LEGGENDE
(Racconto per il concorso "300 Parole Per Un Incubo",
2006 - edizione 5)
rent non
si era sbagliato. All'imbocco del vicoletto, un ragazzo era in preda al delirio,
certamente dovuto ai morsi letali di uno zombi. Il ragazzo, chissà come, era riuscito a
sfuggire a quei putridi cadaveri ambulanti, ma di lì a poco sarebbe diventato un morto
vivente anch'egli. Un solo morso era sufficiente per spacciare un essere umano. Un
essere umano. Trent non ne aveva visti per diversi giorni, nonostante avesse vagato
per tre città diverse; sembrava che gli zombi avessero avuto il totale sopravvento.
Circospetto, si avvicinò al giovane. Sì, era stato contagiato, ma c'era ancora un po' di
tempo, Trent doveva fare in fretta. Nonostante fosse molto debole a causa della
malnutrizione, si caricò il ragazzo sulle spalle facendo appello alle energie residue.
Avrebbe potuto fare quello che doveva anche lì, ma c'era il rischio che quei mostri
affamati spuntassero nel momento meno opportuno. Con fatica, portò il suo fardello nel
nascondiglio che aveva approntato il giorno precedente quando era arrivato in quella
città. Per la strada aveva anche evitato uno sparuto gruppetto di zombi. Zombi.
Al diavolo, pensò. Trent adagiò il ragazzo, ancora delirante, a terra. Aveva sempre
creduto che i morti viventi fossero una stupida leggenda popolare. Non lo erano affatto.
Perlomeno, non più di quanto lo fossero i vampiri. Trent sorrise amaramente, chiedendosi
quanti altri vampiri come lui stessero morendo per la mancanza di sangue umano. Fissò il
ragazzo quasi fosse una preziosa reliquia. Un essere umano. Cibo, finalmente,
sibilò sottovoce, mentre un filo di bava colava dai suoi lunghi canini affilati.
Gabriele Lattanzio |