Wormhole

Nord-est Italia, 2030. Come visionari scrittori del Novecento avevano previsto, l’evento avvenne nella tarda estate del 2030. Il progetto WORMHOLE, fu finanziato dalla Regione Friuli Venezia Giulia e dall’Europa comunitaria. Vi aveva contribuito con una donazione, il miliardario italo svizzero Riccardo Müller, innamorato pazzo di una giovane aquilejana, intravista col cannocchiale extratemporale. Per la cronaca, la giovane che a Müller tanto piaceva si chiamava Digna. Temendo di finire schiava di uno dei sanguinari Unni, Digna si lanciò dalla finestra nel fiume Natissa che nei tempi antichi scorreva sotto la torre di casa sua, lungo la muraglia di recinzione. Tramite il cunicolo spazio - temporale, gli esperti avevano stabilito che Digna si era suicidata il pomeriggio del ventisei agosto, anno 452 dopo Cristo, poco prima che gli Unni irrompessero in città. Deciso a salvare la bellissima giovane, Müller aveva donato alcuni miliardi di euro affinché fosse salvata prima della sua storica fine. Pur di assicurarsi fondi extra, gli esperti del settore dissero a Müller che si poteva fare. Il cunicolo spazio temporale che avrebbe portato nel presente Aquileja ed Aquilejani, sarebbe stato attuato la mattina del venticinque agosto del 452, un giorno prima che Digna si defenestrasse.

