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ARANCETI DORATI

 

a solitaria bellezza di Aranceto Maggiore si estendeva placida sulla scogliera bianca e scoscesa che delimitava il susseguirsi delle maree. Quel mare verde-azzurro trapunto di spuma d’argento si infrangeva sulle sue spiagge acciottolate ed erose, lasciando ampie scie di coltre marina popolata di alghe, molluschi e frammenti di conchiglie che si annidavano tremanti tra i ciottoli marini a ridosso della scogliera; e da lassù, la poderosa rocca di Aranceto Maggiore dominava lo scabro paesaggio con la sua mole bianca e possente a sfida dei secoli e dei venti che la tormentavano.
Aranceto Maggiore si trovava a metà strada tra Cuma e Pian della Vigna, nell’antica contrada del Cervo Bianco in una zona ancora dedita per lo più alla pesca e all’agricoltura, lontana dalla realtà più turistica delle zone circostanti. Il villaggio di pietra estendeva le sue parche propaggini medievali dalla scogliera fin sul Cassero del castello ed era circondato da fitti boschi di cerri e arbusti mediterranei. L’antico castello era una fortezza di epoca normanna costruita forse sui resti di un antico tempio dedicato ad Apollo e Afrodite; era stato rimaneggiato e deliziosamente affrescato nel ‘400 ma le intemperie, l’andar dei secoli e i danni subiti nell’ultima guerra avevano lasciato profondi solchi sulle sue mura millenarie. E nonostante tutto continuava imperterrito a sfidare i secoli, solitario, altero e maestoso...
Giunsi ad Aranceto Maggiore in una tiepida giornata di novembre su segnalazione di un mio fervente lettore che mi aveva raccontato una leggenda nota nel suo paese; da diversi mesi mi occupavo infatti dell’angolo del mistero nella rivista fiorentina alla quale lavoravo ma solo una volta mi era capitato di vedere con i miei occhi quelle misteriose creature che popolano il nostro immaginario; ma in quell’occasione non avevo fatto menzione della mia esperienza preferendo inventare una storia di sana pianta. L’immagine di Pia dei Tolomei era ancora troppo viva nella mia mente per non farmi confondere dalla rarefatta atmosfera del luogo nonostante sapessi che ogni castello che si rispetti ha il suo melanconico fantasma.
Infatti la leggenda di Aranceto Maggiore non aveva nulla di nuovo su quel fronte, si trattava della classica storia d’amore tra due giovani sfortunati la cui unica scelta per stare insieme era stata la morte. Rimasi comunque affascinata da quel piccolo borgo solitario che si estendeva in mezzo a quel territorio scabro e selvaggio a ridosso del mare. Decisi che avrei scattato qualche foto ai vicoli deserti, al castello e alla scogliera e avrei fatto uso della triste leggenda di Cosimo e Eleonora - così si chiamavano i due sfortunati amanti - come sfondo per il mio servizio. Giunta ad Aranceto sostai in un piccolo bar, l’unico aperto, in un’amena piazzetta dominata da una bella fontana come facevo di solito perché era il modo migliore per conoscere qualcuno disponibile a raccontarmi qualcosa sul folklore locale. Avevo appena sorseggiato un ottimo caffè quando si avvicinò un bel ragazzo che mi riconobbe immediatamente perché - così disse - aveva visto la mia foto sulla rivista a cui collaboravo.
- Tu devi esssere Maddalena Corsi, quella che va a caccia di fantasmi? - esordì.
- Ebbene sì sono io - risposi - ma non dirlo a nessuno perché sono qui in missione segreta -
- Devo confidarti che sono io il misterioso lettore che ti ha segnalato questo sito. Ma se sapevo che dal vivo eri così carina avrei anche finto di essere il fantasma! -
Capii che voleva adescarmi e stetti al gioco - Non lo avrai fatto per caso per fare un po’ di pubblicità a questo paesino? -
- Penso sia il motivo principale del tuo lavoro e poi che male c'è cercare di attirare un po’ di gente in questo buco di paese dove non passa più un turista neanche per sbaglio -
- Io lo trovo molto bello e caratteristico - aggiunsi
- Seee, prova a abitarci 365 giorni all’anno! Gli ultimi forestieri che abbiamo visto qui sono stati gli americani quando sono sbarcati nel’43! -
Risi alla battuta che forse tanto battuta non era e il ragazzo si unì a me.
