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FARFALLE

(Racconto per il concorso "300 Parole Per Un Incubo", 2010 - edizione 9)

 

«Vieni qui, puttana, adesso ti do quello che meriti!» grida l'uomo, lo sguardo lascivo, il cappello lercio calcato sulla testa.
«Fermo!» La voce mi trema, non farei paura a una pulce.
«E tu che cazzo vuoi?»
Fa un passo verso di me. Cerco di scansarmi.
Un lampo freddo mi attraversa il ventre, rimango a boccheggiare assetato d'aria mentre il fegato mi si dissangua.
Lo vedo sopra Anna che scalcia disperata, poi un luccicore metallico e un grido.
È allora che i miei occhi diventano ciechi.

 

***

 

Prima non sapevo dove finissero le anime.
Luce, calore e un refolo di vento: ci stacchiamo dai nostri corpi insieme con un battito d'ali, la scena di dolore di poco prima sorvolata dall'alto come in un film. Niente ci interessa più: solo odore di erba tagliata e fiori.
Volteggiamo leggeri coccolati dalla brezza mentre i giorni passano tra i colori e le nuvole.
Uno accanto all'altra, Anna e io, insieme.
Come noi intere famiglie, intere generazioni: farfalle variopinte, scarafaggi scuri, libellule, persino zanzare e mosche.
Tutti in quel paradiso di libertà.
Tutti felici: anime immerse in una nuova vita. Senza Santi, senza latte, senza vergini: solo noi e un'eternità da vivere.

 

***

 

«Guarda cosa ho qui» disse Emma.
«Sono bellissime!» rispose la sorellina, in mano una bambola tenuta per i capelli.
«Lo sai che le ho prese insieme?»
«Non ci credo!» esclamò Manuela incantata.
«Volavano vicine. Ho preso la prima e l'altra l'ha seguita nel retino»
Fissarono il loro tesoro per qualche minuto.
«E adesso? Che facciamo?»
«Dai, andiamo a colorare!»
Anna appoggiò il barattolo sul davanzale della finestra per correre via veloce con la sorella.
Dentro la prigione di vetro due farfalle disperate colpivano il vetro. Sempre più piano.

Antonino Alessandro