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GUARDAMI NEGLI OCCHI

 

na piacevole brezza proveniva dal lago e giungeva fino a noi mentre scendevamo lungo il sentiero tracciato nella pineta che portava alla spiaggia sottostante. Era una magnifica giornata di fine estate.
Era stata una mia idea, quella di passare la domenica al Bacino di Suviana ma, mentre tutta eccitata, pregustavo già la piacevole gita fuori porta, Alex non sembrava altrettanto entusiasta. Io e Alex stavamo insieme già da tre anni, ma ultimamente io cominciavo a risentire della monotonia del nostro rapporto. Il fatto era che Alex non aveva nessuna intenzione di evolvere la nostra storia in una convivenza, sembrava sempre più distante e disinteressato. Avevo cercato quindi di coinvolgerlo in questa gita fuori porta per smuoverlo un po’ dal suo torpore ma Alex non mi dette una gran soddisfazione e verso l’ora di pranzo cominciò a darmi sui nervi, dicendo che doveva andare a casa per vedere la partita.
- Avevamo detto che avremmo trascorso tutta la giornata qui a Suviana, ti interessa solo il calcio, quello che voglio fare io, non ti tocca proprio! - lo rimproverai.
- Sei proprio noiosa quando fai così, non ti sopporto! -
- E tu sei un pantofolaio, neanche io ti sopporto più! -
- Bene, se le cose stanno così, io me ne vado! Per me puoi anche tornare a piedi! - così dicendo Alex si allontanò verso la macchina. Io pensavo che scherzasse ma quando lo vidi partire e dopo dieci minuti, non tornare, capii che mi aveva lasciata lì. Era un bel guaio. Maledicendolo, raccolsi la mia roba e mi diressi bar sulla spiaggetta per chiedere se qualche autobus avrebbe potuto portarmi a valle. La barista mi informò che di domenica gli autobus non passavano e avrei dovuto aspettare la mattina seguente. Cominciai allora a chiedere ai gruppi di persone un passaggio, ma nessuno andava nella mia direzione. A quel punto provai a telefonare a qualche amico, poi mi ricordai che erano andati a passare la giornata al mare.
Mi sedetti sulla spiaggia a riflettere, pensando come fare a cavarmi da quell’impiccio. Ero così persa nei miei pensieri mentre contemplavo la distesa azzurra davanti a me che non mi accorsi di una presenza poco distante. Ad un tratto un’ombra si posò sulla mia e alzai gli occhi, stupita di non averlo sentita arrivare. Stava in piedi, a pochi passi da me e mi guardava con uno sguardo senza espressione. Era alto, sottile e muscoloso e nonostante l’apparente calma, mi ricordò una pantera pronta a balzare sulla preda. Lucenti capelli neri gli scendevano sulle spalle e sulla schiena; aveva lineamenti scolpiti ed esotici ma la cosa che più mi colpì furono gli occhi a mandorla d’un caldo colore ambrato, che parevano leggermi dentro. Era di una bellezza virile e impressionante tanto che rimasi a lungo a fissarlo, come stordita.
Il ragazzo sconosciuto venne verso di me e mi fece un debole sorriso ma non disse una parola. Io continuavo a fissarlo come una stupida mentre torreggiava sopra di me, bellissimo come un dio pagano e altrettanto irraggiungibile. Sembrava provenire da un’altra dimensione o forse stavo sognando. A quel punto mi decisi a parlare.
- Scusa, non volevo fissarti! -
- Sono io che devo scusarmi se ti ho spaventata! - la sua voce era roca e carezzevole, il suo accento mi ricordava l’Europa orientale.
- Non mi hai spaventata, sono solo sorpresa! Tu non sei della zona vero? -
- No, infatti, non sono italiano! Lavoro come guardia forestale! Tu invece cosa fai qui tutta sola? -
- E’ una lunga storia! Son qui da sola per colpa del mio ragazzo! -
Lui si sedette di fianco a me - Hai voglia di parlarne? -
Gli raccontai tutta la storia. Nonostante fosse un perfetto sconosciuto gli narrai delle delusioni che Alex mi aveva dato, le mie frustrazioni e le mie paure. Mi pareva di parlare con un vecchio amico invece che con una persona che avevo appena incontrato e quando gli occhi mi si riempirono di lacrime, lui allungò una mano ad accarezzarmi una guancia.
