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OLTRE IL CRISTALLO

 

a un po' di tempo si sarebbe detto che il mondo poteva anche essere un luogo di pace e tranquillità. Ma, soprattutto, un luogo stabile... Forse, per gli "zero", era finalmente giunto il tempo della pianificazione, in cui ogni individuo avrebbe potuto aggregarsi con altri suoi simili e costruire un suo spazio in cui vivere ed interagire entro i confini di tutto ciò che conoscevano e di tutto ciò che era loro concesso di esplorare; confini quadrilateri, con due altezze parallele e due lunghezze altrettanto parallele e leggermente maggiori delle prime. Ogni "zero" avrebbe potuto, insomma, organizzarsi e stabilizzare quei punti di riferimento agognati che sfuggivano loro da quando erano stati creati.

 

Non è facile, per me, definire queste creature se non con il nomignolo di "zero", scelto da me, beninteso, come soluzione al problema di definire degli esseri che, a differenza nostra che viviamo in un universo tridimensionale, svolgevano tutta la loro esistenza senza la dimensione dello spessore e pertanto in una inalterabile bidimensionalità. Basandoci sul simbolo matematico, è vero, avrei potuto definire questi esseri "due", proprio per il fatto di possedere due sole dimensioni, ma l'ho ritenuto un termine deviante perchè in qualche modo prendeva forma, poichè il numero 2 può essere rappresentato graficamente solo con due linee che possono essere rette, curve, a zig zag, irregolari, ecc... Lo 0, invece, essendo un non numero, mi è parso il simbolo migliore per riferirmi a dei "punti di coscienza", che è la cosa che ritengo di essi più importante. Esseri di coscienza che possiamo immaginarci come disegni, ma anche come figure in tutto simili ad esseri umani, solo che sono eternamente appiattiti nel loro mondo a due dimensioni. Due dimensioni che sono una condanna immutabile, perfetta; proprio come uno 0...

 

La loro bidimensionalità, inoltre, si accompagnava ad un'altra caratteristica basilare per comprendere le profonde differenze esistenti fra
il loro mondo ed il nostro: l' invisibilità. Almeno per noi. La nostra luce può colpirli ma non definirli. La luce del loro mondo quadrangolare, invece, proviene da un "sotto" che è anche un "dentro", proviene dalla stessa energia di cui sono fatti loro. Sto parlando di una compenetrazione che, a noi osservatori esterni del mondo tridimensionale, appare solo come... il piatto schermo di un monitor di computer, che attende unicamente di essere "riempito" da tutto ciò che in esso voliamo inserire, sia con un programma di scrittura che attraverso le quasi infinite combinazioni di luoghi ed immagini che quel miracolo tecnologico chiamato "internet" ci mette a disposizione.

 

Scommetto che ben pochi fra voi hanno immaginato, seppure una volta nella vita, che "fra" (non posso dire "dentro" e non posso nemmeno dire "sopra") gli spazi lisci di quelle moderne lavagne che sono i monitor dei computer, esistono invisibli creature che possiedono coscienza ed intelligenza, esseri che, proprio come noi, si interrogano da sempre sulle cause prime e sui fini ultimi della loro esistenza, un'esistenza tumultuosa e disperata, che dura esattamente quanto la vita della luce che li contiene e che costituisce la loro stessa esistenza. Esistono, invece, centinaia di milioni di comunità di "zero", quanti sono i computer sulla terra. E chissà, magari, quanti loro simili esistono nella "dimensione luminosa" delle televisioni o dei vari e numerosi schermi creati dalla nostra tecnologia...

 

Ma torniamo agli "zero" dei computer, anzi, per la precisione, agli "zero" di UNO specifico computer: quello di Marc, un giovane studente di
una qualsiasi cittadina borghese degli States, e cerchiamo di comprendere se per essi è giunta la fase della "non morte" e della "non vita", la fase di un costante e duraturo riposo in attesa della morte energetica. Sto parlando di quei casi in cui un computer viene abbandonato, sostituito, diciamo pure dimenticato. In quei casi, che non sono rarissimi, i monitor restano spenti ma possiedono sempre un substrato di energia che permette agli "zero" in essi esistenti di continuare a vivere. Un' altra caratteristica degli "zero" è quella che potremmo definire il loro "sonno energetico", un qualcosa di solo lontanamente paragonabile al nostro sonno naturale. Il "sonno energetico" degli "zero" è una sospensione vitale, come una sorta di coma, che avviene ogni volta che gli operatori che agiscono sui loro computer di esisteza spengono l'apparecchio ed anche il monitor, come tutte le altre periferiche, restano stand-by o in modalità "off". Nel "sonno energetico", gli "zero" conservano tutte le loro peculiarità ma sono senza coscienza, ibernati, pronti a rinascere alla prossima accensione e nel mondo che altri avranno deciso per loro. Un mondo che, comunque, non hanno speranza di vedere stabile, costante e, soprattutto, senza la spietata tortura del "Creatore di Universi"!...

