Go West, young man

L'imminente distribuzione di The Innkeepers, il nuovo film di Ti West che ha già riscosso pareri molto positivi dalla critica e in occasione di alcuni festival ci offre la giusta sponda per ricordare quello che di opera in opera si propone ormai come uno dei maggiori talenti statunitensi, con un percorso artistico che ormai lo identifica come un vero e proprio autore in un mare di meri esecutori. Ne è passato di tempo da quel 2001 che lo vedeva muovere le prime mosse dopo aver frequentato the School of Visual Art, con una serie di cortometraggi che già offre a West un primo fondamentale mattone per la costruzione di uno stile autoriale preciso: il contornarsi di collaboratori fissi, in particolare Graham Reznick al sonoro, un gruppo di professionisti che tornerà spesso nei vari progetti della Glass Eye Pix.

 

E proprio Larry Fessenden, mente e factotum della Glass Eye Pix legherà il suo nome a quello di West in un connubio che resiste fino a oggi e che, anzi, sembra più saldo e produttivo di anno in anno.
Si parte con The Roost nel 2006: il film descrive la tragica avventura di quattro amici che, diretti verso un matrimonio, finiscono invece nelle vicinanze di una fattoria e, peggio ancora, si imbattono in uno stormo di pipistrelli vampiri, ferocissimi. Chiunque venga ucciso da queste creature si trasforma in una sorta di zombie: inizia la disperata lotta per la sopravvivenza dei quattro...

Budget limitato e flavor da B movie anni settanta con tanto di Zio Tibia introduttivo (Tom Noonan nei panni di un lugubre maggiordomo), The Roost rivela già in pieno la tendenza di Ti West a girare materiale di genere (in questo caso horror) con uno stile realistico, lento e attento al dettaglio che sembra esasperare i fan.
E infatti l'accoglienza è decisamente mista, con molti dei recensori "mainstream" che riservano commenti positivi a un film dalla struttura classica e ben misurata e una parte dei critici di genere che lo catalogano come piatto, lento, poco efficace.

 

The Roost lascia comunque ottima impressione e Fessenden vuol continuare a finanziare West che cerca già nel 2007 di portare avanti in qualche modo l'idea di The House of the Devil ma i tempi non sono ancora maturi, ecco quindi che il progetto viene accantonato per far spazio a Trigger Man.

 

West si allontana dall'horror soprannaturale e mette in scena un viaggio serrato e asciuttissimo nei territori del survival movie, con la vicenda di tre amici di città che si avventurano nei boschi per una giornata di caccia, salvo diventare loro stessi la preda.

 

Di nuovo estrema calma e lentezza sia nel costruire i personaggi sia nella rappresentazione estremamente realistica di cosa sia una partita di caccia, fattori che possono tranquillamente snervare lo spettatore più impaziente ma che funzionano assai bene in contrasto con gli occasionali scoppi d'azione e morte.

 

E di nuovo, recensioni e accoglienza sono miste (anche se generalmente più favorevoli rispetto al precedente) e conservano gli stessi schieramenti e modalità riservate al film precedente.

 

Nel frattempo West si sente pronto al passaggio a uno studio più grande e accetta di girare, per Lions Gate, il sequel di Cabin Fever. Il regista si impegna su questo progetto mostrando una certa dose di ingenuità nel credere alle promesse di una major che gli assicura totale indipendenza e libertà: si dovrà ricredere ben presto quando i produttori prima gli toglieranno il montaggio e in seguito faranno rigirare ad altri alcune scene.

 

Scottato dalla vicenda West torna da mamma Fessenden/Glass Eye Pix che lo accoglie senza serbare alcun rancore e il cineasta riesce infine a realizzare il progetto accantonato tempo fa. The House of the Devil incontra inizialmente qualche problema di final cut ma dopo il festival di Tribeca riesce infine a trovare i giusti canali distributivi e l'ormai consueta accoglienza da parte di pubblico e critica.

 

E due anni dopo ecco arrivare The Innkeepers, ennesimo giro di vite della poetica tiwestiana che otterrà, è facile prevedere, accoglienze critiche ancora più polarizzate di quanto avvenuto in occasione del precedente film. La sinossi?

 

Claire e Luke sono gli ultimi due addetti rimasti a lavorare allo Yankee Pedlar Inn, un hotel che chiuderà entro una settimana. Claire ha abbandonato il college e sembra pentita e in crisi mentre Luke, di qualche anno più anziano, appare più cinico e fatalista. Luke è interessato alla storia dell'edificio, in particolare alla figura di un fantasma, una donna (Madeline O'Malley) che, in seguito a una delusione d'amore, si è suicidata in una stanza e il cui cadavere è stato quindi nascosto per qualche tempo nella cantina dell'hotel per evitare scandali.

 

L'interesse lo ha spinto a creare un sito web dedicato al fenomeno e durante gli ultimi tempi, armato di registratore, è andato nottetempo in giro per l'edificio a caccia di segni della presenza fantasmatica, ma le poche volte in occasione delle quali è incappato nella presenza non aveva purtroppo con sé la strumentazione.
Claire, complice la noia degli ultimi giorni di lavoro in un hotel vuoto e anche grazie a una dose di entusiasmo e ottimismo, intende aiutare Luke nella sua caccia, tenendo conto che l'unico ospite dell'albergo è una madre con bambino, che ha abbandonato il marito dopo un violento litigio.

 

I due sembrano però prendere alla leggera il compito che si sono prefissati e preferiscono scherzare, stare attaccati al computer e dormire. Tutto cambierà quando arriveranno all'hotel gli ultimi due clienti prima della chiusura: una attrice di sit-com di mezz'età convertitasi alla newage/spiritismo et similia e un vecchietto che vuole passare una notte nella stanza in cui aveva trascorso la luna di miele...

 

Non rimane altro che incrociare le dita e sperare in qualche tipo di distribuzione italiana: il genere ha ora più che mai bisogno di titoli in controtendenza e voci autoriali che sappiano dettare nuove vie e riscoprirne di antiche. Go West, young man! (Elvezio Sciallis)

Elvezio Sciallis: Non vi deve interessare chi sono. Leggete quanto scrivo e discutete di quello: chi sono non è importante, sono solo (cambia una consonante) una persona qualunque, appassionata di cinema e letteratura, specie quel cinema e quella letteratura che giocano e dialogano con il Perturbante. Ho all'attivo alcune pubblicazioni in antologie collettive e personali. Ho collaborato con diverse riviste cartacee e online. Traduco dall'inglese all'italiano videogiochi e testi per alcune società estere.

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