Il Morto e la Fanciulla

Il Morto si chinò grottescamente su di lei, quasi fosse una marionetta con i fili spezzati. L’odore della decomposizione era forte e soffocante, il petto scheletrico, coperto da un’elegante quanto sporca veste cerimoniale, premette sul suo seno nudo. Il vento soffiò per un attimo e portò suoni ed ululati dal bosco sottostante. Maira rabbrividì. Osservava il suo rapitore con paura e ribrezzo. Le mani puntute, ruvide, strapparono gli ultimi brandelli di seta che ancora coprivano il suo corpo tremante. Gli occhi del mostro, o almeno quello che ne rimaneva, riuscivano ad esprimere desiderio, riuscendo ad essere forse più penetranti di quanto non lo fossero stati un tempo. L’essere si rialzò, troneggiando sopra di lei, magro, consunto. La luce delle lune, poste una accanto all’altra, penetrava attraverso i vari buchi e fessure che si trovavano sul cranio, mentre lei era vestita solo d’ombra. Non cercò nemmeno di coprirsi, e lasciò che il vento posasse su di lei qualche foglia portata dal bosco. Il Morto si liberò dell’ingombrante veste e la gettò lontano, con un gesto che risuonò come di rami spezzati.
- Io ti desidero, Maira, Sacerdotessa di Ianeiril -
La sua voce uscì roca e bassa, senza che le putride labbra si fossero mosse. Maira ebbe la terribile sensazione che le parole fuoriuscissero direttamente dalla cassa toracica, peraltro vuota e piena solamente di orribili escrescenze spugnose e setose. Comunque non rispose. Il teschio la fissò e i pochi brandelli di pelle che una volta formavano la fronte si piegarono. Il Morto si inginocchiò:
- Non avere paura. Io voglio solo amarti, nient’altro... -
Accarezzò i suoi capelli, dolcemente. Maira provò piacere, che cercò di nascondere.
- Non puoi capire che terribile destino è quello di poter attraversare i secoli senza nessuno accanto, incutendo solo terrore... -
Guardò il velo d’ombra che lo sperone roccioso su cui stavano proiettava sul bosco sottostante. Poi tornò su di lei, fissandola dritto nei suoi occhi verdi.

- Sei così bella e... viva. La vita eterna ha un prezzo ma sono disposto a privarmene per poter giacere con te, in un dolce abbraccio. -
Con un dito tracciò una linea che scendeva dalle labbra rosse di Maira fino all’ombelico, poi le allargò le gambe senza incontrare nessuna resistenza. Maira in un certo senso ne era affascinata e la paura stava velocemente lasciando il posto ad una crescente pietà. Gli insegnamenti del suo culto ordinavano la distruzione immediata di creature non-morte. Andavano distrutte affinché le loro anime potessero tornare ad essere beate e pure. Eppure Maira, ora, pensava che avrebbe potuto esserci un altro modo per salvare le anime dannate. L’avrebbe trovato e forse era già vicina. Abbracciò lo scheletro con veemenza ed affetto sorprendendolo e facendolo ritrarre. Il suo corpo caldo e morbido si scontrò con il gelo della morte e gli spigoli di un corpo in disfacimento. La sacerdotessa sussurrò con dolcezza:
- Puoi amarmi se vuoi... non mi opporrò. -
Il vento soffiò e gli alberi cantarono, una sinfonia di crepitii e fruscii salì dal bosco e circondò le due figure scure. Maira chiuse gli occhi. Il Morto la poggiò teneramente sull’erba la penetrò con il suo membro, anch’esso testimone di secoli di putrefazione. Maira chiuse gli occhi ma come aveva promesso non si oppose nè cercò di fermare il suo amante. Per il Morto furono momenti indescrivibili di cui aveva perso la memoria tantissimi eoni addietro. Amò Maira intensamente e quando lei raggiunse l’apice del piacere accadde ciò che lui aveva previsto, temuto e sperato: i fluidi portatrici di Vita di lei corrosero la sua carne marcia e intrisa di Non Morte. Cadde all’indietro, contorcendosi e gemendo, preda di invisibili fiamme che non tardarono a divorarlo, lasciando intatto solo il teschio. Secoli di Vita Oscura, bruciati in pochi attimi. Il pietoso cranio annerito sibilò:
- Gr... azie... -
E mentre le lune venivano coperte da nubi irregolari, Maira vide luccicare nelle orbite vuote due lacrime. Ella voltò lo sguardo altrove, oltre la vallata, fino all’estrema periferia del bosco, dove stava il suo villaggio dal quale era stata rapita.

Fabrizio Serra