 

Così è stato definito un fenomeno ineluttabile quanto incomprensibile nella sua spietatezza che accompagna gli "zero" da quando sono creati: si tratta di una specie di UFO, come lo chiameremmo noi, a forma di piccolo triangolo isoscele con un abbozzo di gambo al centro del lato di base. Insomma una freccetta. Il puntatore del mouse...
Il "Creatore di Universi" è stato chiamato così dagli "zero" perchè, per la loro esistenza, sono tanto fondamentali quanto incontrastabili. Essi (di solito ne basta uno) appaiono all'improvviso nel loro mondo e lo cambiano radicalmente, in modo spesso traumatizzante e frequentemente con una velocità spaventosa. Se non fosse che nella natura degli "zero" c'è comunque un'adattabilità molto superiore alla nostra, ci sarebbe da impazzire. Immaginate un' esistenza trascorsa a "saltellare" da uno scenario all'altro da una situazione ad un'altra profondamente o parzialmente diversa, caratterizzata da luoghi, luci, esseri ed energie sempre nuovi o, comunque, variabili... Nessun essere umano riuscirebbe a resistere in un simile incubo. Un incubo che, a volte, può essere estremamente violento e distruttivo; sovrastato, sì, se così si può dire, dagli "zero" che non possono mai interagire con nessuno scenario, tuttavia drammaticamente coesistente.

 

Per gli zero del nostro monitor, come dicevo all'inizio, pareva però che il mondo si volesse stabilizzare su qel bellissimo paesaggio tropicale che "i creatori" chiamano desktop. A lunghi periodi di "sonno energetico" se ne alternavano altri, più brevi, di esisteza pacifica, riposante. Interi gruppi di coraggiosi "zero", non vedendo più apparire da giorni i temibili "Creatori di Universi", avevano addirittura fatto l'azzardo di creare cellule comunitarie di sussistenza che potremmo definire "famiglie" e che si situavano in qualche parte prescelta del loro bel mondo tropicale. Qualcuno andava a costituire quella loro effimera dimora sotto una palma, all'apparente e rinfrescante ondeggiare delle lunghe foglie; qualcun'altro al lambire delle onde sulla spiaggia, in uno splendore di colore che invogliava gli "zero" a pregare ardentemente il Dio degli Universi di lasciare così per sempre il loro mondo...
Per esistenze nate e vissute in una continua insicurezza nella quale il concetto di "tempo" diveniva del tutto inutile, una staticità come quella che si stava verificando nel loro mondo era addirittura difficile da definire in termini cronologici; possiamo dire che quello che esse
percepivano era, piuttosto, una inusuale staticità, uno stato a cui non erano abituati e del quale, tuttavia, riuscivano a percepire la grande
bellezza. In questi esseri si poteva anche manifestare una forma tutt'altro che primitiva di affetto, di reciproco legame e, se non rischiassi di banalizzare troppo la questione, direi che potevano vivere un amore a due dimensioni...

 

Fu proprio sperimentando una di queste peculiari forme di aggregazione sentimentale reciproca che gli "zero" del nostro monitor iniziarono, gradualmente, a convincersi di una cosa illogica, assurda. Essi vollero con ogni loro forza credere che i "Creatori di Universi", col loro sinistro segnale triangolare nel cielo, non sarebbero apparsi mai più e che, finalmente, era iniziata una nuova epoca di serenità. In fondo, non c'erano mai state comunicazioni con gli "zero" di altri monitor e, a prescindere dall' impossibilità che questo potesse accadere, nessuno era in grado di assicurare in modo assoluto che su certi monitor, eccezionalmente, i "Creatori di Universi" esercitassero una sorta di grazia, un abbandono definitivo e senza ritorno... Gli "zero" del nostro monitor si fecero pervadere da una speranza totale. Le loro due dimensioni, allora, potevano diventare mille, tanta era la gioia che provavano. Forse avevano scoperto che l'amore e la libertà sono l' eterno passepartout per l' infinito...
Del nostro mondo tridimensionale e delle sue regole ignoravano tutto anche se qualcuno fra essi sospettava che i "Creatori di Universi" fossero a loro volta comandati, diretti, da "qualcuno" che se ne stava là fuori, oltre il cristallo. Ma di costoro non potevano sapere nulla, sempre che esistessero veramente. Certo non potevano nemmeno concepire l' idea di "vacanza", "ferie", temporaneo riposo... Eppure, nella nostra dimensione, queste cose fanno parte delle esperienze umane. Proprio come la distrazone, magari causata, guarda caso, dall'impazienza di andare in vacanza. Una distrazione che può indurre un giovane universitaro a lasciare il computer acceso ed in balia degli automatismi intermittenti che regolano l'accensione del desktop...

 

Ma le vacanze, nella nostra dimensione, finiscono sempre ed i computer devono essere riaccesi...
Lo "zero" sonnecchiava all'ombra della palma amica mentre, attorno a lui c'era chi giocava, chi danzava, chi si divertiva a svolazzare fra onde spumeggianti... All'improvviso apparve in un angolo del cielo il maledetto triangolo bianco. Dalle profondità del mistero, fece appena in tempo ad annunciare agli sgomenti "zero" che ogni loro sogno finiva miseramente. Alcuni si strisero in un disperato abbraccio, altri si accasciarono rassegnati e disperati. E il videogioco iniziò...

Antonio Bruno