Lasciami entrare

Titolo originale: Lat den ratte komma in
Regia: Tomas Alfredson
Cast: Kåre Hedebrant, Lina Leandersson, Per Ragnar, Henrik Dahl, Karin Bergquist, Peter Carlberg, Ika Nord, Mikael Rahm, Karl-Robert Lindgren, Anders T. Peedu, Pale Olofsson, Cayetano Ruiz
Nazione: Svezia
Anno: 2008
Durata: 114 minuti

TRAMA

Blackberg, periferia di Stoccolma. Oskar è un efebico ragazzino vessato dai suoi compagni. Ha delle fantasie omicide e un coltello in tasca che non ha il coraggio di usare. Una sera incontra Eli, una graziosa e misteriosa ragazzina, che abita nel suo condominio. I due divengono amici, a dispetto del fatto che lei si fa vedere solo di sera. I loro scambi di parole sono brevi, a volte secchi e concisi. Ma continuano a vedersi. Intanto nel quartiere dove entrambi abitano, cominciano a sparire delle persone. E qualcuna viene ritrovata morta. L'uomo con cui Eli è giunta in città, si deturpa il viso con l'acido e apparentemente, si getta dalla finestra dell'ospedale in cui era ricoverato. Eli adesso è sola. E ha bisogno di un amico.

RECENSIONE

"Let the right one in" è un poetico romanzo, dall'atmosfera gotica, che è stato pubblicato in Italia col suggestivo titolo di "Lasciami entrare". Il suo autore, John Ajvide Lindqvist, ha realizzato la sceneggiatura del film tratto dal suo lavoro, motivo per cui la trasposizione è piuttosto fedele.
Come nel romanzo la periferia è squallida e fredda, e la gente bada solo ai fatti suoi.
La notte scende presto e spesso la gente rimane in casa. Le strade sono coperte di neve, e i bambini sono fuori da soli, nell'oscurità. Oskar non ha amici, solo compagni di scuola a cui è meglio sfuggire. Eli è sola, ma terribilmente forte. E lei farà da detonatore alla forza che Oskar non sapeva neanche di possedere.
La trama si evolve pianissimo tra cose sussurrate ed altre solo supposte, per poi esplodere in un crescendo nei toni duri e freddi dell'horror. Si parte da un ragazzino vessato che aspira a vendicarsi, e si finisce letteralmente in un bagno di sangue. Il ritmo lento lascia la sensazione di assistere alla messa in scena di un sogno, che però alla fine diviene un incubo. E l'unica avvisaglia del fatto che siamo di fronte a un incubo viene dal rosso del sangue che, da un certo momento in poi coprirà tutto e tutti.
Nel buio della notte Oskar ed Eli sono soli e terribilmente romantici, di quel romanticismo che sfocia nel gotico. E quella che ci raccontano è una storia sul dolore dell’infanzia e sulla forza dell’amicizia, dove i bambini non sempre sono buoni e gli adulti a volte non sanno cosa fare. La forza del racconto sta proprio in questo negare con violenza gli stereotipi per raccontare, anche con crudezza dove serve, una storia che nella sua semplicità agghiaccia ed intristisce. I bambini hanno una forza che manca agli adulti, persi nelle loro strategie alcoliche, volte a dimenticare una vita vuota in cui le occasioni mancate sono molte e quelle colte ormai dimenticate.
I corpi che emergono dal ghiaccio, o che, semplicemente prendono fuoco sono l'unica nota che richiama alla mente il vero significato della parola vampiro. Eli si nutre di sangue, e di affetto. Ma quest'ultimo le viene donato. Semplicemente lei ispira in chi la incontra il desiderio di prendersi cura di lei. Soltanto questo. E Oskar ha tanto bisogno di sentirsi importante, almeno per qualcuno. La sua vita è vuota, sua madre è divorziata e suo padre non lo vediamo mai, è solo una voce al telefono. E quando lui crede di aver fatto la sua scelta, e comincia a sentire il dolore dell'abbandono, ecco che le cose cambiano. E tutto si colora del rosso del sangue.
Il tutto accade con la lentezza dei sogni per poi lasciare il segno, come solo gli incubi sanno fare e il finale fotografato con lenta maestria, ci lascia col desiderio di seguire i personaggi oltre il confine del racconto stesso, in una vita reale che nulla ha da invidiare alla cattiveria della messa in scena.
Voto: 7
(Anna Maria Pelella)