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LA FIAMMA

 

ruel si destò da un sonno pieno d'incubi. La vista annebbiata e la testa ronzante erano le sole sensazioni che provava. Poi cominciò a sentire il peso del suo corpo e il freddo del duro pavimento. Provò ad alzarsi ma era così debole che le braccia non obbedivano alla sua volontà. Con grande sforzo, ruotò la testa e vide una fiamma sopra una roccia. Dall'altro lato c'erano solo tenebre. Fu allora che sentì la voce; iniziò come un sussurro confuso, per poi definirsi in una tenera e suadente voce femminile.
- Alzati.
Bruel l'avvertì come un vento caldo che invadeva direttamente il suo cervello, portandolo a una condizione di calma e infondendogli calore materno. Questa volta riuscì ad alzarsi, seppur malfermo sulle gambe.
- Chi sei? Dove mi trovo?
Ora riusciva a vedere più chiaramente; la roccia era concava e la fiamma ardeva sulla superficie di un liquido scuro che a malapena ne rifletteva la luce.
- Non ha importanza chi sono. Questa è la mia dimora.
Bruel cercò di girarsi attorno, ma arrivarono subito le vertigini e una forte fitta alle tempie. Tutto ciò che vide furono delle pareti e un basso soffitto in pietra, rischiarati dalla luce della fiamma.
- Che mi succede? Sto così male...
- Avvicinati alla fiamma... ti guarirò.
Con passo malfermo obbedì e subito il calore lo pervase, donandogli un senso di pace e benessere.
- Ti senti meglio?
- Sì... sì grazie, è così bello. Ma perché sono qui? Non ricordo nulla...
- Immergi le mani nell'olio.
- Mi brucerò...
- Pensi voglia farti del male?
- No. Non so chi tu sia, ma credo non sia malvagia.
Benché fosse comunque riluttante, Bruel chiuse gli occhi e immerse le mani nel liquido oleoso, aspettando il dolore delle ustioni. Ma ciò non accadde. Sentì invece un vortice che avvolgeva la sua coscienza, spazzava via il buio e lo sostituiva con dei colori che pian piano divennero immagini.
Riconobbe il suo villaggio, la sua gente, la sua famiglia. Un'orda feroce provenire dalle montagne oltre il fiume. Carne sparsa e fiamme riflesse su torrenti di sangue...
Urlò e tirò indietro le mani grondanti olio, una delle quali stringeva ora un coltello di selce. Ansimava e gemeva guardandosi attorno. Era in preda al terrore.
- Co...cos'era?
- Il futuro della tua razza. Ciò che accadrà se la fiamma dovesse spegnersi.
- Ma non accadrà vero?
- Dipende da te. Sarai capace di tenerla accesa?
- Sì... sì certo! Porterò tutto l'olio che riuscirò a trovare. Se non bastasse, ne troverò ancora e... -
La voce lo derise.
- Non hai capito uomo. La fiamma brucia olio, ma chiede una vita per esistere. Sei disposto a offrirle la tua per evitare un avvenire funesto alla tua gente?
Bruel era confuso, la testa gli doleva ferocemente e stentava a tenersi in piedi. Poi qualcosa gli schiarì la mente. Il dolore scomparve e il sollievo prese il suo posto. Rispose deciso alla voce.
- Sì. Se questo è il prezzo per la salvezza della mia gente, lo pagherò. Dimmi cosa devo fare.
Nella sua mente sentì la voce parlargli con una nota di trionfo. Quindi sollevò il coltello di selce e cominciò a praticare un taglio orizzontale sull'addome, dal quale uscì copioso il sangue. Aveva subito decine di ferite in guerra, ma questa era stranamente priva di dolore. Si avvicinò alla fiamma con passo deciso, le gambe coperte da rivoli di sangue. Lasciò cadere il coltello e tuffò le mani nello squarcio, frugandovi dentro. Quando le tirò fuori, stringevano una massa sanguinolenta di grasso, che depose nella pozza d'olio. Dopodiché il dolore tornò, violento come non mai; sentì le forze abbandonarlo rapidamente e si accasciò sul pavimento, stremato.
- L'ho fatto. Ho salvato il mio popolo... e la mia famiglia... vero?
- Sì. Ma ora dormi. Dormi. Sei stanco e meriti riposo...
- Sto morendo... aiutami... non voglio morire...
Bruel, il guerriero, non ebbe nessuna risposta. Giacque immobile, mentre un lago di sangue si coagulava sotto di lui.
Dall'oscurità emersero, con circospezione, due uomini armati di lancia. Uno di loro, il più vecchio, si chinò ad esaminare il cadavere.
- È andato? Disse l'altro.
- Sì. Rimetti il coltello al suo posto, ma attento a non toccare la fiamma. Poi dammi una mano a portare Bruel fuori, stasera daremo una cerimonia in suo onore. Dovrà essere degna di un re.
- Era un valente guerriero, il migliore che avessimo. Per quanto credi le possa bastare?
- Almeno dieci lune - disse il vecchio - ma cominceremo a cercarne un altro fin da ora, non vorrei che si reincarnasse di nuovo fuori dalla caverna.
- Non dirlo nemmeno per scherzo.

Danilo Concas