Si svegliò
in un buio impenetrabile, incapace di capire dove fosse.
Si svegliò madido di terrore.
La sua pelle era accapponata, raggrinzita da una paura feroce provocata da un suono
proveniente da ogni dove. Un suono metallico, gelido, gualcito.
Aveva il fiatone, tremava di freddo, di bianco terrore.
Sveglio, in un mondo buio, braccato da quel suono che era alle sue spalle, sotto di lui,
che cadeva dallalto.
Il suo cuore aveva preso a pulsare seguendo le pause adrenaliniche della voce inattesa che
graffiava quella notte sepolcrale.
Il suono, sempre più acuto, cosera? Dovera?
Scattò, senza riflettere, seduto sul letto e il movimento brusco servì da catalizzatore:
la sua memoria, ora cedevole come una patina di ghiaccio, gli ricordò che era nella
camera di sua sorella.
Balzò in piedi ed allungò la mano verso linterruttore, pregando di fare centro al
primo tentativo.
Clik!
Si liberò la luce e la cacofonia, affilata come gli artigli di un gatto, scemò fin quasi
a scomparire.
Sospirò. Cercò di calmarsi, di ritrovare una briciola di contegno: aveva avuto paura del
buio come un bambino. Vergogna!
Si guardò intorno: proveniva dallarmadio.
Se avesse letto i libri di Emy sarebbe scappato a gambe levate, ma la sua indole,
insopportabilmente razionale, non aveva familiarità con orrori come quello di
Babau.
Ne era del tutto allo scuro.
Aprì larmadio: una gruccia scricchiolava dalla sbarra appendiabiti.
Rincuorato, spense la luce e tornò a dormire.
Si spalancarono due occhi neri come loscurità che avvolgeva la stanza ed una mano
oblunga, con lunghi artigli dacciaio, si mosse da sotto il letto verso il collo del
ragazzo.
Trovò la carne calda e pulsante.
Un potente strattone.
Ci fu un gridò gorgogliante, poi solo silenzio.
Entrò di corsa una donna: scoprì una scia di sangue che dalle coperte scompariva dentro
larmadio.