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IL TORNEO

(Racconto per il concorso "300 Parole Per Un Incubo", 2010 - edizione 9)

 

gni anno il re degli inferi se ne sta comodo sugli spalti a gustarsi quel macabro spettacolo.
Lo hanno sempre chiamato “il torneo”, una manifestazione in cui il vincitore ha diritto, fino alla prossima edizione, a non venir torturato in continuazione. Chi muore, purtroppo per lui, rinasce ed è costretto a subire maltrattamenti inimmaginabili.
E’ davvero impressionante vedere una miriade di mostri orripilanti sulle gradinate dell’arena incitare al massacro e alla sofferenza.
Del resto sulla terra sono state tutte persone orribili e non potrebbero desiderare altro che vedere spettacoli raccapriccianti degni del proprio nome e dei propri sporchi e folli ideali che li hanno accompagnati durante la loro esistenza passata.
Io mi trovo qui perché in vita ero un sovrano che si è macchiato di numerosi crimini, mi chiamavano “l’impalatore”.
Finalmente è arrivato il momento tanto atteso della finale; un ultimo incontro per provare a guadagnarsi un posto privilegiato in queste terre aride e putrefatte. Vincere non significa lasciare questo posto ma è un modo per alleviare una sofferenza che, per noi peccatori, non avrà mai fine.
Il mio avversario, un uomo grande e grosso dalla barba lunga, è steso sul pavimento cosparso da pozze di sangue, dopo un incontro massacrante, bloccato a terra dalla mia spada.
Sento il sangue ribollire nelle vene, la vittoria ormai è in pugno e il sovrano è in attesa che finisca lo sconfitto.

 

“Tu che sei caduto sotto i miei colpi rivelami il tuo nome”
e lui: ”questo non è importante come non lo è la vittoria per me, il mio dolore non si placherà mai. Non avrò mai più la mia dignità perché per un pugno di monete ho tradito un fratello; uccidimi!”

 

Sferro il colpo decisivo e la folla è in festa bagnata dagli schizzi di sangue sugli spalti.

Fabrizio Giansante