The Secrets of Drearcliff Grange School

The Secrets of Drearcliff Grange School

A differenza dei suoi coetanei (ed ex coinquilini) Neil Gaiman e Clive Barker, l’inglese Kim Newman non ha (ancora?) ottenuto una fama ubiquitaria e mainstream. I suoi romanzi possono aver venduto a carrettate, ma l’opera di Newman, per quanto accessibilissima, rimane forse troppo fortemente metaletteraria per essere digerita dai cosiddetti “lettori tradizionali”. Newman è conosciuto soprattutto come l’autore del colossale tour-de-force “Anno Dracula”, in cui confluisce tutto l’universo vampirico, ma il suo catalogo include romanzi neo-noir, flirt col cyberpunk, orrori “nazional popolari” alla maniera di King o di Herbert, un romanzo a bivi sull’aleatorietà dell’esistenza, varie reprise in chiave fantastica di personaggi iconici della cultura popolare britannica, oltre a una vasta e qualitativamente notevole produzione di critica cinematografica.
La natura metaletteraria, insieme col senso dell’umorismo tipico di Newman, si ritrova anche nel recente “The Secrets of Drearcliff Grange School”, incursione dell’autore in uno dei cliché classici, quello della scuola per ragazzini “speciali”, che il successo di Harry Potter ha riportato prepotentemente alla ribalta.
Gran Bretagna, anni ‘30. La giovane Amy Thomsett causa un notevole imbarazzo nei propri familiari per la sua tendenza a sfuggire alla legge di gravità. Viene perciò spedita a Drearcliff Grange, scuola privata che “si prende cura” di ragazzine dotate di capacità insolite.
E nel costruire questa storia di amicizie, rivalità scolastiche, strani poteri e austeri insegnanti post-Vittoriani, Newman parrebbe sulla strada per costruire un classico romanzo per ragazzi. Un Harry Potter al femminile, appunto. Un romanzo sulla diversità, l’esclusione, la crescita e l’accettazione di sé.
Sarebbe sufficiente.
Ma Kim Newman è meglio di così.

Ecco allora che progressivamente, mentre seguiamo le giornate di Amy e delle sue amiche del Moth Club, le tenebre prendono ad addensarsi, e il romanzo prende una piega claustrofobica e inquietante. È il mondo reale - e in particolare l’ascesa del Nazismo - che getta la propria ombra sull’intera faccenda.
Che non è più così spensierata e giocosa, ma acquisisce una nuova urgenza, e una nuova importanza.
Tutte le storie per ragazzi sono un sottile gioco di equilibrio fra il conformismo e l’individualismo: da Tom Sawyer in avanti (ma anche prima) l’eroe deve essere se stesso, ma deve anche imparare a integrarsi nella società. Questo non è necessariamente il caso dell’orrore, e in particolare dell’orrore britannico, nel quale essere uguali a tutti gli altri è spesso il primo passo verso la catastrofe personale. Con questa differenza ben chiara in mente, Kim Newman costruisce un romanzo che è orrore, e che se indubbiamente può essere apprezzato dai “giovani adulti”, è certamente diretto a un pubblico più vasto ed eterogeneo. Come sempre, il lavoro di Newman è molto accessibile, ma potrebbe spaventare i lettori mainstream, sfilando loro il tappeto da sotto ai piedi, per così dire: non tutti i lettori amano essere colti di sorpresa. Scritto con taglio ironico, farcito di espressioni dell’epoca, costellato di immagini molto potenti, con un nocciolo “ideologico” tanto semplice quanto potente, “The Secrets of Drearcliff Grange School” potrebbe d’altra parte essere una di quelle meraviglie: un romanzo che trasforma i lettori mainstream in lettori di genere. Se solo avessero il coraggio di leggerlo.
(Davide Mana)

Davide Mana: nato a Torino nell'ormai lontano 1967, Davide Mana è un geologo e paleontologo. Una malsana passione per il fantastico lo ha spinto con gli anni a scrivere e tradurre letteratura di genere. Non ci sono invece giustificazioni per il fatto che gestisca due blog.  

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