Quattordici e zero otto

Era la mezzanotte esatta, quando realizzò di essere morta.
- Porca vacca! - urlò - è successo di nuovo.
Guardò in basso e vide la lancetta dell'orologio scattare in avanti di un minuto. La donna alla quale apparteneva giaceva ora inerme sul pavimento, ancora stringendo il telecomando della televisione. Lo schermo stava trasmettendo immagini di un talk show, dove opinionisti e critici d'arte facevano a gara d'insulti.
- Almeno questa volta non è stata colpa mia - si consolò - l'infarto è una roba abbastanza difficile da prevedere.
Realizzò in fretta che non aveva tempo da perdere. Le istruzioni che le avevano fornito erano ancora ben impresse nei suoi ricordi.
- Quattordici minuti e otto secondi. Questo è il tempo che hai a disposizione per la transizione - sussurrò. “E se non ce la faccio?” come ogni volta, questa era la domanda che le ronzava in testa. Quando l'aveva posta, centinaia di anni addietro, non aveva ricevuto risposta. Non volendo correre il rischio, si precipitò a passo spedito fuori dalla cascina. Grida di piacere rimbombarono nel cortile, incapaci di contenersi nella sola casa dei suoi vicini. Lei si fermò per un istante, come per voler contemplare un'idea. Poi scosse la testa, rapida, e si rimise in cammino. “Troppo presto, purtroppo” pensò. Le strade di quel paesino, già poco frequentate durante il giorno, erano ora deserte: nessun movimento umano, neppure i fari di un'auto in lontananza a darle un filo di speranza. Il panico prese il sopravvento. Sentì l'orologio ticchettarle rapido nella mente e pensò ai pochi minuti rimasti. Il cartello a bordo strada indicava la distanza da “Località Inferno” come cinque chilometri. Troppo lontano, per così poco tempo.
- Che ironia - disse - può anche darsi che ci finisca per davvero all'Inferno, questa volta.
Cacciò un grido ad ultrasuoni, dando sfogo alla sua disperazione. Un gatto apparve alle sue spalle, miagolando per elemosinare del cibo.
- Ciao Giulia - le disse - non è proprio un buon momento, questo.
Quando notò uno strano rigonfiamento del suo ventre, cambiò però idea.
- Ora che ci ripenso, potrebbe essere il momento perfetto. Vieni qui, ecco brava.
La prese in grembo e poggiò, colma di speranza, una mano sulla pancia della gatta. Sentì il calore della vita passarle attraverso il corpo, e sorrise. Chiuse gli occhi, facendo pressione su di quel piccolo ventre. L'animale si dimenò senza successo, nel tentativo di sfuggire a quel dolore sempre più crescente.
- Tranquilla Giulia, tra poco tutto sarà finito. Ecco, ci siamo quasi.
L'orologio ticchettava ora più in fretta, scandendo i secondi rimasti. Cinque, quattro, tre, due, uno.

Giulia, dopo un brusco atterraggio, si guardò attorno confusa. Non c'era più nessuno accanto a lei. Delusa di non aver ricevuto i suoi croccantini preferiti, si accovacciò ai piedi di un albero, al sicuro e lontana dalla strada. Dopo qualche minuto, un eco proveniente da dentro di sé la fece sussultare.
- Perlomeno questa volta avrò sette tentativi – disse la voce, sollevata.

Davide Risso