LA SCELTA
opo aver abbassato
la tavoletta, Luigi montò sul water e sciolse il nodo scorsoio. La corda
venne giù a serpentello, livida e sfibrata all'estremità. La riavvolse con
precisione e la mise nel ripostiglio. Si vestì e andò al lavoro.
Quella sera, dopo aver cenato, andò nel ripostiglio, tirò fuori la corda e
attraverso precisi anelli intrecciò un nodo scorsoio. Lo fermò al tubo del
cassone per l'acqua, sopra il water, poi andò a dormire. La mattina
successiva, sciolse la corda e la rimise nel ripostiglio. Si pettinò e andò
al lavoro.
Questa procedura andava avanti da sei mesi. Ogni sera Luigi saliva sul water
e fermava una corda al tubo del cassone per l'acqua, la mattina seguente
quando andava in bagno effettuava la scelta: vivere o morire. Dipendeva
esclusivamente da lui. Questa possibilità di scegliere gli dava sicurezza e
una certa coerenza durante la giornata, gli ricordava che vivere l’aveva
voluto lui.
Una mattina però, quando Luigi entrò in bagno con l’intenzione di sciogliere
la corda e iniziare una nuova giornata, trovò sul cappio una cornacchia
rosso porpora.
Con le zampe arpionate alla fune, la cornacchia si dondolava, le ali aperte
e rattenute alla fibra. Luigi sbiancò, perché la cornacchia era rossa, e
rosso porpora per giunta.
- Ma guarda questa qui, esclamò quando si fu ripreso dallo spavento.
- Questa qui ci chiamerai tua sorella! - disse la cornacchia
indispettita -Io mi chiamo Lilabonda e sono una signora.
Nel sentirla parlare Luigi si rese conto che stava ancora sognando.
Sbadigliò lentamente e si lavò la faccia.
- Non sparisco, se è questo che speri lavandoti la faccia.
Luigi proseguì, facendo finta di niente. Si asciugò e si avvicinò al tazza
del water, con il viso rivolto verso il basso, dovendo fare pipì.
La cornacchia cercò di convincerlo che il suo era solo un impulso
passeggero.
- Sei in pigiama giovanotto, cos'è che cerchi lì. Va’ là che non ci
trovi niente!
Luigi capì che si trattava di un’allucinazione, mentre la cornacchia si
dondolava divertita, assumendo a tratti un aspetto pensieroso.
- Ma guarda però... che preciso nodo effettueresti se avessi un occhio
esercitato...
Luigi si pettinò le sopracciglia, due spioventi, e arricciò il naso camuso
per controllare la respirazione.
- Se ti devi far la doccia, fai pure, io non mi scandalizzo. A parte quel
naso e le sopracciglia retrò, non sei niente male sai.
Luigi pensò che c'era bisogno di un po’ di morale, non poteva farsi la
doccia davanti a chicchessia. La morale era la base di ogni società civile,
e bisognava rispettarla, anche se ci si riusciva solo in extremis, quando
ormai si stava per cedere. Come quando faceva la spesa. Prima di pagare, non
capitava sempre che aggiungesse qualcosa, all'ultimo momento?
La similitudine tra la morale e la spesa lo rese particolarmente orgoglioso
dei suoi pensieri e la stimò meritevole di essere appuntata su un
quadernetto.
La cornacchia intanto se ne stava intirizzita, per via che il cassone
perdeva acqua.
- La centralina del traffico qui sotto supera sempre il valore limite
tollerabile dall'organismo umano, di quasi il doppio. Lo sapevi? Dovresti
fare qualcosa. Segnati anche questo sul tuo quadernetto, visto che sei tanto
laborioso.
Segnare non era altrettanto interessante che segnalare, pensò Luigi. Anche
questa osservazione gli sembrò degna di nota. Ora però era lui che superava
i valori limiti di sopportazione di quell'essere.
- Ma dimmi un po’ giovanotto, com'è che in questa storia sono solo io che
parlo?
Luigi si sentì sferrare un colpo alla nuca da quella osservazione quanto mai
pertinente. Solo per gentilezza allora chiese alla cornacchia:
- Come ha detto che si chiama?
- Lilabonda
- Lil... è un bel nome certo...
