La casa dei reietti

Racconto per il concorso "Premio Scheletri", 2016 - edizione 8

Lo spio.
Sto in camera mia e lo spio. C'è un mostro che vive qui accanto.
E' l'uomo senza faccia, ringhia e bestemmia ruttando, quando beve e poi lancia le bottiglie contro il muro. M'accende le voglie, m'infiamma. Mi massaggio il clitoride quando la sua vestaglia si apre, vedo la sua pelle bianchissima che pare umida e fredda, come un pesce, come se fosse stato giorni ammollo in acqua.
Ansimo. Mi Tocco. Il cazzo del mostro davanti a me, alzo lo sguardo sul suo viso senza occhi. Apro la bocca e l'accorgo, glielo succhio al mostro, immagino la lingua scivolare lentamente, inarco la schiena e ansimo aprendo le labbra. Glielo stringo intorno, la mia bocca si riempie. Assaporo.
Poi di colpo il terrore, mi fermo, scappo via, mi copro le orecchie e svanisce il piacere. Mi terrorizzano le sue urla disperate, lo sento piangere e dimenarsi. Sul tavolo della sua cucina, impreca e si masturba, lo guardo sborrare su pezzi di carne colanti, provocando l'ira delle mosche che combatte senza grazia ed i miei occhi, scendono ancora tra le sue gambe, quando l'ira si placa. Guardo gocce di sperma colare lentamente, dal suo glande come dalla sedia e mi vergogno quando desidero il suo orgasmo
So che un giorno verrà a prendermi.
Passo le notti con gli occhi spalancati, ombre nere mi tengono compagnia. Quando il mostro si dispera, gli spettri paiono esultare, infilo gli occhi nella fessura sul muro, per vedere le sue urla e vomito, guardando la sua tana, dall'orrido tanfo di morte.
Stanotte le nebbia circonda la nostra grande casa. Un muro ci divide, freddi mattoni umidi di muschio che mi rendono prigioniera. Sono figlia dei miei peccati, murata viva nella casa dei reietti, ormai schiava dei miei abbandoni. La mia sagoma alla finestra, attira spiriti maligni, creature striscianti grondanti pensieri lascivi, ovunque braccia che mi cercano.
Nel mio letto, le mani dell'uomo senza faccia, solleticano la mia pelle. Tremo. Struscia il membro sulla mia pelle calda, lo sento ansimare masturbandosi mentre mi scruta tra le cosce, morboso, non trovano pace i suoi occhi inesistenti. Non oso guardare. Mi pietrifica il suo ghigno e ho ribrezzo di quella lingua da rettile. Sento i polpastrelli accarezzarmi piano, mi danzano con la grazia che non ti aspetteresti sul ventre, sul seno, seguo mentalmente il movimento, cercando di capire da dove sia entrato, poi piano, l'oblio, i sensi mi abbandonano: le sue dita gelide aprono leggermente il mio sesso. Il clitoride che viene preso tra il medio e l'anulare, con le due dita che scivolano tra le labbra che sento gonfiarsi e piano, sporcare le lenzuola. La sua sagoma esile e scheletrica, proietta la sua ombra nera sul mio corpo. Mi muovo, come un serpente, come una puttana, lasciva eppure terrorizzata dal suo protettore, come se fosse il mio cliente speciale, godo del suo tocco freddo.
Apro le gambe e non mi basta più quella sfacciata corte. Apro le gambe e l'accolgo. Apro le gambe e lui si insinua dentro di me, come ogni notte.Anthony Weird

Antonio D'Elia, in arte "Anthony Weird", nasce nella provincia di Salerno, nel 1986. Già dalle scuole medie è evidente la sua passione per le arti e la scrittura. Frequenta il liceo artistico e dopo il diploma si trasferisce a Firenze, dove si iscrive alla "Scuola internazionale di Comics", che lo porta ad esordire con diverse illustrazioni e numerosi racconti, su fanzine e pubblicazioni minori, anche on-line. Solo dopo queste esprerienze, decide di dedicarsi anche alla scrittura, in modo professionale.