UNA FIGLIA RARA
(Racconto per il concorso "300 Parole Per Un Incubo",
2007 - edizione 6)
ffondò di
colpo le forbici nel braccio della figlia Lilith. Non mi avrai, maledetto demone!
Riuscirò a sfuggirti!
Mamma, che cazzo fai? disse Lilith, bloccandole il polso. Sei proprio
fuori di testa! Mi sto rompendo della tua depressione. Aiutami a medicarmi!
Ma... mentre uscivi dalla doccia, lo specchio non rifletteva la tua immagine!
Mamma, faccio la doccia bollente come un bagno turco, come potevi vedermi nello
specchio appannato di vapore?
Non... sono pazza singhiozzava, medicandole la ferita tu... avevi la
coda!
Era la cintura dellaccappatoio. Mamma, basta! Ascoltare quel sacerdote
invasato non ti fa bene! Smetti di vedere diavoli ovunque! Sono tua figlia Lilith: sto
cercando di curarti la depressione a casa anziché farti ricoverare. Non pensi sia meglio
così?
Ma... Lilith, hai cambiato colore di capelli, degli occhi; sei cresciuta di statura.
Queste sono caratteristiche dei demoni!
Mamma, non vaneggiare! Potrò farmi bionda quando vado dal parrucchiere? Poi, per
ricordartelo, ho sempre avuto gli occhi verdi e non sono più alta! Sei tu che stai
diventando esile e curva: vedi gli altri più grandi di quel che sono.
Guarda! Qui, sul petto, limpronta della mano del diavolo! Il segno che volevi
rubarmi lanima!
Mi dispiace mamma: sono stata troppo energica, ma dovevo spingerti lontano dalla
finestra. Dicevi che volevi farla finita: per un attimo ho temuto che stessi facendo sul
serio!
Adesso, calmati e sdraiati sul letto. Prova a dormire, sono vicino a te.
Ci proverò Lilith. Guarda, ci siamo scordate di spegnere la luce.
Non ti preoccupare, mamma. Non muoverti.
Lilith allungò la mano per raggiungere linterruttore lontano. Quella mano diventò
grande, il braccio si allungò, si allungò, si stese attraverso le coperte, attraverso il
grande tappeto, smisuratamente, occupò tutta la stanza e alla fine le dita gigantesche
raggiunsero la porta. Con uno scatto finale, spensero la luce.
Wolfango Horn |