Omeopatia

3° classificato al concorso "300 Parole Per Un Incubo", 2009 - edizione 8

L'acqua ricordava. Ricordava i pesci, le navi, le persone. Ricordava una frana che aveva gettato nel lago sassi di tutte le grandezze. Ricordava una galera che affondava, gli uomini ancora incatenati ai remi. Tutto ciò che aveva bagnato rimaneva nella memoria.

 

***

 

- Una puntura d'ape? - chiese il farmacista. - Signora, se lei è allergica le suggerisco una cura omeopatica.
- Ma funziona davvero?
- Guardi, in famiglia usiamo tutti l'omeopatia.

 

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La stasi era diventata movimento. L'acqua non era più ferma. Scorreva. Continuò a scorrere per qualche tempo, poi venne divisa dal resto della massa d'acqua di cui faceva parte. Il movimento cessò.
Un insetto era dentro l'acqua, poi non c'era più. Ancora movimento, e ancora separazione. Unione con altra acqua. E poi di nuovo movimento, separazione e unione. Più e più volte.

 

***

 

- Le spiego - continuò il farmacista. - L'omeopatia usa quantità molto piccole della stessa sostanza che ha causato il danno. Per il suo problema, hanno messo un'ape in acqua, ma poi quest'acqua è stata diluita molte volte, talmente tante che lei non avrà mai una reazione allergica.
- Ho capito. Ma vede, un'amica che lavora come chimico mi ha detto che, con tutte quelle diluizioni, della sostanza di partenza non resta niente.

 

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L'acqua era stata separata e unita ad altra acqua molte volte. Aveva quasi dimenticato del lago. Non ricordava pesci, sassi o insetti. L'unico ricordo era la nave sul fondo. Gli uomini incatenati ai remi.
Uomini affamati che ancora si muovevano, cercando di liberarsi per arrivare a riva e mangiare.

 

***

 

- È vero - spiegò il farmacista. - Ma l'omeopatia funziona grazie alla memoria dell'acqua. L'acqua si ricorda quello che c'è stato dentro, nel suo caso l'ape. È così che avrà effetto su di lei.
- Mi ha convinta, sa? La prendo.

Marco Migliori