FORMA ANTROPOMORTA
omini o
donne, lei non faceva differenze, si donava a chiunque la desiderasse. E forse per
questo motivo che mi sono innamorata di lei dal primo istante. Lho conosciuta di
notte, come si addice alle cose che solleticano maliziosamente la curiosità: la prima
volta, sul collo, mi fece male.
Non riusciva a smettere di succhiarmi la vita, ma, in qualche misterioso modo, anche lei
mi nutriva: mi proteggeva dalla morte affinché lei potesse continuare indefinitamente a
consumarmi. Mi sono ritrovata così a non poter più fare a meno delle sue attenzioni,
delle sue lusinghe, del suo morso feroce e inevitabile. Mi usava, tanto quanto io avevo
bisogno di lei per rimanere viva. Finii per trovarmi inscatolata dentro me stessa, materia
umana informe, privata di qualsiasi volontà: non mi importava che gli scarafaggi si
cibassero delle mie ferite, avevo insetti e vermi aggrovigliati tra i capelli, deponevano
uova nelle mie piaghe, nella mia carne storpiata dallabbandono. Non avevo più
braccia né gambe, ventre, seno. Solo ossa e vene. O almeno questa era limpressione
che possedevo di me stessa.
Lei arrivava, abbracciata dal buio, bastava che allungassi le braccia perché diventassi
sua, non le importava quanto deformata fossi, il resto del mondo poteva anche marcire,
poiché non esisteva nientaltro che non fossero i suoi denti dentro di me. Niente
dolore, nessuna paura, poi: sprofondavo in uno stato apallico, dopo le sue visite
notturne, e cercavo di restare avvinghiata al ricordo delle sue zanne gelate che cercavano
il mio sangue. Ma ugualmente non trovavo pace. Provai, durante un breve momento di
lucidità, a rifiutarla, a combatterla. Ma esplosero quasi subito ombre mostruose sui
muri, voci sconosciute mi squarciarono il cranio, vidi cadaveri accanto al mio letto, in
piedi a guardarmi mentre ridevo di pazzia, strappandomi la pelle dalla faccia. Fui
costretta a pregarla di prendermi di nuovo per sé, dato che non sarei sopravvissuta senza
di lei.
Laltro giorno pensavo: E una vampira.
E proprio come una vampira con affilati denti dacciaio, ancora adesso non
riesce a smettere di spillarmi la vita, ed io non posso a farne a meno, se non voglio
morire.
Che bastarda.
La droga è una vampira bastarda.
David Riva |