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FEGATO ALLA VENEZIANA

 

profondo nel sonno, nuovamente. Come al solito ben coperto, le mani appoggiate sul plesso solare, per calmarmi, per sentire il calore emanato sul mio corpo da me stesso. Praticamente un autococcola. Ed ecco i colori farsi vividi, più intensi, più profondi di quelli della realtà della veglia.
Stavolta mi trovo in una terra invasa dal fango, alberi contorti che emergono dalla mota come ossa di una frattura scomposta. Mi giro, ed immediatamente mi rendo conto che sto osservando una terra devastata dalla guerra. Così strani i sogni... cosa ci faccio qui? La mia realtà è composta solitamente da scartoffie, da un ufficio con una tremolante luce al neon. Il parcheggio al lavoro è di asfalto, non una massa fangosa. Sessantamilasettecentocinquanta, meno i gatti che ho in casa. Ecco che iniziano i pensieri senza senso che mi attraversano la scatola cranica come meteore impazzite. Ed ecco la genialata: mi guardo il corpo, esco dal mio corpo, e quello che vedo è un nano ammazzatroll. Barba e capelli arancioni, tatuaggi, un ascia in mano. E sulla collina è comparso un castello diroccato, fumante, annerito dalle fiamme. La terra trema, violentemente, il cielo si apre e delle trombe suonano, e proprio mentre mi aspetto di vedere un enorme dito proveniente dal paradiso iniziano a piovere topi. Topi. Io i topi li schifo... anche i miei gatti schifano i topi, infatti non li mangiano, me li lasciano sullo zerbino di casa. Bene, adesso mi mancano solo gli zombie. Detto fatto, ecco gli zombi. Barcollanti, putrescenti, ammassi di carne putrida che zampettano in giro. O sono conigli? No, sono proprio zombi, anche se ero quasi sicuro fossero conigli. Ah, ecco che si avvicinano, li vedo spuntare dal terreno come tanti funghi porcini, anche se alcuni sono più magri quindi assomigliano più a dei chiodini. Mai visto dei funghi così affamati. A dire il vero non ho mai visto dei funghi affamati, solitamente sono io affamato di funghi. Ok. Mi preparo. Con i soliti gemiti disarticolati si avvicinano lentamente. Bella la mia ascia, potente, inizia a fendere carne, muscoli ed ossa. Liquame di putrefazione mi schizza addosso (gli zombie dei miei sogni sono sempre molto putridi) e loro mi graffiano con unghie spezzate. Li sento addosso sono centinaia, mi premono, cercano le mie carni. Qualcosa, forse il mio capo versione zombie, mi strappa l’ascia di mano. Mi difendo con le unghie, a testate, a calci. Sento i loro denti spezzati affondarmi nella carne, sono immobilizzato, reagisco con l’ultima arma che mi rimane... a morsi.
E svegliandomi, appagato per un nuovo incubo da attribuire alla collezione, una consapevolezza si affaccia nella mia mente ancora intorpidita dal sonno: la carne degli zombie, la carne putrida, sa di fegato alla veneziana.

Alberto Della Rossa