LE LETTERE DELL'ATTESA

 

i sto aspettando da due giorni, giorni che mi sono sembrati secoli. Te ne sei andato. Mi hai lasciato. Hai detto che non saresti più tornato. Ho pensato: che potevo fare per trattenerti, per tenerti con me?
E ora sono qui davanti alla Tv a cercare di far passare il tempo, questo maledetto tempo che non passa mai. E sono solo due giorni...

 

Sono già trascorsi sei giorni, una settimana quasi. E io cerco di star meglio, anche se a volte mi prende l’ansia. Passerà, mi dico, ma non serve. Ora se esco è meglio.

 

I giorni sono passati, tu però sei rimasto in cima ai miei pensieri. Vivo nel ricordo di quello che c’è stato tra noi, dei tuoi baci, delle tue carezze, della nostra passione. Il tuo odore, non riesco a scordarlo. A volte prendo qualcosa di tuo, un maglione o una camicia, e me lo strofino sul viso e mi inebrio di ciò che è rimasto del profumo della tua pelle. So che non posso andare avanti così, ma spesso, quasi sempre, capisco che non voglio altro, che voglio continuare in questo modo per il resto dei miei giorni.

 

Mi manchi ogni istante di più. E mi rendo conto che non posso più resistere, devo vederti. Sarà dura, però devo farlo. Altrimenti divento pazza.

 

Sono uscita a fare la spesa. Ti ho comprato lo yogurt alla frutta, il tuo preferito. E ti ho preso la birra. Stasera pensavo di ordinare un paio di pizze, una ai peperoni come piace a te. Potrei affittare un bel film, magari una bella commedia, per farci quattro risate.

 

Oggi la pasta era buona, vero? Cotta al punto giusto, il sugo era delizioso. Devo ricordarmi di acquistare il Nero d’Avola per la carne di stasera. So che lo adori.

 

Stavo pensando che devo trovare una soluzione, ogni giorno devo scendere giù per farti leggere le mie lettere, forse potrei spostarti.

 

Adesso starai bene, e anch’io. La nostra camera del resto è il posto ideale per te. Sul nostro letto, che sono sicura, ti farà rammentare le nostre meravigliose notti. Perdonami per averti lasciato in cantina per tutto questo tempo, dovevo essere impazzita, mi preoccupavo dei vicini, degli amici, di chi venendomi a trovare avrebbe potuto avere da ridire, ma ormai me ne infischio. Il tuo posto è qui, a casa con me. Non ti scriverò più, finalmente posso parlare direttamente con te.

Franca Marsala