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MARCO E LA VERITA'

 

ome ogni altro giorno della settimana Marco si stava preparando alla veloce per uscire di casa e fingere di andare a scuola. Non ha mai avuto un buon rapporto con libri, compiti e professori, a dirla tutta, non aveva affatto un buon rapporto con le quotidiane relazioni sociali. Il contratto sociale è una cosa, Marco ne è l'esatto opposto.
Pensa che la società si regga sulle paure della gente, animali che temono l'uso del proprio cervello e preferiscono cedere parte della propria libertà in favore di norme morali che regolino le loro vite; tutti in favore della razionalità pura senza comprendere che tutto è esatto, tutto è errato. Non si può esser certi di nulla perchè questa, come ama definirla Marco, questa è la terra dell'assoluta libertà del pensiero. Crediamo sia reale non cosa lo è di per sé, ma cosa noi vogliamo credere lo sia, la realtà non esisterebbe senza una mente posta nella condizione di osservatore... per questo motivo il nostro personaggio strambo non poteva conciliarsi a pieno coi suoi coetanei, né tanto meno con la gente più grande. Veniva spesso considerato diverso, anche se il suo essere portava la gente ad avvicinarsi. È sempre piacevole parlare con te, dicevano le persone.
Ad ogni modo, eccovi presentato il personaggio di questa storia che ha dell'inverosimile. Vi starete chiedendo perchè ho deciso di narrarvi della sua personalità, beh la risposta è semplice: non volete conoscere chi è Marco? Ma ora torniamo al racconto, quella mattina dopo esser uscito di casa ed aver cavalcato la sua moto venti minuti o poco più, giunse in aperta campagna, il classico tipo di luogo che lo rasserena e lo induce a pensare all'esistenza ed a godersi questo viaggio destinato all'amore ed alla pace essenziale che è la vita. Camminando per la boscaglia si accinse a sedersi su un albero crollato e poggiato sul soffice terreno, si mise ad inalare più aria possibile per entrare così nello stato meditativo... pensare che in passato per “meditare” usava le droghe più svariate. La vita è cambiamento, non è forse così? Chi non cambia finge di vivere, questo l'ha capito analizzando la vita da un'ottica trascendentale.
Nel pieno della meditazione, quando non percepiva più il suo essere fisico assorto com'era nella lucidità estrema del suo io mentale o spirituale che dir si voglia, sentì un urlo straziante, all'inizio ci fece poco caso, poi, data l'insistenza del suono sgradevole, si decise a controllare meglio. Muovendosi come un coyote silenzioso fra gli alberi e gli arbusti selvatici cercava di non produrre rumori sospetti. Si faceva guidare dalle onde sonore per trovarne la fonte, certo non era facile ma dopo meno di cinque minuti il nostro amico trovò il luogo da cui provenivano tali urla e con suo immenso stupore si trattava di gatti in lite per il territorio, era buffo constatare la somiglianza sonora fra i versi di un gatto irato e le urla di una persona sofferente... beh ma adesso il nostro campione aveva trovato pane per i suoi denti, i gatti, infatti, stavano lottando proprio nei pressi di una vecchia baita disabitata, come fare a resistere? Le mura erano ancora in pietra, tante pietre l'una sull'altra, le finestre spaccature nel muro e la porta un umile insieme di stecche degradate; era socchiusa. Prima di entrare voleva essere certo di non incappare in qualche guaio, così tirò dentro dei sassolini per far scappare eventuali animaletti. Sembra tutto tranquillo, una volta dentro resta stupito dalla semplicità ed artisticità di quello che vede, un tavolo marcio con sopra un libro aperto e tante piante cresciute spontaneamente ovunque. Stava rompendo il tempo consacrato dalla natura, probabilmente non entrava uomo in quella baita da anni. Prese il libro, restò qualche istante ancora dentro ad assaporare l'aria intinta si soprannaturale e poi tornò all'albero coricato. Ora aveva qualcosa da fare, immergersi fra parole lasciate sole dal tempo. Non ci volle molto a capire che il libro era in verità un diario personale, raccontava la storia di un uomo scappato dal caos di una città in piena industrializzazione agli inizi del '900 e rifugiatosi nella campagna per vivere di natura con ritmi più umani, la storia nel suo insieme era degna dei migliori romanzi, con venature drammatiche e di coraggio. Quell'uomo aveva infatti perso la figlia e la moglie, racconta che un pomeriggio le due si avviarono nel bosco per fare una passeggiata fra donne e non fecero più ritorno, il diario si conclude con parole cariche di saggezza “la vita è un viaggio su una linea che incontra un punto e si dirama in infinite linee temporali, lo spazio è illusorio tanto quanto lo è il tempo. Siamo molto più che uomini, siamo molto meno di Dio, siamo un punto olografico in cui si estende il Tutto, particolarizzazioni del nulla che si fa realtà. La mente è ciò che è infinito per natura. Ti aspetterò lì”.
