Viscidi tentacoli retrattili

Racconto per il concorso "300 Parole Per Un Incubo", 2006 - edizione 5

Fuori piove.
Mi sveglio, pigramente scendo dal letto, sento un grumo viscido sotto il mio piede, schifato fisso il pavimento cercando di scorgere nell’oscurit√† l’oggetto appena calpestato.
Lungo il breve tragitto verso l’interruttore calpesto altri strani grumi schifosi, lo premo, la luce non si accende, colpa del temporale.
Spaventato resto immobile, sento solo il rumore della pioggia, eppure ho il presentimento di non essere solo. Sento qualche cosa di vischioso che percorre le mie caviglie, sobbalzo, lancio un urlo. Altri esseri seguono il primo, in preda al panico mi dirigo verso la finestra ed alzo la tapparella. La pallida luce grigia di una giornata di pioggia illumina il locale e a terra finalmente vedo... lumache.
L’intero pavimento √® cosparso da centinaia di lumache che dietro si lasciano una scia vischiosa argentata.

Abbasso lo sguardo verso le mie gambe, le lumache hanno raggiunto le ginocchia, disgustato comincio a staccarle, ma con loro si stacca anche la pelle, √® un dolore atroce, il sangue che mi cola dalle gambe si mescola con la bava argentata formando uno strato melmoso rossastro. Provo a fuggire verso la porta ma il dolore m’impedisce di muovermi.
Cado a terra, come avvoltoi i molluschi m’assalgono e in poco tempo il mio corpo si riempie, mi dimeno e disperatamente cerco di togliermele di dosso, ma con loro si staccano pezzi di pelle.
Mi ritrovo in una pozza di bava e sangue, una lumaca si attacca sulle mie labbra, vedo i suoi viscidi tentacoli retrattili che succhiano il mio sangue, urlo, altri esseri mi entrano in bocca.
Mastico sperando di ucciderle, sento il sapore delle loro budella sulla mia lingua, vomito.
Altri molluschi si posano sulla mia lingua, riempiono la mia bocca di bava viscida e succhiano il mio sangue fino al mio ultimo disperato respiro.

Jonathan Della Giacoma