Killer toon

Titolo originale: Deo Webtoon: Yeogosalin
Regia: Kim Yong-gyun
Cast: Lee Si-young, Uhm Ki-joon, Hyun Woo, Mun Ka-young, Kwon Hae-hyo, Kim Do-young
Produzione: Corea del Sud
Anno: 2013
Durata: 104 minuti

TRAMA

La disegnatrice Kang Ji-yoon pubblica online dei fumetti horror, che riscuotono un grande successo; l’unico problema è che gli avvenimenti narrati nelle sue storie si verificano anche nella realtà, decessi compresi. Durante la successiva inchiesta della polizia l’incredibile coincidenza rende Ji-yoon l’indiziata principale, e il detective Lee Ki-cheol inizia a indagare su di lei.

RECENSIONE

L’onda lunga dell’horror asiatico è da tempo in via di esaurimento, con la parziale eccezione di qualche film hongkonghese amabilmente retrò, e di alcuni prodotti thailandesi che almeno possono vantare una certa, sgangherata vitalità. Il panorama offerto dal cinema nipponico di genere, dal vacuo “Sadako 3D” alle insostenibili saghe di ambientazione scolastica con contorno di maledizioni o nefaste App per cellulare, dà allo spettatore la stessa mestizia della contemplazione del fossile di un animale estinto. Purtroppo anche il suo equivalente coreano, il cosiddetto K-Horror, non gode di una salute migliore. Per quanto concerne il genere, risulta particolarmente deleteria la perdita di quel sottotesto sociale che arricchiva la serie dei “Whispering Corridors” o, in tempi più recenti, il “Possessed” (2009) di Lee Yong-joo, abbandonato per rifugiarsi in dinamiche risapute, atte ad attrarre unicamente adolescenti in cerca di brividi a buon mercato. I film usciti nelle sale durante l’estate 2013 hanno visto protagonisti l’omnibus “Horror Stories II”, ancor più deludente del suo già debole predecessore, e “A Puppet” e “Doctor”, entrambi pressochè ignorati dal pubblico. A risollevare le sorti del genere è arrivato il “Killer Toon” di Kim Yong-gyun, che ha ottenuto un eccellente successo al botteghino, raggiungendo gli incassi di “Death Bell” (2008). Kim si era già misurato con l’horror con il discreto “Red Shoes” (2005), per poi naufragare con il successivo “The Sword with No Name” (2009), e anche se questo suo ultimo lavoro non passerà certo alla storia del cinema, è l’equivalente di una fioca pulsazione in un paziente che si dava per spacciato.
In Corea sono numerosissimi i film che sono stati tratti dai “webtoons”, manhwa pubblicati online, fruibili da computer, Ipad e Smartphone, da “Late Blossom” a “Moss”, da “Neighbors” a “26 Years”, sino ad arrivare al successo di quest’anno, quel “Secretly, Greatly” che vede una banda di “idoli” del K-Pop interpretare delle improbabili spie “dormienti” di Pyongyang. In “Killer Toon”, invece, i “webtoons” uccidono, non è chiaro se per sarcastico commentario sociale a una moda consolidata, o per brillante escamotage narrativo, che permette di far collidere reale e immaginario senza porsi troppi interrogativi. I “webtoons” uccidono, preferibilmente in maniera cruenta come in ogni horror che si rispetti, ma non colpiscono a caso. C’è un filo conduttore che attraversa tutte le storie raccontate da Ji-yoon, la quale firma le proprie tavole con il sangue, ed è quello della vendetta. Ogni vittima nasconde un oscuro segreto, che alla fine la travolgerà portandola alla morte. In apparenza tutte le vittime si sono suicidate, ma se tale constatazione è in grado di soddisfare le forze di polizia, non convince appieno il detective Lee, che sospetta il diretto coinvolgimento di Ji-yoon.
Se inizialmente l’impostazione della sceneggiatura di Lee Sang-hak, in cui le tavole disegnate si alternano alla ricostruzione dei fatti reali, lascia temere che “Killer Toon” si frammenti a causa di una struttura eccessivamente episodica, nella seconda parte tutti gli affluenti rompono gli argini, confluendo nell’accogliente alveo del melodramma. Se la contiguità tra l’universo virtuale a cui si può accedere attraverso le nuove tecnologie e l’aldilà, o meglio, il mondo liminare dove regnano i fantasmi dell’inconscio, è tematica tipicamente giapponese (ma aveva già detto tutto Kiyoshi Kurosawa con “Kairo”), lo sbandamento mélò è invece classicamente coreano, e ha il merito di rivitalizzare un copione che rischiava la morte prematura per asfissia.
In “Killer Toon” nessuno è innocente, né il giovane poliziotto Kim Young-soo, né il detective Lee, né tantomeno la stessa Ji-yoon. Vittime e carnefici si scambiano di posto con impressionante rapidità, come danzatori impegnati in un macabro valzer nell’attesa dell’inevitabile ritorno del rimosso. Il flashback che motiva l’intero film, l’amicizia tra una giovane e disperata Ji-yoon e Seo-hyun, una ragazzina emarginata perché è in grado di ascoltare le voci dei morti e di narrare le loro storie, metterà a nudo anche il suo segreto, che la colpirà come un’epifania.
La regia di Kim Yong-gyun, corretta ma senza impennate di alcun genere, è particolarmente efficace nelle sequenze di transizione tra l’universo dei fumetti e quello della realtà, anche grazie a disegni molto suggestivi, così come ugualmente corretti sono Uhm Ki-joon nel ruolo del detective Lee, e Lee Si-young nella parte di Ji-yoon. Malgrado alcune incongruenze (perché Ji-yoon eredita il dono di Seo-hyun?) e un finale affrettato, “Killer Toon” rappresenta un inaspettato segno di vitalità in un genere ormai agli sgoccioli. Bisognerà attendere per verificare se si tratta del preludio a una rinascita, o dell’ultimo spasmo prima del decesso definitivo.
Voto: 6
(Nicola Picchi)