- Mi sembra strano stare qui a raccontarti la storia della mia vita, quando non ti conosco neppure! Probabilmente penserai che sono una pazza! -
- Penso che a volte l’importante sia avere qualcuno che ti ascolti! - disse il ragazzo dolcemente - comunque hai ragione, io non ti ho ancora detto niente di me! -
Disse di chiamarsi Josef e di venire da un paesino tra i Carpazi; faceva la guardia forestale nel Parco regionale di Suviana. Amava quella regione bellissima e montuosa che gli ricordava la sua terra. Parlammo del più e del meno come dei vecchi amici ed io mi resi conto di non essermi mai sentita così a mio agio con qualcuno. Josef era sensibile, arguto e divertente, tutte qualità che mancavano al povero Alex e a dire il vero il pensiero del mio quasi ex ragazzo mi sfiorò ben poco nelle ore seguenti. Del resto, se non mi avesse scaricata io non avrei conosciuto Josef.
Le prime ombre della sera ci sorpresero e con quelle la mia preoccupazione sul luogo in cui passare la notte.
- Potremmo dormire qui! - propose Josef.
- Dormire qui? All’aperto! Non farà freddo? -
- Ci sono delle coperte nella rimessa delle barche! -
- Ma... e gli animali notturni? Cinghiali, caprioli... -
- Non sono gli animali che devi temere. Loro si terranno alla larga da noi, credimi! Ma se non ti fidi a dormire con me, lo capisco! -
- No, non ho nessuna paura! E’ che non ho mai passato una notte fuori, non sono mai stata neppure in campeggio! -
- Allora sarà un’esperienza unica! Sentirai gli odori del bosco, i suoni della notte e sarai risvegliata dal canto degli uccelli! -
- Sembra tutto molto poetico! - risposi, ancora un po’ titubante, ma anche stranamente eccitata. Mi apprestavo a dormire all’aperto, in mezzo ai boschi con un bellissimo sconosciuto. Mi ero sempre lamentata che la mia vita era monotona! Bhè, ora stavo per compiere una nuova impresa.
Io e Josef sistemammo alcuni materassini sulla spiaggia, al riparo di un albero e ci coprimmo con delle coperte. Su una cosa aveva ragione; sdraiarsi sotto un cielo trapunto di stelle era un’esperienza unica e irripetibile. Dal bosco alle nostre spalle giungevano i dolci suoni degli animali notturni e la luna ci illuminava come un’enorme abat-jour.
Ci sembrò quindi del tutto naturale, iniziare ad accarezzarci sotto le pesanti coperte, in quell’oasi che avevamo creato. Era come se ci fossimo estraniati dal resto del mondo, se in quell’attimo, esistessimo solo noi due.
Noi due e i suoni ovattati della notte...
Mi svegliai alcune ore più tardi, nel pieno della notte. Rabbrividii sotto le coperte e allungai una mano per cercare Josef ma lui non era più al mio fianco. Mi prese un attimo di panico, poi lo vidi in piedi, sulla riva del lago, poche decine di metri davanti a me. Lo chiamai ma lui non mi rispose; stava ritto in piedi, illuminato dalla luna, bellissimo nella sua pallida nudità come un essere soprannaturale. Velocemente lo raggiunsi ma lui non si volse a guardarmi. Osservava la luna ed era come in trance, estraniato dal resto del mondo.
Gli sfiorai la spalla e mi accorsi che era gelato; fu in quel momento che Josef si rivolse a me.
- Rosalba, devi andartene via subito di qui! - la sua voce mi pareva più rauca, come se facesse fatica a parlare.
- Hai capito cosa ti ho detto? Devi andartene! Vattene via! -
- Ma andare via? - gli chiesi stupita.
- Il più lontano possibile! Bussa a una casa di contadini, fai qualsiasi cosa, ma vattene! -
- Ho fatto qualcosa di sbagliato?Io... -
- No, io sono sbagliato! Non voglio farti del male, tu sei già molto importante per me! -
- Anche tu sei importante per me, quindi resto! Non ti lascio, resto con te! -
- Te ne devi andare! - ruggì Josef e sono sicura di aver sentito bene; la sua voce ormai era un basso ringhio, i suoi occhi brillavano di una luce soprannaturale, come schegge d’ambra bruna e i suoi denti... Avevo visto balenare un lampo di aguzzi denti canini dalle sue labbra, denti che non sembravano i suoi.
- Hai capito! - gridò lui - te ne devi andare! Non voglio che tu mi veda così! Non voglio... -
Non riuscì a finire. Il suo corpo fu travolto da un forte dolore che lo fece urlare e il grido divenne un’ululato di dolore. Come se una lama lo dovesse spezzare a metà, si piegò su se stesso mentre il suo corpo cambiava forma e dimensione. La schiena si arcuò, gli arti si accorciarono, ricoprendosi di una folta pelliccia scura che si fuse con i suoi lunghi capelli.