Queste parole suonavano così tremendamente confortanti per il nostro compagno di lettura, parevano scritte proprio per lui, risultavano così familiari che quasi gli sembrò d'esserne stato lo scrittore. Se ne andò da quel posto con un grande desiderio di scoprire la magia insita in quel contesto. Tutto ora appariva ai suoi occhi con un velo di stranezza e disorientamento dal reale. E se fosse tutto un'allucinazione? E se la vita stessa fosse una frequenza? E se, e se, e se... i giorni passarono, così come è giusto che sia, e Marco non pensava più tanto a quel diario ed a quel posto incantato finché una notte, in sogno, gli apparve un vecchio uomo sorridente che parlava a proposito di una grotta nascosta dalla boscaglia, diceva che lì si celano i segreti dell'umanità e che per Marco è ora di andarci.
Quel sogno non andò nel dimenticatoio, anzi, gli restò ben impresso nella memoria tanto da spingerlo a seguire minuziosamente le indicazioni per la grotta. Camminò per ore quel pomeriggio primaverile fino a giungere, con sua immensa meraviglia, dinnanzi ad un'enorme quercia secolare che si stagliava proprio prima di un'entrata sotterranea. Caspita, pensò, questo ha proprio del surreale! La curiosità e la voglia di scoprire lo invase, come un iniezione di adrenalina pura, al punto di spingerlo a lanciarsi all'avventura dentro la grotta del mistero. Dentro era molto buio, ma in breve gli occhi si abituarono all'oscurità e Marco iniziò ad ambientarsi; il luogo è molto umido col classico odore di natura bagnata ed anche, per certi aspetti, decomposta. Qualche animaletto insospettito dalla presenza umana se la diede a gambe mentre altri restarono fermi e spaventati. Il nostro amico continua a camminare molto lentamente per qualche minuto fin quando non si inciampa in qualcosa, si china per capirne di più e scopre di essere inciampato in un osso, contemporaneamente, dall'angolo più remoto della grotta, si accende una luce potente, abbagliante, ed un rumore sordo e grave si diffonde, come un'esplosione, investendolo. Si vedono ora tre figure provenire dalla luce, sono esseri magri, lievemente sproporzionati e piccoli quanto un bambino di dieci anni. Iniziano a comunicare telepaticamente col nostro eroe, non inviano parole bensì emozioni e, in tale flusso di informazioni, Marco apprende la verità che tanto stava cercando, sente il suo corpo tremare di gioia e di qualcosa di indescrivibile con il lessico umano. La sensazione è identica all'uscita dal corpo, quella che i medici chiamano paralisi notturna, la si può paragonare alla corrente elettrica che scorre per il corpo fino al distacco, momento in cui si è in un mondo simile a questo con un corpo diverso per densità. Marco infatti conosceva tale sensazione, ma non la aveva mai provata da sveglio e comunque mai con tale intensità. L'intensità di questa sensazione divina aumentò talmente tanto da non poter più essere controllata e sopportata da un organismo biologico, Marco si sentì sul punto di esplodere quando, all'improvviso, il suo corpo si smaterializzò e divenne luce, parte integrante della luce... e tutto si spense.
La verità che il nostro amico comprese non è esplicabile, ma è la via cui tutta l'umanità tende. Adesso Marco è ovunque, è tutto e tutto è lui, né più né meno di prima o di come anche voi lettori già siete, la differenza sapete qual è? Consapevolezza! Divenire consapevoli dell'inconsistenza dell'ego e dell'immaterialità della realtà, siete convinti di saper definire ogni cosa? E suvvia, ditemi un po' perché la logica può dimostrare tutto e smentire al contempo ogni cosa? Non è forse lo strumento di un qualcosa di superiore alla razionalità stessa? E poi basta con queste suddivisioni, siete proprio certi che le cose siano separate? Ed il possesso, come la mettiamo col possesso? A cosa vi serve sentirvi possessori della materia in genere? Basate i vostri rapporti sul possesso, l'amore sul possesso, la vita stessa sul possesso, ed alla fine dei conti non possedete nemmeno la libertà di essere voi stessi, lo capite vero che tutto fluisce ed è passeggero? Non potete ingabbiare ciò che è ingabbiabile per natura, per questa via imprigionate solo voi stessi.
Marco vi manda un abbraccio d'amore e di speranza dal mondo qui vicino, tanto vicino che basta un respiro soffice e sentito per potervi accedere col potere della mente, il suo è il mondo del pensiero.
Marco.

Ezio Testore