ESODO

(Racconto per il concorso "300 Parole Per Un Incubo", 2007 - edizione 6)

 

n luogo tutto suo, come un chiostro assolato e silenzioso dove farsi tenere per mano dai pensieri. Giù, nel fondo della mente, un prato verde abbellisce il colonnato, ci sono la fontana e i limoni, sotto il cielo azzurro con il sole sempre appeso.
Finché una forma d’insetto, arrogante e polverosa e lasciva, con mille zampe adunche s’insidia veloce traversando le ombre del peristilio: la Voce Disgustosa è arrivata anche lì. Trova la bambina seduta nel suo ombroso angolo preferito, le risale lungo la schiena lasciandole sulla pelle una scia di punture pustolose. Si affaccia all’orecchio, mentre dalla fontana inizia a sgorgare sangue. Parla un frastuono sibilante, che insieme è un conato:
- Ti ho trovata anche qui. Ora non hai più dove andare.
- Nemmeno tu - risponde la bambina, perché è lei il Dio di quella estensione e può scatenare l’eclissi per coprire il sole. Può chiedere ai limoni di essere rovi spinosi, alle colonne di crollare per intrappolarla laggiù, insieme all’Ammelech, l’Impuro, il Non-Uomo, può chiedere loro di aiutarla affinché il Demone non faccia ad altri ciò che ha fatto a lei.
Anche se attorno tutto si fa buio e freddo, nessuna luce sopravvive e non ci sono più posti dove rifugiarsi.
- E’ morta - dice il medico, togliendo il fonendoscopio dal magrissimo torace deformato dagli spasmi.
- E il Demone con lei - soggiunge il prete, tracciando una Croce Unta sulla fronte della piccola, leggendo con gli occhi stanchi il riflesso di un sorriso, sul volto gonfio sfigurato dalle piaghe.
Giusto un attimo prima che dentro la testa gli esploda una Voce, terribile quanto un acido che sa sciogliere la vita e fa sanguinare gli occhi, ridendo come un tuono, solo per lui:
- Credi sia solo il tuo Dio a non temere la Morte?

David Riva