Io lo osservavo immobile, incapace di fuggire, come pietrificata, finchè la metamorfosi fu completa; dove prima c’era Josef ora vidi un bellissimo ed enorme lupo dal manto nero e dagli occhi dorati e assassini.
Josef!
Incapace di muovermi restai come pietrificata ad osservare la strana creatura davanti a me; non avevo mai avuto l’occasione di vedere un lupo da vicino ma sapevo per certo che questo era notevolmente più grande rispetto alla media della sua razza. Stava dritto di fronte a me, gli occhi dorati che mandavano lampi, le fauci scoperte in un ghigno crudele, i bianchi denti scintillanti.
Convinta di stare guardando la morte direttamente in faccia, non osai muovermi o fuggire. Attesi soltanto il momento in cui il lupo mi avrebbe assalito e avrebbe mirato alla mia gola, togliendomi la vita. Nonostante tutto non ero disperata, forse non mi rendevo conto della situazione ed ero ancora sotto shock per la terribile metamorfosi a cui avevo assistito. Quando però, dopo alcuni istanti il lupo si preparò per attaccarmi - rizzò il pelo emise un basso ringhio e indietreggiò - riaffiorò la mia voglia di vivere e decisi che non sarei morta così. Se davvero in quella creatura restava qualcosa di Josef, l’avrei affrontato. Guardai direttamente nei suoi occhi e gli parlai con voce dolce come se mi fossi rivolta al cane di casa e non a una creatura selvaggia.
- Sono io Josef, sono Rosalba, lo so che mi riconosci! Ti prego, guardami negli occhi... sono Rosalba ti voglio bene e anche tu me ne vuoi! Lo so, me lo hai confidato tu stesso poc’anzi! -
Il lupo continuava a fissarmi e io proseguii, allungando una mano verso di lui.
- Sono io, guardami negli occhi! Non farmi del male, tu non sei cattivo lo so, agisci solo per istinto! Guardami negli occhi! -
A quel punto accadde l’incredibile; il lupo si avvicinò a me, mi annusò la mano e poi emise un lungo ululato di dolore come se fosse ferito. I suoi occhi dorati mi guardarono con tristezza ed io, tremante gli accarezzai la testa folta e vellutata, mentre lui alzava il muso verso di me.
Poi, veloce come un lampo, si voltò e scomparve nella notte. Io restai a lungo, in piedi sulla spiaggia, incapace di muovermi, poi mi trascinai verso le coperte e ricaddi nel giaciglio. Non chiusi occhio per il resto della notte. Mi tennero sveglia, i rumori del bosco e i battiti del mio cuore impazzito. L’alba mi colse stanca e infreddolita. E’passato qualche mese da quella notte, l’estate ha ceduto il posto all’autunno ma io non sono riuscita a scordare quell’incontro. Ripenso ancora a Josef specie nelle notti di luna e mi chiedo se non abbia solo sognato e se quello che ho visto sia accaduto realmente. Ho provato a tornare a Suviana con la speranza di incontrarlo di nuovo ma lui non si è più fatto vivo. Però sento spesso parlare sui giornali locali di una forte moria di bestiame sui monti, specie nella zona di confine e mi chiedo se fra quei lupi che dopo tanti decenni sono tornati giù dalle montagne per cercare cibo ci sia anche Josef. E soprattutto mi chiedo, chi era Josef e perché era vittima di questa terribile maledizione che io credevo esistesse solo nelle antiche leggende mitteleuropee
Poi, un giorno mi capitò sotto mano un articolo di una rivista locale in cui un allevatore giurava di essere riuscito a sparare a un enorme lupo - il più grande che avesse mai visto - che aveva attaccato le sue bestie ma di aver cercato poi il corpo inutilmente. Si concludeva quindi che il lupo era probabilmente morto, vista la quantità di sangue persa ma che era riuscito a trascinarsi verso un dirupo o un nascondiglio. Ed io seppi che Josef era morto, lo sentivo dentro di me e sapevo anche che, dove avessero cercato il corpo di un lupo, avrebbero trovato il corpo di un giovane straniero. Lo sentivo, percepivo che lui non era più qui ma da un’altra parte dove forse la sua maledizione non lo avrebbe più colpito.
Intanto sono qui che scrivo e penso... perché questa maledizione! Se era nato così o ne era rimasto vittima in qualche oscuro modo... se si tratta di una cosa ereditaria che si trasmette da padre a figlio... si, forse questa è una cosa che devo sapere.
Intanto sono qui che scrivo e aspetto... quel giorno di maggio...

Rossella Bucci