Il WORMHOLE avrebbe prodotto dunque la trasmigrazione spazio - temporale in data 2030 dopo Cristo di una intera città, compreso i suoi abitanti del V secolo dopo Cristo. In conseguenza delle rivoluzionarie scoperte sulla reversibilità dello spazio – tempo, come una clessidra che si gira, era stato possibile riportare alla luce interi centri urbani di epoche trapassate. Città sepolte ed abitanti, da secoli scomparsi, sarebbero stati catapultati nell’era attuale, tramite il WORMHOLE.
Col permesso del Ministero della Pianificazione Territoriale (MPT) e di quello della Pianificazione dei Nuclei Abitativi (MPNA), la costruzione del potente impianto elettromagnetico, a gravità convertibile, indicato come WORMHOLE, era stato ultimato agl’inizi del 2030 ed i collaudi completati un paio di mesi dopo. L’area archeologica della vecchia Aquileia, di oltre i diecimila metri quadri, era stata sgombrata. I recenti edifici abitativi, i negozi, le strade, le nuove vie e la recente linea ferroviaria eliminati. L’intera zona spianata con ruspe e rulli. I ruderi degli edifici di epoca romana, furono lasciati in loco. Col WORMHOLE, gli edifici romani che i barbari avevano ridotto ad un cumulo di rovine, sarebbero risorti nel presente, prendendo forma e massa così com’erano stati poco prima della distruzione unna. Il progetto WORMHOLE avrebbe dunque fatto risorgere Aquileja e riportato in vita gli abitanti, uccisi da Attila nel 452 dopo Cristo. La scienziata Kaira Knublich aveva chiesto alle autorità politiche l’eliminazione anche di Attila, il diretto responsabile del flagello. Kaira Knublich proponeva di spedire una squadra speciale di tiratori scelti che sarebbe sbucata di notte al di là delle mura di Aquileja. Tramite sensori ad infrarossi, la squadra dei tiratori scelti avrebbe localizzato la tenda di Attila, eliminando le guardie ed uccidendo il re degli Unni, flagellum dei. Rifacendo il cammino inverso all’interno del cunicolo dello spazio - tempo, la squadra speciale sarebbe tornata nel presente.
Illustri storici si erano opposti a Kaira Knublich, convincendo i politici implicati nel progetto: l’uccisione di Attila avrebbe comportato il ritiro degli Unni dai confini dell’Impero Romano d’Occidente e non sarebbe più avvenuta la fondazione di Venezia. Furono i fuggiaschi dei centri distrutti dagli Unni come Concordia, Altino e Padova, prossime ad Aquileja oltre a quelli di Vicenza, Verona, Brescia e Bergamo a rifugiarsi nella malsana laguna veneta ed a fondare Venezia. Non è da escludere l’apporto dei fuggitivi di Aquileia stessa, salvatisi dalla strage. Gli esperti del progetto WORMHOLE furono certi che anche senza gli aquilejani, Venezia sarebbe stata fondata dalle migliaia di famiglie, atterrite dalla devastazione unna nel Veneto e nel Friuli.
Alle nove del 25 agosto del 2030 il dirigente capo del progetto attivò il gigantesco elettromagnete WORMHOLE che generò il cunicolo spazio - temporale nell’area preposta, spianata dalle ruspe. Il giorno, il mese e l’ora erano coincidenti con quelli trapassati del 452 dopo Cristo.
Tivù locali ed internazionali, intorno al territorio spianato dalle ruspe, dove sarebbe spuntata ex novo l’antica Aquileja, ripresero lo storico evento. Progetti similari già si prevedevano in altre aree d’Europa e delle Americhe per riportare in vita antichi centri, come la leggendaria capitale dei Maja e l’antica Lugdunum, antenata di Lione e Londinium, antecedente la Londra di adesso.
Potenziando il WORMHOLE sarebbe stato possibile riportare nel presente il sontuoso tempio di Salomone a Gerusalemme, distrutto dai Romani nel 70 dopo Cristo. Influenti politici insistettero affinché la tecnica del WORMHOLE fosse potenziata per far viaggiare indietro nel tempo osservatori (storici, scienziati e biologi), fino all’epoca in cui il Cristo resuscitò dopo tre giorni, come le scritture insegnano.
L’emersione di Aquileja nel presente fu abbastanza rapida. Nel giro di una mezz’oretta, come un albero scarno fiorisce in primavera, gli antichi ruderi si cinsero di splendenti marmi, le vecchie vie interrate riemersero lastricate e bianche ed i colonnati s’innalzarono al cielo maestosi, coi capitelli corinzi ricoperti d’oro. Emersero nel presente dapprima le case, gli edifici, le strade, le merlate mura e le torri di fortificazione, l’antico circo ed il palazzo imperiale, ricco di dorati fregi e di mosaici. Le aule teodoriane si levarono nell’originale splendore e maestosità. In un secondo tempo, si materializzarono gli abitanti esterrefatti. Si contarono circa ventiseimila Aquilejani tratti in salvo dalla ferocia di Attila, di cui quindicimila tra bambini, donne ed anziani. Contro la diffidenza degli Aquilejani, terrorizzati e sotto assedio, furono spedite squadre di finti angeli alati, che si planarono in cielo e si posarono all’interno delle mura cittadine, tramite piccoli motori a reazione dietro le spalle. I finti angeli con bianche tuniche e con la fronte cinta di dorate aureole, nel collocarsi al centro della risorta Aquileja si erano messi a gridare:
“Pax et bonum.”
“Pax vobiscum.”
I primi furono i monaci di un antico monastero, rifugiatisi in città a genuflettersi, gridando al miracolo. Alcuni militari della legione romana di guardia sulle mura, quasi tutti tra i diciotto ed i trent’anni, furono poco dopo disarmati con appositi dispositivi antisommossa di sostanze paralizzanti: gas lacrimogeni, spray al peperoncino e scariche elettriche a basso voltaggio. Secondo le disposizioni di legge del 2030, i militari romani avrebbero dovuto essere recuperati tramite la rieducazione di psicologi e docenti, all’interno di appositi campi di sorveglianza. Effettuata la rieducazione, i giovani avrebbero potuto essere inseriti nel sistema produttivo europeo. Gli schiavi furono in un modo o nell’altro, liberati. Alcuni che soffrivano di turbe psichiche a causa della rapida trasmigrazione spazio - temporale, ebbero adatte cure con stimolazione di aree cerebrali. Altri che soffrivano di infezioni e di malattie parassitarie furono guariti. Le partorienti furono spedite nei centri ospedalieri di ostetricia. Gli stranieri per lo più mercanti che risiedevano in Aquileja e quelli che al momento vi si erano rifugiati, furono rieducati ed i più giovani avviati all’istruzione, per l’apprendimento rapido dei concetti basilari di lingua italiana e matematica.
La bella ragazza di nome Digna non ebbe propositi di suicidio e dopo opportuna rieducazione, fu presentata al miliardario svizzero. Dopo qualche tempo di convivenza Digna e Müller convogliarono a giuste nozze a cui parteciparono i genitori di entrambi. Passati nove mesi e dieci giorni, Digna partorì un bel maschietto a cui fu dato il nome di Diodato.

Giuseppe Costantino Budetta



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