IL TELEVISORE - SYMPHATY FOR THE VIOLENCE
Maria sta aumentando il passo. Sicuramente si è pentita di aver imboccato quella stradina buia. Sente che qualcuno la sta seguendo, ma ha paura di voltarsi. Maria inizia a correre senza rendersene conto, ma la sua fuga dura poco. Raggiunta dall'uomo, Maria grida, ma il suo grido si perde nell'aria. Poi l'uomo le tappa la bocca e inizia a strapparle i vestiti. Maria cerca di divincolarsi ma il suo aggressore è forte. Viene violentata e poi picchiata. Il suo bel viso, sfigurato dai pugni dell'uomo, è una maschera sanguinolenta.
Maria, dopotutto, era stata risparmiata. Non altrettanto il dottor Borghi, nè il ragionier Masetti, nè il vicino di casa rompiscatole, nè il ragazzo scorbutico del negozio di dischi. Ormai Marco era totalmente ammaliato dal potere del suo televisore, misterioso quanto efficace vendicatore di tutti i torti che Marco subiva, per quanto futili potessero essere. Inoltre, più il flusso emotivo di Marco era negativo, più cruente erano le modalità di omicidio. E più potente diventava il televisore. Sopraffatto dal desiderio di rivalsa sul mondo, eccitato morbosamente dall'onda di adrenalina che gli procurava la visione di violenze di ogni tipo, Marco era arrivato al punto di scegliere a caso le vittime da dare in pasto al televisore. Per esempio, gli bastava sfogliare l'elenco telefonico e decidere che Cleto Didino era davvero un nome del caz*o, un uomo tranquillamente sacrificabile alla tivù. Oppure navigava in internet, sui siti per cuori solitari: scorreva i profili degli utenti in cerca di anima gemella ed eleggeva il più sfigato come prossima vittima. Pian piano non ebbe nemmeno più bisogno di ricorrere a simili espedienti, il solo pensare di voler vedere qualcuno morire era sufficiente per far sì che il televisore scegliesse a caso qualche poveraccio.
Il fondo dell'Oceano viene scosso con una forza inaudita. Poi l'inquadratura cambia e mostra la superficie marina. Sembra quasi la scena di uno quei film apocalittici prodotti ad Hollywood. Si sta formando un'onda gigantesca, che avanza rapidamente verso la costa del Giappone. Ripresa da diverse angolazioni, l'onda continua la corsa, ingrandendosi sempre di più. Da dieci metri di altezza è passata almeno a trenta e pare si gonfi ancora. E' uno tsunami, probabilmente il più catastrofico mai creatosi da qualche millennio a oggi. Si giunge al culmine: l'onda si abbatte senza pietà sulla costa, distruggendo qualsiasi cosa incontri sulla sua strada.
Seduto sulla poltrona di casa sua, Marco si sentiva solo. Vuoto e
disperatamente solo. Nei tre anni passati con il televisore, si era alienato in maniera
graduale ma inesorabile dalla società: i suoi genitori erano morti da tempo; non aveva
più amici, non aveva una donna nè un figlio; non aveva nemmeno uno stupido cane che gli
facesse le feste ogni volta che rincasava. Aveva solo quella scatola assassina. Pianse
mentre sfogliava per l'ennesima volta i referti degli esami clinici. Cancro al pancreas,
di quelli che non perdonano. I medici erano stati chiari, era troppo tardi per intervenire
chirurgicamente e la chemioterapia sarebbe servita a ben poco. Marco scattò in piedi
urlando e strappò i referti, testimoni della sua condanna a morte. Poi rivolse lo sguardo
alla tivù, che si era accesa da sola all'improvviso. Nell'immagine sullo schermo, Marco
riconobbe se stesso, ripreso di spalle mentre guardava il televisore. Iniziò a
ridacchiare, trovando grottescamente divertente la situazione. Ma se proprio doveva
morire, sarebbe morto seguendo le sue regole. La tivù, captati i pensieri del suo
proprietario, si spense. Marco andò in cucina e tirò fuori dal frigo due confezioni da
sei di birra Moretti, la sua preferita. Portò le birre in salotto e, come d'abitudine,
sprofondò sulla poltrona. Ricordò come un anno e mezzo prima, quando si ruppe il motore
della sua Kawasaki, si fosse infuriato con tutti i maledetti giapponesi, provocando un
disastro naturale che quasi aveva spazzato via l'intero Giappone dalla faccia del pianeta. |
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