The Influence di Bentley Little

Ross Lowry è il classico tipo da grande città, ma rimanere disoccupato per più di un anno può davvero far miracoli e, come dice una nostra cantante, “come si cambia per non morire”: ecco quindi che il nostro si trasferisce da parenti a Magdalena, un piccolo paese dell’Arizona composto più che altro da ranch e fattorie.E lentamente Ross comincia a prender gusto a una vita più lenta, magari meno ricca di avvenimenti ma sicuramente più tranquilla. Tutto questo fino al Capodanno e alla festa tenuta da Cameron Holt, proprietario del più grande ranch della zona.
Come usanza, molti degli abitanti sparano in aria per festeggiare l’anno nuovo e...
Qualcosa cade dal cielo, una creatura dotata di ali che alcuni scambiano per angelo.
Nascosto il cadavere, la città si sforza di dimenticare l’accaduto, ma ben presto cominciano ad accadere strani avvenimenti di ogni tipo...
Abbiamo da un lato una possente sincronicità di fortune e sfortune: i ricchi diventano poveri attraverso sventure, mentre i meno abbienti incappano in lotterie e addirittura quantitativi di oro.
Altri cittadini invece cominciano a sentire voci nella testa, alcuni impazziscono e diventano aggressivi, compaiono strane e mostruose creature dalle zone circostanti, i cani cominciano a camminare su due zampe, i bambini spariscono: la creatura caduta dal cielo a Capodanno è davvero morta? O sta evolvendosi e influenzando la zona?
Ross sembra uno dei pochi a essere scarsamente influenzato da avvenimenti e cambiamenti, e potrebbe giocare un ruolo cruciale nel fermare le forze oscure all’opera in Magdalena.

Bentley Little è uno di quegli autori solidissimi, con una lunga carriera alle spalle e un buon numero di premi e cenni positivi da parte della critica, che però non hanno mai avuto fortuna in Italia, al punto che non mi sembra (ma non seguendo più la scena può benissimo darsi che io mi stia sbagliando e nel suo caso sarei ancora più contento di un mio eventuale errore) che sia mai stato tradotto qualche suo romanzo nello Stivale.
E di romanzi Bentley Little ne ha pubblicati più di venti, accanto a tre raccolte di racconti (quattro, contando Four Dark Nights, che però è un progetto condiviso con altri autori) e varie storie sparse su riviste. A questo aggiungete una vittoria al Bram Stoker Award e comincerete a farvi l’idea di uno scrittore che è ormai presente nell’horror da 24 anni e che fra stranezze (non è proprio il più grande amico di tecnologia e Rete) e giustificabili cali qualitativi (non puoi sfornare quasi un romanzo all’anno senza alcune cadute di tono) è un nome ben conosciuto nella scena horror di lingua inglese.

 

In The Influence, Little parte da uno spunto iniziale che ha sapore lovecraftiano (qualcosa cade comunque dal cielo, anche se non è un colore) per poi virare nella più classica struttura da “evil comes to town” che ha avuto parecchi interpreti di gran efficacia (Stephen King, Peter Straub, James Herbert solo per rimanere ad alcuni fra i più noti anche qui in Italia) e che è una scelta narrativa per molti versi vantaggiosa, in primis perché offre la possibilità di frammentare la narrativa in una serie di scene di impatto molto forte e libera la fantasia più che in altre occasioni.
E di fantasia Little ce ne mette tanta, forse fin troppa: ci sono un sacco di situazioni ben diverse fra loro, tutte stranianti a dovere e ogni lettore avrà modo di trovare quelle preferite.

 

Si tratta però di una scelta che nasconde anche alcuni rischi: la frammentazione può diventare eccessiva, le varie scene “strane” possono creare assuefazione e senso di ripetizione e non è facile equilibrare l’azione frenetica con un adeguato sviluppo psicologico dei personaggi.
Per nostra fortuna Bentley Little (che, se ben ricordo le mie disordinate letture, è qui reduce da un periodo non molto felice a livello creativo, con più di un romanzo insoddisfacente) riesce a evitare queste possibili risacche grazie a un grande mestiere, mette la cura dovuta nel creare i suoi protagonisti e piazza un buon romanzo ricco di momenti weird.

 

Rimane comunque, nonostante ogni tentativo da parte dell’autore, la sensazione di essersi avventurati in un luna park un po’ troppo barocco ed eccessivo, ma è un dato che per alcuni lettori può tranquillamente risultare positivo.
Meno positiva, e credo possa essere discorso oggettivo, è la tendenza di Little a essere piuttosto vago in certi passaggi descrittivi, in particolare per quanto riguarda l’aspetto di alcune creature: sono il primo a detestare didascalie e infodump e prediligere l’assenza di spiegazioni, ma a tratti sembra quasi che l’autore si rifugi in questa pratica per pigrizia e mancanza di spunti.

 

C’è anche, come mi è accaduto di riscontrare spesso in Little (ma è tendenza molto diffusa nell’horror statunitense) una scarsa confidenza nella gestione della parte conclusiva, che è breve e pare irrisolta e facilona: ci sono molti maestri di scacchi che hanno più di un problema con i finali di partita, ma è arte che bisogna imparare a gestire per riuscire a entrare nella ristretta cerchia dei campionissimi.
Sono difetti che vengono ampiamente superati dai dati positivi e The Influence è lettura consigliata a chi ama vedere una piccola comunità messa sottosopra e disgregata in ogni suo aspetto.
The Influence
Bentley Little
Cemetery Dance
416 pagine
www.cemeterydance.com/page/CDP/PROD/little03
(Elvezio Sciallis)

Elvezio Sciallis: Non vi deve interessare chi sono. Leggete quanto scrivo e discutete di quello: chi sono non è importante, sono solo (cambia una consonante) una persona qualunque, appassionata di cinema e letteratura, specie quel cinema e quella letteratura che giocano e dialogano con il Perturbante. Ho all'attivo alcune pubblicazioni in antologie collettive e personali. Ho collaborato con diverse riviste cartacee e online. Traduco dall'inglese all'italiano videogiochi e testi per alcune società estere.

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