- Io comunque mi chiamo Denis - disse poi porgendomi la mano
- E tu puoi chiamarmi Maddy - risposi - allora sei stato davvero tu a mandarmi la segnalazione?
- Sì, ma scherzavo prima quando parlavo dei turisti; esiste veramente una coppia di fantasmi qui ad Aranceto -
- E terrorizzano gli abitanti con lenzuola e sferragliare di catene? - ipotizzai ironica
- No, però c’è chi giura di aver visto i due amanti e di esserne rimasto sconvolto! - disse Denis abbassando il tono di voce.
- Secondo me si tratta di una messa in scena per attirare un po’ di turismo -
- Non ci credi eh! - disse Denis sorpreso
- Sono pronta a qualsiasi bufala in questi casi; ne ho viste tante sai, e sono diventata un po’ scettica riguardo a queste storie -
- Ti giuro che sono vere e - aggiunse Denis. - Vieni con me ad ammirare le mura del castello, intanto ti racconterò la storia di Eleonora e Cosimo -
Decisi di seguirlo. Uscimmo dall’abitato tramite l’antico voltone di pietra rossa e ci inerpicammo su per un sentiero tortuoso, irto di sassi e di erbacce; insieme alle erbe infestanti crescevano anche bellissimi fiori selvatici gialli e viola di cui non conoscevo il nome che formavano grandi chiazze allegre con le loro tonalità vivaci.
Denis intanto mi stava narrando la storia dei due sfortunati amanti.
- Eleonora aveva 15 anni ed era la fanciulla più bella del suo tempo. Giunse ad Aranceto nella primavera del 1505 dalla natia Spagna per andare in sposa al nobile del luogo che non aveva mai visto. Rimase entusiasta del piccolo villaggio di pescatori ma non dal futuro marito che aveva 20 anni più di lei ed era storpio e depravato. -
- E scommetto che lei si innamorò del cognato che era giovane e bello - lo interruppi - sai, mi ricorda vagamente la storia di Paolo e Francesca! -
- E chi sarebbero? - chiese Denis perplesso
- I due sfortunati amanti di Rimini citati anche da Dante. “Amor c’ha nullo amato, amor perdona”... e poi “galeotto fu il libro e chi lo scrisse”... -
- No, no non c’entra niente, Il giovane di cui si innamorò ricambiata la bella Eleonora era un povero pescatore, tale Cosimo di Gianni, un giovane ardito e coraggioso che osò sfidare il Duca di Aranceto per amore della sua bella! -
- Sì, sì certo! -
- No, ascolta tutta la storia - Denis mi prese per le spalle e mi fece voltare verso le mura.
Eravamo sotto il voltone che dava accesso al cortile interno del castello. Non mi ero quasi accorta che eravamo arrivati; Sull’altura che dominava il paese e su cui sorgeva il castello tirava un forte vento che ci portava l’odore salmastro del mare infuriato.
Nubi cupe turbinavano sopra le nostre teste e l’odore penetrante del mare e degli agrumi ci avvolgeva come una coltre.
Dinanzi a noi le antiche mura a ridosso della scogliera ci sovrastavano con le loro torri millenarie che sfidavano costantemente i secoli e le intemperie. Tutto aveva un’aria così irreale e rarefatto che mi sembrava di trovarmi anni luce dalla civiltà, in un luogo isolato noto solo a noi due. Mi volsi verso Denis che mi osservava cupamente.
Notai solo in quel momento i suoi scuri occhi tormentati, i selvaggi capelli neri, i lineamenti fieri e mediterranei; non mi ero accorta fino a quel momento di quanto fosse bello, di quanto fossero seducenti quelle labbra contratte in una linea rigida e profondi quegli occhi misteriosi color della notte. Ma non ero certo giunta fin lì per lasciarmi incantare e sedurre, aveva un lavoro da portare a termine così tornai a voltarmi verso il castello, ignorando il dolce languore che mi scorreva nelle membra.
- Continua la tua storia - dissi, ma la mia voce mi giunse lontana come portata via dal vento sferzante.
- Eleonora e Cosimo si videro e si innamorarono immediatamente - proseguì Denis - Lei era una creatura bellissima con lunghi capelli corvini e la pelle di alabastro e Cosimo capì di non poter più vivere senza di lei. Dal canto suo Eleonora, costretta a un matrimonio forzato capì che accanto a lui avrebbe trovato la felicità e così essi progettarono insieme una fuga per mare.
