Ana Kai Tangata di Scott Nicolay

Alligators
Russel non è il migliore degli insegnanti e non brilla nemmeno come padre, si è ormai fissato con una piccola palude e decide di portarci i bambini. La scritta Natus Mortuus incisa su un albero dovrebbe spingerlo a girare i tacchi e andarsene, e invece...
The Bad Outer Space
Avete presente quei corpuscoli semitrasparenti che vediamo ogni tanto sui nostri occhi? E se fossero una particolare forma di invasione aliena?
Ana Kai Tangata
Nella lingua dei Rapa Nui significa “la caverna mangiauomini”, preparatevi a un insolito e potente racconto horror ambientato nell'isola di Pasqua.
Phragmites
C'è una caverna che per i Navajo è sacra e molto probabilmente sarebbe meglio non andare a scoprire il perché...

The Soft Frogs
Di nuovo una palude, un edificio con alcuni misteri e tante rane che potranno essere anche “soft” ma non per questo meno mortali...
Eyes Exchange Bank
Il racconto che ha messo Scott Nicolay sulla mappa del weird contemporaneo, apparso per la prima volta in una antologia tributo a Thomas Ligotti.
Geschäfte
C'è un edificio in rovina a San Francisco e presto scoprirete i suoi segreti...
Tuckahoe
Quel che sembra iniziare come un normale poliziesco con un brutto incidente, diventa ben presto altro tipo di racconto quando vengono rinvenute alcune braccia di troppo...

 

Certe volte mi sembra che la scena horror-weird italiana sia passata da un periodo relativamente dorato, durante il quale venivano tradotti e pubblicati parecchi autori esteri, alla fase odierna che da un lato prevede librerie stipate di opere che con l'horror poco hanno a che fare e dall'altra un fiume di autopubblicazioni su Amazon.
Il tutto senza nessun passaggio intermedio e, allora come ora, a scapito di una larga fetta di autori che vengono ignorati da un pubblico che spesso non è aiutato dai molti siti italiani.
A perderci è come sempre solo il lettore, che vede ridotto il panorama horror a pochi nomi e stili, si assuefa a determinate meccaniche e finisce con il chiederne ancora di più. Ci sono fortunate eccezioni (le traduzioni di Ligotti o Keene, per esempio) che però non sembrano in grado, da sole, di cambiare questo trend.

 

Rischiamo quindi di perderci, di anno in anno, oltre alla consueta mole di volumi di autori già affermati, anche degli esordi fulminanti come quello di Scott Nicolay, che ci offre otto suoi racconti di gran livello, una vera e propria spia dello stato di salute che gode il weird statunitense.
Potrebbe bastare il fatto che Fedogan & Bremer stampi il volume con una introduzione di Laird Barron e una postfazione di John Pelan: credo che questi due nomi siano conosciuti molto bene anche qui da noi e rappresentano da soli sufficiente garanzia.

 

Scott Nicolay è “anche” archeologo, speleologo e poeta: tre cose che si fanno indubbiamente sentire nei suoi racconti che hanno anche il grande merito di essere piuttosto lunghi, andando quindi contro alla diffusa tendenza di scrivere storie brevi, se possibile con finale a sorpresa.
Tuckahoe è addirittura un romanzo breve e l'intera raccolta propone una gran varietà di ambientazioni, tematiche e stili, varietà che ha fatto storcere il naso a qualche critico che ne ha ricavato l'impressione di una raccolta disomogenea e altalenante (gli appunti di S. T. Joshi sono comunque molto interessanti e c'entrano parecchi punti), mentre a me proprio questo pare uno dei punti di forza dell'intera operazione.

 

Nicolay sa portarci in giro per il mondo con i suoi orrori, non teme ambientazioni esotiche e la sua formazione culturale gli permette di rendere con ottimi dettagli le location che sceglie di descrivere. Si prende tutto il tempo che gli serve per carburare, ma è anche capace di accelerate brusche e senza cintura (gli ultimi paragrafi di Phragmites, per esempio), non si tira indietro di fronte a nessuna tematica e usa il sesso in maniera matura, evitando stereotipi e scene gratuite (The Soft Frogs su tutti), e affollando i suoi racconti di protagonisti ben dettagliati, di solito uomini già alla deriva, con più di un problema e in cerca di soluzioni sbagliate che non faranno che sprofondarli ancora di più nell'entropia e nell'incubo.

 

Il risultato è quella che, unendomi al coro di lodi, anche secondo me è (per ora) la raccolta migliore dell'anno, arricchita da alcune illustrazioni di David Verba che, pur buone in sé, non mi sembrano particolarmente efficaci e intonate.
Un plauso a Fedogan & Bremer per aver pubblicato un volume che mi auguro venga ricordato come importante anche fra qualche anno.

Ana Kai Tangata: Tales of the Outer the Other the Damned and the Doomed
di Scott Nicolay
Fedogan & Bremer - 356 pp.
www.amazon.com/Ana-Kai-Tangata-Damned-Doomed/dp/1878252089
www.fedoganandbremer.com/products/ana-kai-tangata
(Elvezio Sciallis)

Elvezio Sciallis: Non vi deve interessare chi sono. Leggete quanto scrivo e discutete di quello: chi sono non è importante, sono solo (cambia una consonante) una persona qualunque, appassionata di cinema e letteratura, specie quel cinema e quella letteratura che giocano e dialogano con il Perturbante. Ho all'attivo alcune pubblicazioni in antologie collettive e personali. Ho collaborato con diverse riviste cartacee e online. Traduco dall'inglese all'italiano videogiochi e testi per alcune società estere.

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