The Book of Cthulhu

Come avviare una serie di articoli intitolati "Letters from R'lyeh" se non parlando del Grande Antico Cthulhu, che in R'lyeh sogna, e delle storie che parlano di lui, e dei suoi allegri compari?
Nel corso degli anni, da che per la prima volta Howard Phillips Lovecraft ne scrisse il nome creandone la leggenda, sono stati frequenti i volumi che hanno cercato di rinchiudere fra le proprie copertine l'essenza dell'orrore sovrannaturale del quale il gentiluomo di Providence fu inventore e profeta.
Veri e propri breviari, raccolte di storie, talvolta di poesie, che erano e sono quasi dei Who's Who della Scuola Lovecraftiana.
Titoli ormai leggendari, come The Disciples of Cthulhu, Cthulhu's Heirs, o The New Lovecraft Circle, che costituiscono la spina dorsale di qualsiasi buona collezione di lovecraftiana.
Nel 2011, la Night Shade Books di San Francisco affidò a Ross E. Lockhart il compito di compilare e curare una nuova collezione che potesse essere la summa della narrativa di ispirazione lovecraftiana, ed il risultato furono due tomi, The Book of Cthulhu (2011) e The Book of Cthulhu II (2012), che in poco più di 900 pagine raccolgono una selezione colossale di storie, cinquantuno per l'esattezza, da autori classici e da autori contemporanei - alcuni dei quali insospettabili – distribuiti su un arco di oltre cinquant’anni.
Tutte le declinazioni dell'orrore sovrannaturale sono rappresentate, salvo forse il mero plagio, la pedestre ripetizione di modi e stilemi lovecraftiani. Solo Lovecraft, nel bene e nel male, poteva d’altra parte scrivere come Lovecraft.
Fra i titoli assolutamente classici presenti nella collezione vale la pena di ricordare The Tugging, opera di un giovanissimo Ramsey Campbell, Fat Face del compianto Michael Shea, il classicissimo e imprescindibile Black Man with a Horn di T.E.D. Klein, The Fairground Horror di Brian Lumley, The Terror from the Depths di Fritz Leiber, o ancora Sticks di Karl Edward Wagner. Storie monumentali e indispensabili.

Le nuove leve sono rappresentate da autori dallo stile disparato, da Caitlin R. Kiernan ad Adam Scott Glancy a W.H. Pugmire, da Tim Pratt a Laird Barron. Storie comparse su riviste o antologie ormai perdute.
E poi, naturalmente gli insospettabili: Neil Gaiman col suo Shoggot's Old Peculiar, Gene Wolfe con Lord of the Land, Bruce Sterling con The Unthinkable, Michael Chabon con The God of Dark Laughter...
La filosofia della Night Shade Books è quella di produrre libri di qualità a prezzi popolari, e i due tomi del Book of Cthulhu sono robusti e pensati per essere maneggiati, e non conservati su un altare pre-atlanteano. Sono piacevoli a vedersi, curati graficamente, ma comunque non sono chicche per collezionisti.
Sulla qualità, senza stare a discutere di ogni singolo titolo, e fatti salvi i gusti personali del lettore, la selezione è in media molto alta. E se è possibile che alcune delle cose in questi due volumi possano infastidire e forse anche offendere i lovecraftiani ortodossi, è peraltro innegabile che questa sia una eccellente panoramica del meglio che è stato prodotto a partire dai semi gettati da H.P. Lovecraft, a Providence, tanti anni or sono.
(Davide Mana)

Davide Mana: nato a Torino nell'ormai lontano 1967, Davide Mana è un geologo e paleontologo. Una malsana passione per il fantastico lo ha spinto con gli anni a scrivere e tradurre letteratura di genere. Non ci sono invece giustificazioni per il fatto che gestisca due blog.  

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