Eleonora avrebbe somministrato al marito un decotto contenente un potente sonnifero e poi avrebbe acceso un lume sul balcone quando il marito si fosse addormentato. A quel punto Cosimo avrebbe attraccato la barca alla spiaggetta del castello e lei lo avrebbe raggiunto! -
- Immagino che qualcosa andò storto! - ipotizzai
- Infatti! Mentre i due amanti si allontanavano dal castello si alzò la burrasca; la fragile barca si schiantò contro la scogliera e venne trovata la mattina seguente. I corpi invece non furono mai trovati e giacciono da qualche parte sul fondo del mare dove possono amarsi per l’eternità! -
- Che storia dolce e triste! - commentai - ma come ne ho già sentite a centinaia! -
- Ascolta! - disse Denis - quella notte era il 18 novembre 1506; sono trascorsi 500 anni esatti a questa parte! -
- E tu pensi che questa notte i due amanti tornino a reclamare la loro vendetta! -
Denis non si prese la briga di rispondermi ma mi sospinse verso il castello.
- Non vorrai portarmi a visitare il maniero! Non credo sia una buona idea entrare! - obbiettai.
- Non c’è nessun pericolo, conosco questo posto come le mie tasche! - disse Denis avviandosi verso una porticina - da ragazzini venivamo qui a giocare e quando eravamo più grandicelli ci portavamo le ragazze. Abbiamo rotto noi il chiavistello per poter entrare! Non devi avere nessuna paura! -
Io invece avevo paura, non tanto del luogo e del racconto quanto della crescente consapevolezza di trovarmi in un posto isolato con un perfetto sconosciuto, ma la mia curiosità vinse sui timori e seguii Denis dentro le mura.
Al suo interno il castello era spoglio e in rovina; trine di ragnatele pendevano dalle vecchie arcate corrose dal tempo e il sibilo del vento si insinuava fra le travi marcite. Tralci di rampicanti si inerpicavano lungo le mura spoglie. Attraversammo il corridoio principale e giungemmo su una terrazza che si affacciava sulla scogliera dove c’era una piccola rimessa di barche. Era in quel punto che i due amanti si erano incontrati una notte di 500 anni fa ed erano andati insieme verso un triste destino. Notai che vi erano ormeggiate un paio di barche e chiesi il perché.
- Il porticciolo è ancora utilizzato dai pescatori perchè queste acque pullulano di un particolare tipo di molluschi! - Lo seguii giù per i gradini sconnessi fin sulla piccola spiaggetta.
Il tramonto tingeva d’oro rosso l’acqua calma; il vento era improvvisamente cessato e una linea color pesca separava il mare dalla volta del cielo che si era tinta di uno straordinario arancione, attraversata da strisce viola e malva. Uno stormo di uccelli passò sopra le nostre teste.
Era il luogo più bello del mondo e io non mi rendevo più conto di niente, neanche della mano di Denis che teneva saldamente la mia. Poi, quando sopraggiunse la notte vellutata, come sospinsi da una forza inarrestabile ci sdraiammo dentro una delle barche, sotto una tela cerata che ci proteggeva dal freddo notturno e facemmo l’amore con lentezza, come se avessimo tutto il tempo del mondo. Mentre l’acqua ci cullava dolcemente raggiungemmo le più alte vette dell’estasi mentre i nostri corpi si univano nell’attimo eterno della passione.
Fu il primo raggio opalescente dell’alba a svegliarmi; mi stiracchiai come un gatto accanto al corpo caldo di Denis, rammentando gli avvenimenti della notte. Avvertivo una strana sensazione come di essere osservata; mi alzai e mi gettai sulle spalle la giacca per ripararmi dal freddo mattutino... e li vidi! I due giovani amanti che, a bordo di una barchetta si avvicinavano a un mercantile diretto nelle Americhe e fuggivano via... vidi i lunghi capelli neri e la veste candida di Eleonora e il cipiglio fiero di Cosimo che le accarezzava dolcemente la schiena mentre osservavano la loro “terra” farsi sempre più piccola all’orizzonte... e la barchetta che andava a schiantarsi sulla scogliera, dove era stata trovata.
Ma Cosimo e Eleonora erano già lontani ormai, consapevoli di lasciarsi tutto alle spalle e di poter ricominciare una nuova vita al di là dell’oceano, dove nessuno li avrebbe raggiunti.
Rimasi a lungo ad osservare la distesa argentea del mare.

Rossella Bucci