Sea of Blood di Reggie Oliver

Se avete letto anche solo la metà di articoli e post italiani sulla narrativa horror rispetto a quelli che ho letto io, sarete sicuramente stanchi di una considerazione che appare spesso, ovvero la consueta lamentela sul cattivo stato dell'editoria italiana che non solo è incapace di offrirci del decente horror nostrano ma che, molto spesso, non è nemmeno in grado di importare e tradurre i maggiori autori stranieri.
Sì, certo, si tratta di una constatazione assolutamente giusta e sacrosanta, ma ormai è stata ripetuta così tante volte da cominciare a svuotarsi di potenza e diventa più che altro una lamentela di circostanza che nulla risolve o sposta.
Dove purtroppo nessuno vuole aiutare il lettore italiano, ecco che è il lettore che deve cominciare ad aiutarsi da solo e, come abbiamo ripetuto in molti da molto tempo, diventa indispensabile imparare a leggere in inglese.

Ma anche tenendo in mente la disastrosa tradizione nostrana degli ultimi decenni, è davvero difficile spiegare l'assenza di un autore come Reggie Oliver dai nostri scaffali: si tratta, a mio modo di vedere, di una delle lacune più gravi, per quanto mi riguarda Oliver è uno dei migliori autori di racconti horror-weird attualmente in attività e questa sua antologia, The Sea of Blood, è con buona probabilità il modo migliore per cominciare a conoscerlo meglio, visto che raccoglie buona parte della sua produzione più interessante, apparsa in precedenza in alcune raccolte personali così come in importanti volumi quali quelli della serie Year's Best Fantasy & Horror. Gli autori preferiti e le fonti di ispirazione di Reggie Oliver sono facili da identificare e possono servire quale iniziale indizio sulle sue tematiche e stili: Algernon Henry Blackwood, Arthur Machen, Walter de la Mare e Robert Aickman sono i nomi che vengono ben presto in mente ma, su tutti, spunta il nume tutelare di M. R. James.

 

Questo però non deve assolutamente far pensare a una semplice imitazione di modelli, anche perché imitare determinati stili di scrittura nell'epoca contemporanea significa spesso rinunciare a una discreta fetta di lettori, che potrebbero allontanarsi da una prosa non più adatta a narrare il mondo.
Quelli di Reggie Oliver sono omaggi che partono da determinate sensibilità passate per modernizzarle attraverso uno stile di scrittura in grado di cambiare notevolmente di racconto in racconto , una prosa molto, molto matura, studiata ed elegante, fra quelle più “alte” dell'intero panorama di questo genere, senza che la sua ricercatezza provochi senso di pesantezza o difficoltà di lettura.
Attore e scrittore di opere teatrali, biografo e autore di “storie di fantasmi”, Oliver è per me un autore imprescindibile sia per chi ama il genere sia, e forse ancora di più, per chi, scrittore esordiente, cerca di scrivere racconti ed è in cerca di nomi che brillino in questa particolare arte.

E così come la sua prosa, pur derivando da determinati maestri, è qualcosa di molto più moderno e complesso rispetto alle influenze principali, anche i temi che sceglie son ben più eterogenei e diversificati rispetto alle radici di riferimento, pur conservando quella particolare atmosfera tipica dell'incrocio genetico fra le storie gotiche di fantasmi e le weird tales.
Assurdo, in un tomo di quattrocento pagine contenente più di venti racconti, sottoporvi a un bombardamento di sinossi e mini-giudizi su ogni singola storia: ambienti spesso in rovina o disuso, vecchie chiese come teatri che hanno visto giorni migliori, piccole città poco frequentate e abitate e camere di alberghi a ben poche stelle sono alcune delle psicogeografie ideali per far sorgere spettri, mostri e fantasmi nella narrativa di Reggie Oliver.
Suore dal mestruo particolarmente abbondante, fantasmi di nani, gli orrori della follia e della demenza e persino un Jack lo Squartatore molto particolare abitano questi luoghi e aggiungono ansia e paura a racconti che (ed è una prova importante) funzionerebbero egregiamente anche senza l'elemento soprannaturale o le varie visioni terrorizzanti.

Chi cerca uno stile molto esplicito e tematiche aggressive, in grado di piazzare nella pagina arti mozzati, litri di sangue, molto sesso caliente, violenza e tortura dovrà per forza rivolgersi altrove perché, come detto dall'autore in occasione di varie interviste e articoli: “pur non rifuggendo di fronte all'esposizione di accadimenti orrorifici, il mio principale interesse è nella dimensione metafisica. Dovessi individuare una etichetta adatta alle mie opere, userei quella che (...) Charles Williams usò per i suoi romanzi: "spiritual shockers".
Siete pronti per gli orrori metafisici di Reggie Oliver?
Informazioni e link
The Sea of Blood di Reggie Oliver
Dark Renaissance Books
393 pagine
Intervista all'autore: fatalibelli.com
(Elvezio Sciallis)

Elvezio Sciallis: Non vi deve interessare chi sono. Leggete quanto scrivo e discutete di quello: chi sono non è importante, sono solo (cambia una consonante) una persona qualunque, appassionata di cinema e letteratura, specie quel cinema e quella letteratura che giocano e dialogano con il Perturbante. Ho all'attivo alcune pubblicazioni in antologie collettive e personali. Ho collaborato con diverse riviste cartacee e online. Traduco dall'inglese all'italiano videogiochi e testi per alcune società estere.

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