CRONACHE DALLE CAMPAGNE DI MACCARESE
(Racconto per il concorso "300 Parole Per Un Incubo",
2009 - edizione 8)
eguii il fascio di
luci proiettato dalla brughiera, camminai tra l’erba fitta avvicinandomi ai
miei colleghi. Chiesi cosa stesse accadendo, ma le deduzioni erano più che
logiche, guardai la vittima e per poco non svenni, era morta, il suo corpo,
straziato, col viso rivolto al suolo, a terra brandelli di pelle. Non poteva
essere una coincidenza, sei anni prima Teresa la mia ex era morta allo
stesso modo, sbranata. Mi avvicinai impietrito. Non era possibile
riconoscerla, del volto non vi era più nulla. Vidi il suo ciondolo tra
l’erba. Cercai di tenere un comportamento dignitoso, come potevo, la mia
ragazza, morta, allo stesso modo di Teresa. Chiesi al capitano di
congedarmi. Presi l’auto, cominciai a correre, mi ritrovai in una strada di
terra battuta, mi fermai, spensi l’auto e comincia a piangere ed urlare.
Qualcosa mi fece sobbalzare, un ululato, era lui, il mio cuore fremeva dalla
voglia di sparargli, sentivo il sangue ribollirmi nelle vene, un forte
battito cardiaco. Rimasi in auto, vidi un grosso lupo avvicinarsi. Scesi,
presi la mira, si voltò verso di me, ci guardammo, il suo muso sporco di
sangue era ripugnante, era grande e deformato, qualcosa di indefinibile. Mi
puntò, ed io gli scaricai addosso il caricatore. Lo caricai nel porta
bagagli, volevo portarlo alla centrale, volevo sapere se fosse stato lui.
Accesi la macchina, sentii crampi allo stomaco, più andavo avanti e più
diventavano lancinanti. Mi fermai, scesi, mi buttai con le mani al suolo,
vomitai, sentivo il sudore scorrermi lungo la schiena, le mani erano sporche
di terra, nel porta bagaglio c’era dell’acqua. Lo aprii, guardai, incredulo,
cominciai ad indietreggiare, il corpo nudo di Samara, gridai al cielo con le
mani agli occhi, e quando le tolsi notai, le mie unghie, erano cresciute, e
i peli aumentavano. La luna era piena.
Paolo Benedetti
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