The Fury di Alexander Gordon Smith

Un giorno ti svegli e scopri che le persone attorno a te si trasformano in bestie feroci, in creature senza cervello o morale il cui unico scopo in vita sembra cercare di ucciderti. Non fraintendermi, “attorno a te” non è un modo di dire: sei proprio tu il centro di qualche tipo di forza, energia o altro che trasforma gli uomini in qualche tipo di zombie.
Pian piano ti accorgi che esistono altri come te, altri costantemente inseguiti da gruppi di pazzi assetati di sangue.
Unirsi è tanto naturale quanto utile per cercare di sopravvivere, ma nemmeno fra simili si è al sicuro, specie quando alcuni ragazzi cominciano a comportarsi in modo anomalo.
The Fury segue le (dis)avventure di Cal, Brick e Daisy, tre ragazzi (rispettivamente di 18, 17 e 12 anni) che proprio quando si riterranno finalmente al sicuro e protetti da questa terribile piaga, scopriranno che la loro odissea è appena cominciata.

 

Non è mai facile scrivere del cosiddetto genere Young Adult, si corre il rischio di cadere in qualche tipo di forte bias e conseguenti retoriche inefficaci quanto sgradevoli: mi è capitato più volte di leggere interventi che poco avevano a che fare con un romanzo YA in particolare e molto con l’attacco o difesa nei confronti di alcune scene e pratiche.
Capita poi sempre più spesso che romanzi come questo e tanti altri prodotti di consumo di ogni tipo diventino semplici pedoni nello scacchiere di lotte incomprensibili che schierano, chessò, il self publisher contro chi scrive fan fiction; l’autore di editori tradizionali contro chi pubblica a pagamento; il critico professionista o l’accademico contro chi pubblica gratuitamente suoi interventi su qualche portale o blog, in un massacro (talvolta in punta di fioretto, talvolta con mazza e clava) che non porta a nulla di costruttivo.

Alexander Gordon Smith è un professionista, da tempo impegnato nella scrittura, con una netta predisposizione per YA e narrativa per bambini, che non esita però ad alzare spesso il volume, sia per quanto riguarda una certa originalità rispetto a tanti altri modelli di riferimento, sia per una tendenza a non risparmiare il dettaglio crudele o la visione macabra e feroce, pur continuando a giocare ben dentro le regole.

 

Dopo il grande successo della serie “Furnace”, troviamo questo scrittore alle prese con l’archetipo dello zombie (ma per i puristi, ovviamente, i furiosi contagiati di questo romanzo non saranno mai classificabili come morti viventi) e, grazie a una notevole originalità, in particolare per quanto riguarda lo spunto iniziale, The Fury riesce a farsi leggere molto bene, facendoci provare la giusta empatia nei confronti dei tre protagonisti e presentandoci le giuste svolte di trama che manterranno alto l’interesse per le settecento pagine circa dell’intera vicenda.
Non fraintendetemi, non ci troviamo di fronte a un capolavoro o a qualcosa in grado di ridefinire il campo: The Fury rappresenta al meglio la nozione di “scrittore professionista” che conosce a menadito regole e trucchi e non esita a impiegare entrambi per sfornare un godibile prodotto in grado di intrattenere per qualche ora.

 

Inizio al fulmicotone con parecchie scene di aggressione “personalizzata” per poi passare a occuparsi dello sviluppo dei personaggi e quindi espandere il campo d’azione, preferendo attuare più di un detour e cambio di prospettiva pur di non finire ingabbiato nelle pastoie del genere: Alexander Gordon Smith sa come ritoccare la formula base senza per questo stravolgerla o perdere in leggibilità ed è apprezzabile, su tutto, la sua tendenza a non chiarire meglio alcuni dettagli e a non stabilire processi esatti e robotici di causa-effetto.
Chi è il vero “cattivo” in The Fury? Non aspettatevi una risposta facile, chiara o scontata. Una volta tanto può essere interessante menzionare la scintilla che ha spinto l’autore a pensare a questo particolare metodo di contagio: quando frequentava le lezioni di ginnastica a scuola, il professore amava il Murderball, un gioco che prevedeva l’assegnare una palla da football a uno studente, lasciargli un certo margine e poi far scatenare il resto della classe che, per recuperare la palla, si ammassava sullo sventurato, cercando di vincere con ogni mezzo necessario.
Da lì Gordon Smith ricavò la forte (e a quanto pare profonda e indimenticabile) impressione di quanto l’uomo possa cambiare comportamento quando è in branco e quella palla si è trasformata, nel corso dei decenni, nella “maledizione” che hanno i protagonisti di The Fury.

 

Detto dello stile molto controllato che riesce a rendere digeribili così tante pagine (ma non è sorpresa, visto che Gordon Smith pubblica anche manuali di scrittura creativa piuttosto apprezzati) e ribadito il fatto che la supposta età del pubblico di riferimento non gli vieta certo alcuni tiri mancini, violenti e morbosetti, mi rimane ancora da sottolineare un ulteriore motivo di plauso...
L’autore di The Fury riesce a mantenere insolitamente basso il livello di romanticismo e descrizione delle relazioni sentimentali lungo tutta l’opera, evitando come la peste triangoli amorosi e parecchie altre consuetudini che, almeno ad ascoltare i detrattori, sembrano imperversare in questo tipo di narrativa. Non sarebbe dettaglio positivo di per sé ma, immerso in una scena nella quale troppi altri autori amano giocare facile sulle emozioni dei lettori, diventa una deviazione significativa.

 

Essendo Gordon Smith un autore prolifico che affronta la scrittura come un lavoro quotidiano, ecco che c’è già un seguito in arrivo: The Storm, pare, dovrebbe proseguire e concludere le vicende narrate in The Fury, meglio quindi sbrigarsi a fare la conoscenza con questi zombie ben particolari (Elvezio Sciallis)

 

The Fury
Alexander Gordon Smith
Farrar, Straus and Giroux (2012, 688 pagine)
Sito dell’autore: www.alexandergordonsmith.com

Elvezio Sciallis: Non vi deve interessare chi sono. Leggete quanto scrivo e discutete di quello: chi sono non è importante, sono solo (cambia una consonante) una persona qualunque, appassionata di cinema e letteratura, specie quel cinema e quella letteratura che giocano e dialogano con il Perturbante. Ho all'attivo alcune pubblicazioni in antologie collettive e personali. Ho collaborato con diverse riviste cartacee e online. Traduco dall'inglese all'italiano videogiochi e testi per alcune società estere.

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