She walks in shadow

Spesso le idee più semplici sono le più efficaci. Mentre negli USA imperversava la discussione (fondamentale? sterile? inutile? necessaria?) sul razzismo e la misoginia di H.P. Lovecraft, che si sarebbe conclusa con la sostituzione del premio per il World Fantasy Award, la Innsmouth Free Press dava alle stampe una antologia di racconti lovecraftiani scritti esclusivamente da donne, e con un parco-autrici internazionale e multietnico.
Non si è certamente trattato di una uscita “programmatica”. E tuttavia, cogliendo quello che è chiaramente un progressivo shift nelle sensibilità dei lettori, Silvia Moreno Garcia e Paula Stiles, curatrici del volume, hanno fatto un lavoro eccellente e creato un volume “importante” su più livelli. Andando comunque oltre l'intento didascalico o la provocazione, le due curatrici mettono sul tavolo non una raccolta di storie horror scritte da donne perché sì, o perché è “il momento giusto”, ma una raccolta di storie eccellenti, divertenti e ben scritte. She Walks in Shadow è perciò una solida aggiunta allo scaffale delle letture lovecraftiane e un valido pro-memoria per i lettori ancora ancorati a criteri di giudizio biologici per qualcosa che di biologico non ha nulla.
Come sempre, recensire una antologia ha poco senso, o richiederebbe un articolo molto più lungo, capace di dedicare lo spazio dovuto a ogni storia. Accontentiamoci allora di dire che si tratta di un volume vivamente raccomandato. È vero, alcuni racconti potrebbero infastidire o offendere i puristi, ma per quanto noi si sia tutti, chi più, chi meno, fratelli e sorelle in Lovecraft, è bene ricordare che questa non è una religione. È intrattenimento, del genere che può anche di tanto in tanto farci pensare.

Il volume della Innsmouth Free Press, con la splendida copertina di Sarah K. Diesel, si è meritato proprio il World Fantasy Award come miglior antologia, ed è stato finalista al premio Locus.
È stato anche ristampato negli USA col titolo di "Cthulhu's Daughters" (perché invocare Cthulhu fa sempre un paio di copie vendute in più, probabilmente), con una copertina differente.
La selezione di storie nei due volumi è comunque la stessa, ed è quella che riportiamo di seguito:
“Bitter Perfume” Laura Blackwell
“Violet is the Color of Your Energy” Nadia Bulkin
“Body to Body to Body” Selena Chambers
“Magna Mater” Arinn Dembo
“De Deabus Minoribus Exterioris Theomagicae” Jilly Dreadful
“Hairwork” Gemma Files
“The Head of T’la-yub” Nelly Geraldine García-Rosas (translated by Silvia Moreno-Garcia)
“Bring the Moon to Me” Amelia Gorman
“Chosen” Lyndsey Holder
“Eight Seconds” Pandora Hope
“Cthulhu of the Dead Sea” Inkeri Kontro
“Turn out the Light” Penelope Love
“The Adventurer’s Wife” Premee Mohamed
“Notes Found in a Decommissioned Asylum, December 1961″ Sharon Mock
“The Eye of Juno” Eugenie Mora
“Ammutseba Rising” Ann K. Schwader
“Cypress God” Rodopi Sisamis
“Lavinia’s Wood” Angela Slatter
“The Opera Singer” Priya Sridhar
“Provenance” Benjanun Sriduangkaew
“The Thing in The Cheerleading Squad” Molly Tanzer
“Lockbox” E. Catherine Tobler
“When She Quickens” Mary Turzillo
“Shub-Niggurath’s Witnesses” Valerie Valdes
“Queen of a New America” Wendy N. Wagner
(Davide Mana)

Davide Mana: nato a Torino nell'ormai lontano 1967, Davide Mana è un geologo e paleontologo. Una malsana passione per il fantastico lo ha spinto con gli anni a scrivere e tradurre letteratura di genere. Non ci sono invece giustificazioni per il fatto che gestisca due blog.  

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