimo dei mali.
E a volte può essere
una vera e propria fortuna."
(J.)

 

"Cosa importa essere sano di mente se con la pazzia si trova la felicità.
Fuori, nel mondo normale devi comportarti da persona normale.
Dentro queste sei pareti di mattoni ho trovato quello che mi mancava.
La mia mente è libera, prosciolta a seguire le sue strade.
Infinite strade in uno spazio, minuto ma vasto come un universo.
Sono pazzo! Sono felice!"

 

Scrivo questa poesia e scrivo anche queste poche righe perché ho deciso che non posso andarmene senza scrivere qualcosa che resti come mio ricordo.
Sei anni fa, quando mi rinchiusero in questa cella dicendomi che ero pazzo, pensai: qui dentro diventerò squilibrato per davvero.
In effetti fu così, ero un mentecatto furioso almeno nei primi tempi. Poi iniziai a farmi degli amici e le cose cambiarono. Prima ci siamo conosciuti, ma ognuno di noi era rimasto un po' sulle sue, poi pian piano siamo entrati in confidenza. Adesso siamo grandi amici, anzi, grandissimi amici per la pelle, io, ragno e topo.
Non si chiamano veramente così, sono solo quelli che gli do io. Non è colpa mia, però i nomi veri sono troppo difficili da dire e io sono un po' ignorante, ma solo perché da piccolo non ho potuto studiare più di tanto, sono arrivato al secondo anno di scuola superiore, ma poi… Ragno si chiama STRHHPUYRTZP e topo invece CRZYYTPUUJHTR e meno male che mi hanno dettato lettera per lettera, altrimenti oltre a non saperli dire, i nomi, non avrei saputo neanche scriverli.
Ormai questa cella è diventata casa mia e mi dispiace veramente lasciarla, specialmente per i miei amici. Ma è giunto il mio momento, la voce mi ha chiamato.

Mi ricordo quando ragno aveva la tosse, l'inverno scorso, e ogni volta che una mosca stava per finire nella sua ragnatela, lui tossiva e la mosca scappava. Quella volta lui non poteva nemmeno muoversi, allora mi chiese se gliene prendevo qualcuna io, altrimenti non poteva mangiare e sarebbe sicuramente morto. E' stato allora che ho capito perché lui usa la ragnatela, perché prenderle mentre volano è molto difficile. E' molto meglio aspettare che vengano loro. Che faticaccia quella volta… e per riuscire a prenderne solo due. Poi ragno mi chiese se per favore, potevo prenderle senza romperle, le altre.
Mi mancheranno i racconti di topo. Le storie sulle sue scorribande nella cucina del manicomio e dei mille modi di togliere il formaggio dalle trappole senza restarci dentro. Ci sa veramente fare con le parole, lui, ti tiene con il fiato sospeso fino alla fine. Avrebbe scritto volentieri un libro su questi, come li chiama lui "furti artistici alla Arsenio Lupin", se qualcuno poi però glielo pubblicasse. Chissà poi chi sarà questo Arsenio Lupin, ladro di formaggio.
- Ma chi compra un libro scritto da un topo per i topi? Su un argomento solo da topi? E poi non conosco nemmeno un editore - Queste parole me le ha appena dette adesso. E' appena sbucato dal suo buco nel muro con un pezzo di formaggio, tanto per cambiare.
Adesso basta scrivere, perché è una cosa che non mi piace troppo e ormai mi sono stufato. Prima di andarmene però, voglio ringraziare ragno per essermi stato amico fino alla fine e gli lascio una manciata dei miei capelli, poichè è tanto pigro e si lamenta sempre quando deve fare la ragnatela, perché dice che deve sempre lavorare… E voglio ringraziare topo allo stesso modo per essermi stato anche lui amico, fino alla fine e gli lascio la mia unica scarpa, così ci può mettere dentro le sue scorte di formaggio rubato.
Spero di aver fatto bene il nodo alla corda, anche se ragno e topo mi hanno spiegato come si fa. Non è così semplice fare un nodo scorsoio, specie con un lenzuolo.
Addio amici e grazie di tutto. Mi mancherete.

 

P.S. Non ho mai imparato ad allacciarmi la stringa della scarpa. E' l'unica cosa che mi dispiace di non aver imparato.

Marco Milani