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LISA ANSELMI

 

ammento la prima volta che la vidi, stavo passeggiando per il parco. Lei veniva dal lato opposto al mio, i nostri occhi si incontrarono per un breve istante e per me fu subito amore. Lei arrossì un po’, abbassò lo sguardo e proseguì per la sua strada. Le campane della chiesa situata poco distante, batterono i rintocchi della mezzanotte. La ragazza era rimasta impressa nella mia mente come una fotografia. Aveva gli occhi più azzurri del cielo e i capelli biondi e finissimi come la seta. Camminava a testa alta e con portamento regale, sembrava una regina... ma forse lo era. Dopo aver fatto un due, trecento passi mi voltai deciso a fermarla, dovevo conoscerla assolutamente. Quando da un vicolo sbucano tre balordi ubriachi che subito le si avvicinano. Iniziano a gesticolare e a dire parole ingiuriose, le si mettono davanti e le impediscono di proseguire. Lei si volta incontra il mio sguardo, ed i suoi occhi mi chiedono aiuto. Subito mi avvicino e dico ai tre uomini di lasciarla in pace. Il tono perentorio della mia voce li intimidisce un po’, ma è solo per un attimo. Uno di loro tira fuori un coltello dalla tasca, me lo avvicina al volto e mi dice:
- E’ meglio che te ne vai ragazzo. - Con una velocità che fa rimanere i tre uomini a bocca aperta gli afferro il polso e con una lieve torsione della mano glielo spezzo. L’uomo cade in ginocchio davanti a me, mi supplica di lasciarlo giurando che non voleva fare niente di male alla ragazza. Io gli lascio il polso, l’uomo si rialza e scappa via seguito subito dagli altri due. La signorina si avvicina e mi ringrazia.
- Vi ringrazio tantissimo signore, senza di lei sarei stata perduta.
- Ma si figuri - risposi - ho fatto solo il mio dovere. Lo sa che non è conveniente per una ragazza andare a passeggio in un’ora così tarda?
- Sì lo so, ma mi trovavo a casa di una mia amica e quando noi donne ci mettiamo a parlare non la finiamo più. Ad un certo punto mi sono resa conto che era tardissimo, l’ho salutata in fretta, e in fretta sono andata via. - Parlò veloce e in un modo un po’ infantile che mi fece sorridere. Lei se ne accorse e rise a sua volta. Le proposi di accompagnarla a casa per evitarle altri fastidi. Acconsentì e mi ringraziò nuovamente. L’accompagnai a casa e le chiesi se potevamo incontrarci l’indomani alla stessa ora. - Possiamo vederci domani alle dieci di mattina. - rispose lei. - No la mattina non posso, ho una strana malattia e posso uscire di casa solo la notte.
- Lei malato? Da quello che ho visto poco fa non si direbbe.
- E’ solo che i miei occhi sono così sensibili che non sopportano la luce del sole.
- Oh, va bene allora ci vediamo qui domani a mezzanotte. - Sorrise, era proprio incantevole.
- E’ così romantico, buonanotte signor...
- Conte Andrè Vlad per servirla. - Feci un breve inchino, le presi la mano e gliela baciai.
- Galante, io mi chiamo Lisa Anselmi, a domani conte. - Mi sorrise nuovamente.
- A domani signorina Lisa. -
Subito dopo aprì un cancello, entrò e lo richiuse, attraversò un viale e sparì.
Ritornai sui miei passi, deciso a ritrovare i tre uomini. Dopo un po’ li ritrovai... e non videro più l’alba del domani. Li feci a pezzi e mi dissetai con il loro sangue. In seguito ritornai nella mia abitazione, scesi le scale che portavano nel sottosuolo e mi distesi nella mia bara. Ero felice perché da più di cento anni non provavo un’emozione simile, sì non c’erano dubbi ero innamorato. La rividi per molte notti ancora, il mio amore per lei cresceva sempre di più. Trascorsero sei mesi stupendi, poi lei si ammalò di un male incurabile e le restavano solo tre mesi di vita. Io stetti a vegliarla al suo capezzale tutte le notti fino alle prime luci dell’alba, dopo ritornavo nella mia abitazione perché se non lo facevo sarei morto. Pensai che potevo renderla immortale come me, facendola diventare un vampiro, ma non volevo trasformarla in un mostro come me... lei no. Non sapevo più che fare, stavo malissimo ma non glielo facevo capire. Le parlavo dei miei viaggi, le raccontavo storie amene per farla sorridere. Lei rideva come una bimba, ma ogni giorno si deperiva sempre di più, il suo volto diventava più diafano e più pallido. E poi successe, era poco prima che facesse giorno, mi guardò con affetto, io le tenevo la mano, e mi disse: - Addio amore mio, sento la vita che se ne va da me.
- No non dire così, vedrai che presto guarirai. - Mi sorrise, chiuse gli occhi e non li riaprì più, era morta. Intanto cominciava ad albeggiare, la luce entrava dalla finestra posandosi sul bel volto di Lisa. Rimasi immobile a guardarla, sapevo che dovevo andarmene al più presto possibile, prima del sorgere del sole. Ma non ce la facevo e non riuscivo a lasciare la sua mano. Presto giunse il sole che illuminò la stanza e il letto dove Lisa giaceva morta, con ancora il sorriso sulle labbra e la mano fuori dalle lenzuola, a stringere qualcosa che non c’era. Il conte Vlad poteva vivere per sempre, ma aveva preferito dissolversi alla luce del sole piuttosto che vivere per tutta l’eternità senza il suo amore.

Rosario Zingone