Non tutto è oro

Racconto per il concorso "300 Parole Per Un Incubo", 2007 - edizione 6

... ciò che brilla. Il detective Mall lo sapeva e lo sapeva bene.
L’odore nella villa era di quelli che fanno male allo stomaco, più male di un pugno. Il buio era assoluto, non vedeva ad un palmo dal suo naso; in compenso ci sentiva benissimo. Quelli di poco prima erano passi.
Non era solo. Lui era ancora qui.
Il detective giunse alla fine del lungo corridoio stringendo la pistola nella mani sudate. Deglutì a secco e si terse il sudore dalla fronte. Era una notte calda come poche a Miami.
Fece un profondo respiro e svoltò l’angolo di colpo.
Nulla.
Solo oscurità, il suo respirare affannoso e quell’odore.
Il bastardo aveva sigillato le finestre con un’accuratezza lodevole, si era costruito una tana eccellente. Non passava uno spiraglio di luce, né d’aria.
Doveva trovare la bambina ed andarsene.
Il detective Mall riprese a camminare sfiorando il muro con la spalla sinistra, per orientarsi. Di tanto in tanto trovava una porta e testava la maniglia. Il cigolio che emettevano nel ruotare gli toglieva il fiato. Se Lui l’avesse soltanto sentito...

Ogni qualvolta una porta si apriva, si ritrovava proiettato dinanzi ad un baratro oscuro ed affamato, dove decine di denti affilati erano lì ad attenderlo. Ma se voleva trovarla doveva rischiare, era troppo importante.
Percorse il corridoio fino in fondo. Tutte le porte erano serrate. Solo l’ultima lo lasciò passare.
Quante stanze aveva superato? Quanti corridoi e quante porte?
Quella stramaledetta villa era un labirinto.
S’inoltrò nelle nuove tenebre intuendo immediatamente che, lì, qualcosa era diverso. L’odore era più intenso e, inoltre, un rumore. Dei gemiti.
Quello era il mattatoio.

 

- Mi hai trovato, finalmente! - gridò la piccola nel sentirlo entrare. - Dio ti ringrazio, non volevo insozzare un’altra stanza.
Vi furono tre spari, un grido ed un altro cadavere.

José Principe

Mi chiamo José Principe. Sono nato a Sinalunga (SI) alla fine del XX secolo. Studente (bravino), più portato per la matematica che per l’italiano, mi faccio 5 anni di un istituto tecnico (ragioneria) già sapendo che non avrò il minimo interesse ad esercitare la professione. Là, grazie ad una prof di lettere (odiata da buona parte della classe), scopro che mi piace la scrittura (e le parentesi tonde), per cui mi iscrivo senza esitare... alla facoltà di ingegneria informatica di Firenze. Sonnecchiando arrivo alla preparazione della tesi (punto dove mi trovo oggi) coltivando in parallelo la mia piccola passione per la scrittura, cercando con la lettura e l’aiuto di qualche amico di colmare le mie notevoli “lacune culturali”. Oltre a qualche racconto, ho scritto (e continuerò a farlo) un enorme romanzo realistic-fantasy-horror che è la storia che sentivo (e sento) di dover raccontare.