Le Streghe della critica e quelle del pubblico

Una delle frasi più ricorrenti all’uscita dell’ultimo film di Rob Zombie è stata “è un autore/film che divide, c’è chi lo ama e chi lo odia”. Si tratta di una delle frasi più stupide e perniciose della storia delle arti, una affermazione molto diffusa che raramente corrisponde al vero e così come in tanti altri casi, anche per The Lords of Salem la ricezione di pubblico pagante ed esperti di cinema (autoproclamatisi o meno) è stata ben diversificata e copre un grande spettro di giudizi.
Non scrivendo più recensioni da parecchi anni ormai e non seguendo purtroppo così bene come vorrei l’intera scena italiana del fandom o la blogosfera che si occupa di cinema, può essere forse interessante, passate alcune settimane dall’uscita di The Lords of Salem, fare un salto elettronico dal nostro piccolo mare al grande oceano dell’estero e spulciare qualche dato giusto per allargare un po’ il quadro e tentare di comprendere meglio quanto è accaduto fino a questo punto al film di Rob Zombie.

Si tratta ovviamente di dati che possono essere ignorati con una semplice alzata di spalle e molti lo fanno, accampando spiegazioni o scuse più o meno valide, ma a quel punto più o meno le stesse scuse e spiegazioni possono essere usate per annullare ogni tipo di giudizio e si ritorna al punto di partenza. Per il sottoscritto invece, pur non essendo dati di straordinaria importanza a fronte di una visione personale del cinema, sono comunque elementi da considerare all’interno di una possibile storia della vita di un film.

 

Nel momento in cui vi sto scrivendo (martedì 21 maggio 2013) un breve giro su Imdb ci restituisce un quadro non proprio entusiasmante: 4.525 user hanno votato questa pellicola, per una media voto che arriva a un misero 5,3.
Nemmeno gli incassi sembrano essere esaltanti, a fronte di un budget stimato sui 2,5 milioni di dollari per ora il botteghino statunitense ci parla di appena 1,1 milione versato dal pubblico: non preoccupatevi, incassi esteri, passaggio in dvd con obbligatori contenuti speciali e merchandise vario porteranno il titolo facilmente in attivo, eppure la perfomance non è certo delle più brillanti o convincenti.

 

Vi è, meglio parlarne a questo punto, un eterno gioco delle tre carte quando si parla di cinema, un gioco nel quale sembra non vincere mai nessuno e nel quale sarete già probabilmente incappati.
Se un film ottiene incassi scarsi ma piace molto agli espertoni allora li sentirete parlare di ignoranza del pubblico, di masse di ragazzini stupidi che non sanno apprezzare il vero cinema e così via mentre se, al contrario, il film incassa milioni su milioni ma agli esperti non è piaciuto, allora sentirete parlare di critica snob, di esperti ormai slegati dalla realtà, della fierezza del cinema popolare e del fato che ormai con il web 2.0 la critica è morta o inutile.
Si tratta di una sorta di comma 22 nel quale è preferibile non immischiarsi. Per fortuna in questo caso Rob Zombie mette d’accordo entrambe le parti: se Imdb ci ha restituito il bilancio di un film mediocre, cui il pubblico ha tributato uno stentato 5,3 e nemmeno in grado di recuperare il costo con il passaggio in sala, ecco che la critica specializzata orbita più o meno su questa stessa traiettoria.

 

Spostiamoci su Metacritic: qui l’analisi delle recensioni di 21 critici professionisti si sposta ben di poco dal 5,3 del pubblico fornitoci da Imdb e giriamo su un 57%, leggermente meglio per quanto riguarda il responso degli user che arriva sulla sufficienza del 62%.
Dando anche solo un’occhiata distratta alle 21 recensioni ci accorgeremo che sono molto diverse fra loro e abbracciano moltissime sfumature di voto e analisi, alla faccia del “lo si ama o lo si odia”.

 

Chiudiamo questa brevissima carrellata con Rotten Tomatoes e ahimè non chiudiamo certo in bellezza visto che 57 critici esaminati portano il misuratore di pomodori marci a un desolante 47% e va peggio ancora quando ci si sposta ai 6868 user che bocciano Zombie, inesorabili, con un magrissimo 38%.
Non è quindi difficile capire come mai a fronte di incassi miseri, critica non amichevole e user ancora meno benigni, Rob Zombie abbia annunciato di non essere più interessato a girare horror e voglia occuparsi di hockey.

 

Vi dicevo del gioco delle tre carte, qualche paragrafo fa. In realtà c’è sempre qualcuno che tenta di vincere sicuro a quel gioco. Si tratta del tipo che, a fronte di dati di incasso, recensioni di critici professionisti e di blogger amateur, responso chiaro del pubblico di ogni tipo vi dirà, convinto: “pubblico e critica non capiscono mai nulla di cinema” (Elvezio Sciallis)

 

Link
blogs.phoenixnewtimes.com/uponsun/2013/05/rob-zombie-last-horror-movie-interview.php

Elvezio Sciallis: Non vi deve interessare chi sono. Leggete quanto scrivo e discutete di quello: chi sono non è importante, sono solo (cambia una consonante) una persona qualunque, appassionata di cinema e letteratura, specie quel cinema e quella letteratura che giocano e dialogano con il Perturbante. Ho all'attivo alcune pubblicazioni in antologie collettive e personali. Ho collaborato con diverse riviste cartacee e online. Traduco dall'inglese all'italiano videogiochi e testi per alcune società estere.

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