- Grazie. Grazie. Gentile.
La cornacchia si gingillava considerevolmente divertita.
- Una giornata uggiosa eh? Con passaggi nuvolosi, ma senza precipitazioni.
Se te lo posso dire, è una gran fesseria questa che fai con la tua corda...
Piovaschi in alta quota e nelle zone appenniniche. Sì, decisamente una gran
fesseria... In presenza di leggeri dislivelli, banchi di bassa pressione
possono ristagnare sulla zona.
Luigi si irrigidì.
- Devo andare a lavoro. Spero di non ritrovarla al mio ritorno. Lascio la
finestra spalancata. Veda un po’ che può fare.
- Ma dove vai... aspetta... Sei uno scostumato sai. La verità è che tu non
hai potere di scegliere niente... Questa storia della corda è proprio una
fesseria.
Luigi si arrestò e la squadrò con occhi gelidi: quella cornacchia lo
giudicava. Seguì un battito di ciglia, poi le pupille si inumidirono, e
finalmente ripresero il loro aspetto naturale.
Ma la cornacchia aveva assunto un altro atteggiamento ora (anche se per il
colore non poteva fare granché). Si spostò dalla corda e svolazzando, infilò
il becco nel pigiama di Luigi, attentando alla sua virilità.
- Ripeti con me dai: io non ho potere di scegliere niente e nessuno.
Luigi rimase inchiodato al muro e ripeté serissimo:
- Io... non ho... potere di scegliere niente... e nessuno.
- Sì, un po’ più convinto però...
- Io non ho potere di scegliere niente...
- E?
- ... e nessuno...
- E riconosci di essere stato ridicolo?
- E riconosco... di essere stato ridicolo...
La cornacchia soddisfatta si sganciò dal punto critico di Luigi e planò sul
pavimento.
Luigi sentì di doversi giustificare ulteriormente.
- Errare umanum est.
La cornacchia fece due saltelli a mo' di un canguro.
- Ma non è mica vero sai. La natura umana è ingegnosa. Corregge gli errori
della creazione. Errare è una prerogativa più che altro divina.
- Come divina...?
- Quanti nascono con una malattia genetica. Non lo vedi che siete sempre voi
a doverci mettere una toppa? Errare divinum est.
La cornacchia fece altri due saltelli birichini poi aggiunse:
- Basta dare un'occhiata nei tuoi pantaloni sai, per vedere quanto è
imperfetta la creazione. Per lo meno la tua!
E tornò a dondolarsi sul cappio. A Luigi andò in fumo il cervello a sentirsi
offendere così, e vide tutto rosso. Ed effettivamente vedeva bene, perché
rossa era la cornacchia che voleva strozzare.
Salì sulla tavoletta del water e prima di riuscire a prenderla per il collo,
quella gli sventagliò le ali sulla faccia. Il piede di Luigi ebbe una
leggera incertezza e scivolò giù nella tazza, mentre la testa rimase
impigliata nel cappio. La testa tirava verso su e i piedi tiravano verso
giù. Le due cose non potevano accadere contemporaneamente in un collo vivo.
Il collo in breve soffocò.
La cornacchia sedette al bordo della vasca e stette a guardarlo penzolare
senza vita.
- Mi dispiace bel ragazzotto, ma io te l'avevo detto che non eri in grado di
scegliere un bel niente.
E si spalancò in un largo sorriso. Due cornette appuntite intanto
cominciavano ad emergerle dalla testa insieme ad una codina diabolica,
mentre un odore di zolfo si spandeva tutt'intorno...
Chiara Marena
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Sono nata a Roma e nel ’72 e ho collaborato con varie
riviste, occupandomi di narrativa e di teatro. Ho vinto i premi Gabi 2009
(sezione poesia) e Lettera d’Amore 2007. Ho pubblicato i corti teatrali Il
tempo pieno e La passeggiata (Gabi Ed.), i racconti Il capostazione (Noubs
Ed.), La mia vita in vite (premio Bere il territorio), Mani (Full Color
Sound Ed.). Nel mio cuore riservo un praticello con sdraio e sole anche a
coloro che odio, nessuno è così importante, nemmeno un nemico. Ma non ho mai
avuto paura come davanti a una parola.
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